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Dare un senso alla nostra esistenza. La morte di Dio

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Guido Brunetti

Dare un senso alla nostra esistenza. La morte di Dio

 

Lo scopo del nostro lavoro è quello di analizzare e approfondire uno spettro affascinante di questioni e prospettive per comprendere quell'universo che "avvolge ogni essere che contiene un universo".

 

Uno degli obiettivi della nostra vita è quello di curare lo sviluppo della propria personalità, delle proprie qualità umane, intellettuali e spirituali. E' l'avvio verso la ricerca del senso della vita. Che può essre amare e dare, conoscenza, comportamento morale, scoperta del grande mistero del proprio Io, ricerca spirituale, vivere in armonia con se stessi e gli altri, partecipazione all'evoluzione della specie e risvegliare la scintilla divina che è presente in ciascun essere umano.

 

Socrate sostiene che il senso dell'esistenza è riconoscere che l'essenza della natura

umana sta nella sua psyché, ossia nella sua anima, e quindi in ciò che permette all'uomo di diventare "buono" o "cattivo". Egli deve occuparsi soprattutto della sua anima in modo che essa diventi " migliore il più possibile". 

 

Si tratta di uscire dalla caverna, liberandoci- come afferma Platone- dalla prigionia determinata dai bisogni istintuali.

Così inizia- scrive Vito Mancuso nel suo nuovo saggio "A proposito del senso della vita" (Garzanti, 2021) la nostra esistenza, "la vita fuori dalla caverna

dell'ignoranza e del conformismo".

Il pensiero di Platone si rivela fondamentale quando si discute sul senso della vita, del vero, del bello e del bene.

 

In realtà, lo statuto metafisico della condizione umana si basa sui principi del bene e del male, principi che sono in continuo conflitto tra loro. Essi corrispondono alle due pulsioni originarie teorizzate da Freud: pulsione di vita (eros) e pulsione di morte (Thanatos). Una conferma ci proviene dalla ricerca delle neuroscienze, le quali mostrano che il cervello umano è una combinazione di bene e male, egoismo e altruismo, miseria e nobiltà, violenza e malvagità, odio, invidia e amore.

 

Fin dall'antichità, l'uomo ha cercato di comprendere il significato e il senso della vita. E' un tema ricorrente in filosofia, letteratura, poesia e arte. Per la filosofia greca, il senso della vita consiste nel curare l'anima. Il pensiero moderno e contemporaneo, d'accordo con le neuroscienze, identificano l'esistenza come progettazione e realizzazione della propria individualità e aspirazione alla perfezione.

 

 Ha un senso porre la domanda su qual è il senso della vita? L'uomo che considera la propria vita e quella degli altri priva di senso- dichiara Albert Einstein-  "non è semplicemente sventurato, ma quasi inidoneo alla vita".

Invero, pochi riflettono sul senso della vita. La nostra civiltà, per Mancuso, "rimuove" le domande esistenziali. E' infatti in corso un forte processo di regressione che mira a mettere in crisi l' Homo sapiens e a farci retrocedere all'Homo faber et consumens, attraverso lo "spegnimento" della coscienza.

 

Cresce così il malessere personale e sociale, quella condizione psichica che i filosofi denominano da più di due secoli "morte di Dio", in quanto non più capace di  generare senso e progettualità.

Il primo a parlare di morte di Dio è stato lo scrittore tedesco J.P.F. Richter in un romanzo del 1796. L'espressione non mira certamente a promuovere l'ateismo, ma a far comprendere "quanto fosse terribile la negazione dell'esistenza di Dio". Anche Hegel dichiara che "la religione dei tempi moderni" si basa su questo sentimento:" Dio stesso è morto". Da parte sua, Nietzsche mostra nel libro "La gaia scienza" (1882) le angoscianti conseguenze della morte di Dio: "Siamo stati noi ad ucciderlo: voi ed io! Siamo noi tutti i suoi assassini!". Alla fine, Nietzsche non può fare a meno di invocare Dio: "Cerco Dio! Cerco Dio!".

 

Al pensiero di Nietzsche sulla morte di Dio, Heidegger dedica un saggio nel quale si legge: "Il mondo sovrasensibile dei fini e delle norme non suscita  e non regge più la vita. Quel mondo ha perso da sé solo la vita: è morto. Questo è il senso metafisico dell'affermazione "Dio è morto".

Notevole al riguardo le riflessioni di Dostoevskij. Se Dio non esistesse- afferma il grande scrittore e psicologo- tutto sarebbe permesso, anche le più enormi atrocità. Senza Dio, l'uomo è abbandonato, poiché non trova in sé né fuori di sé possibilità esistenziali.

 

La modernità ha pensato di sostituire Dio con la scienza e  l'illuminismo, perseguendo l'obiettivo di togliere all'uomo la paura e di renderlo padrone. "Ma la terra- scrivono Horkheimer e Adorno- interamente illuminata splende all'insegna di trionfale sventura".

 

Oggi, la crisi del soggetto, della società e del mondo è da tutti percepita. E' un'esitenza legata al mistero della vita, al mysterium fascinans e al mysterium tremendum, ossia a una relazione che affascina e attrae, ma che genera anche paura e timore. Si parla, al riguardo, di "postumanesimo", poiché la natura umana sembra "minacciata" da più parti.

 

Noi pensiamo che la morte di Dio sia in sostanza la fine delle illusioni, il crollo dei valori, dei principi e delle certezze filosofiche e teologiche. Emerge un mondo incerto e irrequieto, dominato dal dubbio e dal caos, senza punti di riferimento.

Di qui, il nichilismo che sta ad indicare sia la morte di Dio che i falsi valori della civiltà occidentale con l'esigenza di creare la figura del "superuomo", un essere in grado di accettare la vita nella sua caoticità e di imporre la propria volontà di potenza.

 

Sono tutte questioni cui si potrà rispondere, come concorda il filosofo argentino J.J.Sanguineti- soltanto con il sostegno delle filosofia, delle neuroscienze, dell'antropologia e dell'etica. Discipline che hanno lo scopo di approfondire l'essenziale dell'essere umano nel suo rapporto con il mondo e le altre persone, e che contengono "verità irrinunciabili", ovvero "primi principi" sulla nostra esistenza, sull'esistenza del mondo diverso da noi, sulla nostra capacità di conoscere il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, sul senso della vita e sui progetti esistenziali.

Per comprendere le grandi questioni che scandiscono la vita umana, il punto di riferimento è il pensiero antico, a partire da Socrate e Platone. Abbiamo già parlato di Socrate. Ci riferiamo a Platone, il padre della filosofia occidentale e l'inventore dell'anima, una sostanza spirituale indipendente dal corpo e immortale (dualismo ontologico) quando si discute  sul senso della vita, del vero, del bello e del bene. Socrate e Platone ci costringono a riflettere sulle cose esistenti, sulla realtà, il mondo, l'anima, la virtù, la felicità.

 

                                                           

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