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Amare vascolare

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Cos'è successo alla mia faccia?

Dove c'era un sorriso

ora c'è una crepa

e al posto del broncio

appare un carapace.

E alle facce di tutti?

L'orologiaio

divora le farine

nelle clessidre

facendone poltiglia

aggruma i ceci

rapprende uova

per finire nel cesto

degli avanzi.

Bisogna arrendersi

trangugiare bocconi amari

citare a vanvera

sostare negli interstizi.

Il tempo crepa il viso

del mio vicino

per cui pure il mio

dev'essere sbavato

sfocato in lenti strabiche,

il mio viso è un visto

per l'uscita.

Tu, sempre con te parlo.

Da quanto non mi amavi?

Da quando le mie guance

si svuotavano giacendo

nelle notti insonni.

Da quando il mio peso

gravido sfiancava le ginocchia,

o da prima,

forse volevi un seno florido,

forse una bocca cicala,

un ovale nitido,

accenti di rosa sulla pelle

dei gomiti.

Non pena nel giudizio,

solo dire dio, dio mio,

quanta miseria.

 

Se non ho il dono di amare

non possiedo alcun dono.

Se non bagno con cura

le mie tenere foglie,

se non soffio con leggerezza

sulla piuma del tuo cuore

se non piango al tuo passare

come posso dire di amare?

Amare è grande più di un

catino privato.

E' una folla di pensieri

senza mente.

Pensare in modo vascolare.

Essere inermi.

Essere privi.

Essere abbandonati

e felici.

 

 

 

 

 francesca espositi - 16/09/2020 20:14:00 [ leggi altri commenti di francesca espositi » ]

molta vita vissuta con tutto il peso che ha. Essere abbandonati e felici è una buona via d’uscita.

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