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La vela

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LA VELA
Ispirato da un dipinto dell’artista colombiana Leonora Velasquez Di Domenico

Tanti e tanti anni fa, da perdersi nella storia antica, l’uomo pensò di sfruttare il vento. A distanza di millenni sentiamo parlare di energia eco compatibile ed al primo posto dovremmo mettere, senza dubbio, quella prodotta dal vento. Forse, anzi quasi certamente, la vela fu una invenzione dovuta ad un caso fortuito. Un grande passo nella storia del progresso umano e della civiltà. Su alcune cartoline degli anni ’20, della mia collezione, si vede la marina di Agropoli com’era quasi un secolo fa. Le barche dei pescatori, i famosi “gozzi”, portavano la cosiddetta “vela latina”. L’anno scorso, a distanza di quasi un secolo, è entrata nella baia della nostra cittadina un veliero, un trealberi, maestoso nella sua maestosità. Le vele erano tirate su, ma una volta “messe al vento” doveva senza dubbio rappresentare uno spettacolo meraviglioso. Penso che abbia avuto il maggior numero di scatti fotografici non solo dal porto ma anche dal litorale di S. Marco, affollato di villeggianti per l’incipiente stagione estiva. Oggi, per la prima volta sono andato a prendere un poco di sole dietro al porto, o come si dice in dialetto “addereta a li scuogli”. Di barche a motore (fuoribordo o entrobordo), motoscafi di ogni colore e dimensione, si vedevano a diecine, forse anche un centinaio. Una sola barca a vela, bianca, nella sua ecologica rotta, solcava le onde del mare, leggermente mosso, se non addirittura calmo, con un incedere da ballerina di danza classica nel suo candido “tutù”. Invitava a riflettere. Le navi da guerra che solcano il mare offendono Dio e la natura, oltraggiano le onde, minacciano gli ittici abitatori ed un sistema perfetto, dono gratuito dato ad uomini che spesso ne fanno cattivo uso. Anche i pozzi petroliferi sottomarini, solo per permettere all’uomo di viaggiare su una grossa cilindrata ( per terra ed anche per mare) o addirittura per aria, con giganteschi aeroplani che possono trasportare anche cinquecento passeggeri in lunghi voli transoceanici o intercontinentali, offendono la natura. Il recente disastro del continente americano ha dimostrato, ancora una volta, la pericolosità dello sfruttamento scriteriato delle risorse della natura. Solo dopo i disastri si fanno studi, convegni internazionali e tavole rotonde per porre rimedi. E non parliamo poi degli abitatori del mare quando muoiono a migliaia uccisi dai veleni, soffocati dalla plastica, asfissiati dalle discariche abusive, uccisi dall’inquinamento delle acque, sterminati dagli esperimenti nucleari a scopo bellico. La vela, invece, da un senso di eleganza, di pulizia morale, di rispetto, di espressione artistica genuina. Di purezza quasi virginea. Forse anche la Madonna di Costantinopoli, dalla collinetta prospiciente il porto di Agropoli, detta anche Madonna dei pescatori, guarda il mare ed inorridisce che dei delfini scelgano il nostro porticciolo per venire a morire. Angelo, l’uomo che vegliò il delfino, lo accudì e lo vegliò, immerso nelle acque del porto di Agropoli, per cercare di farlo rimanere in vita per poi ridargli la libertà e la libera scelta di andarsene al largo e continuare la sua vita marina tra i flutti è mio amico e narrando mi ha commosso. Si dice che l’uomo sia nato dal mare, dai cetacei in particolare modo e che quindi dovrebbe rispettare i delfini come suoi fratelli. Ma come possiamo rispettarli se esistono dei sonar che fanno loro perdere l’orientamento, dei rifiuti tossici che li avvelenano, delle reti a strascico che prima li imprigionano e poi li uccidono. La vela è il simbolo dell’uomo che ama il mare, lo rispetta e fa del tutto per mantenere la sua primitiva purezza. Il marinaio o il turista sulla barca a vela può essere paragonato al ciclista. Rispettare la natura senza causare dannoso inquinamento. Questo articolo mi è stato anche ispirato da un dipinto dell’artista Leonora Velasquez Di Domenico che ha esposto le sue opere nel centro storico di Agropoli nel mese di agosto 2010. Ben tre dipinti rappresentavano delle barche a vela che solcavano le onde del mare. I colori, il simbolismo del vento e delle onde, mi hanno spinto a fare un dovuto omaggio alla vela e…all’artista.

Catello Nastro

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