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Veri e falsi cattolici

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"Essere cristiani vuol dire far parte del Corpo mistico, appartenendo alla Chiesa di Roma come cattolici, appartenendo al Cristo col vivere veramente come Egli ha insegnato e comandato di vivere.

Altrimenti non si è cristiani di fatto, neppure si è cattolici per aver ricevuto il battesimo secondo il rito della Chiesa di Roma e gli altri sacramenti. Anche se non si è caduti e rimasti in colpa grave, anche se non si è giunti a rinnegare la fede, a far parte di sette condannate dalla Chiesa, o di appartenere a partiti politici pure condannati perché giustamente condannabili.

Non si è cattolici veri, cristiani di fatto, quando non si vive la vita cristiana, quando non si onora Dio con culto interno vivo, sempre, anche nell'intimità della casa, presente sempre anche nel lavoro intellettuale o manuale che si deve esplicare, attivo sempre anche nei rapporti sociali che si devono continuamente avere con tutto il nostro prossimo, più o meno congiunto a noi da legami di sangue o da rapporti sociali.

Non si è cattolici veri e cristiani di fatto, quando si pratica solo un culto esterno e formale per essere lodati, o solo un culto interno per non essere derisi come bigotti o averne magari un danno materiale.

Non si è cattolici veri, cristiani di fatto, quando non si cerca di praticare il più perfettamente possibile le virtù, sino all'eroismo se occorre; quando non si esercita quanto è detto completamento della legge, la carità, di cui sono altrettanti rami le opere di misericordia; quando non si cerca di levarsi l'abito vizioso che è causa al peccare; quando si pecca contro lo Spirito Santo, dubitando della misericordia divina che perdona a chi si pente, presumendo di potersi salvare da sé, schernendo o negando le luminose verità della fede, non soltanto quelle prime e principali, ma tutto quanto è contenuto nel Credo e definito dai dogmi antichi e recenti, nutrendo invidia verso i giusti, rimanendo ostinatamente peccatori e impenitenti; quando si lede il prossimo nella vita o anche solo nella salute corporale o nell'onore; quando si calpesta l'ordine della natura, compiendo atti abominevoli, che gli stessi animali non compiono con piena colpa perché non hanno la ragione e la coscienza; opprimendo i poveri, praticando usura di illecito guadagno, sfruttando oltre misura colui che lavora e negandogli una giusta mercede.

Quando si vive così, si meritano i giudizi severi di Gesù agli scribi, farisei e mercanti del tempio. Come sarebbe opportuno che molto frequentemente nel Vangelo - che dovrebbe essere il libro letto quotidianamente da ogni cristiano, frase per frase, meditando su quelle verità che danno la Vita - fossero letti, riletti, meditati i punti in cui Gesù dice dove è verità di vita religiosa e dove è apparenza o menzogna di vita religiosa. Ed esaminare se stessi. Paragonarsi al fariseo e al pubblicano, al fariseo e alla peccatrice, al levita e al samaritano buono, sui ricchi che gettavano il supero della loro ricchezza nel gazofilacio, e sulla vedova che gettava quanto aveva per vivere, e vedere a quale categoria si appartiene. E se si vede di appartenere alla categoria che ha solo culto esterno, ravvedersi, divenire veri discepoli del Maestro, veri figli di Dio e fratelli al Cristo, ossia cristiani di nome e più di fatto.

Perché altrimenti si avrà il nome di cristiani, ma non si sarà tralci che Egli alimenta. Si sarà tralci staccati che, se anche non sono seccati del tutto perché una naturale tendenza al bene li fa agire da giusti, sono però rami che si sono ripiantati da sé, superbamente, che hanno fatto una pianta a parte che dà lambrusca e non uva buona. Per tornar tale devono essere nuovamente innestati alla vera vite, all'unica vera vite, che permette ai tralci di portare frutti copiosi e santi.

...i separati tentano portare al loro, ad altri pascoli dove non tutto, e specie la parte principale, è buono; ma, e ciò è mostruoso, si pongono a celebrare la Bestia, l'Anticristo, e ad approvare le sue ideologie."

 

(Dagli scritti della mistica Maria Valtorta.)

 

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