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Io sono Quello

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Il sentiero del melograno
venerdì 11 novembre 2011

Io sono Quello – Nisargadatta Maharaj
Tu non presti attenzione a te stesso. La tua mente è sempre con gli oggetti, le persone e le idee, e mai con te stesso. Mettiti al centro dell’attenzione, diventa consapevole della tua esistenza. Guarda come funzioni, osserva le motivazioni e i risultati delle tue azioni. Esamina la prigione che hai costruito intorno a te, per inavvertenza. Conoscendo ciò che non sei, arrivi a conoscere te stesso.

Hai soltanto bisogno di sbarazzarti della tendenza a definire te stesso.

Per fluire con la vita intendo l’accettazione: accogliere ciò che viene e lasciar andare ciò che va.

Il passato è nella memoria, il futuro nell’immaginazione.

Il desiderio è il ricordo del piacere e la paura è il ricordo del dolore. Tutti e due rendono irrequieta la mente. I momenti di piacere non sono altro che intervalli nel flusso del dolore. Come potrebbe essere felice la mente?

La gioia è gioia solamente se contrapposta al dolore.

Per sua stessa natura, la mente divide e oppone. Può esserci un’altra mente che unisce e armonizza, che vede il tutto nel particolare e il particolare come interamente collegato al tutto?

La puoi trovare andando oltre la mente che limita, divide e oppone.

La mente crea l’abisso, il cuore la valica.

Come tutto ciò che è mentale, anche la cosiddetta legge di casualità si contraddice. Nessuna cosa esistente ha una casualità particolare; l’intero universo contribuisce persino all’esistenza delle cose più minuscole.

Se la gente sapesse che niente può accadere se l’universo non lo fa accadere, otterrebbe molto di più con minor impiego di energie.

È l’illusione del tempo che ti fa parlare di causalità. Quando il passato e il futuro vengono visti nel presente senza tempo, come parti di unico schema, l’idea di causa-effetto perde validità e al suo posto subentra la libertà creativa.

È il desiderio che ti dà la vita, il nome e la forma. Il desiderabile è immaginativo e voluto, e si manifesta in modo tangibile o concepibile. Così viene creato il mondo in cui viviamo, il nostro mondo personale. Il mondo reale è al di là della comprensione mentale; noi lo vediamo attraverso la rete dei desideri, diviso tra piacere e dolore, giusto e sbagliato, interiore ed esterno. Per vedere l’universo quale è, devi andare oltre la rete. Non è difficile, perché la rete è piena di buchi.

Guarda la tua rete e rimuovi le contraddizioni di cui è composta: il solo fatto di osservarle le farà sparire.

La fonte di tutto ciò che esiste è l’Infinita Possibilità, la Realtà Suprema che è in te e che diffonde il suo potere, la sua luce e il suo amore su ogni esperienza. Puoi tentare di risalire al modo in cui accade qualcosa, ma non puoi scoprire perché una cosa è come è.

Il sonno non è che un vuoto di memoria mentre la vita continua.

Nella morte muore solo il corpo. La vita, la coscienza e la realtà non muoiono. Anzi, la vita non è mai così viva come lo è dopo la morte.

Ciò che nasce deve morire. Solamente il non-nato è immortale.

Ricordare è il segreto del successo. La cosa più importante è essere liberi dalle contraddizioni: la meta e la via non devono stare su livelli differenti, la vita e la luce non devono entrare in contrasto. Non devi indietreggiare, disfare, sradicare, abbandonare il terreno conquistato.

Conosciamo il mondo esterno, fatto di sensazioni e azioni, ma sappiamo ben poco del nostro mondo interiore di pensieri e sentimenti.

Il primo scopo della meditazione è diventare coscienti della nostra vita interiore ed entrare in intimità con essa.
Il fine ultimo è raggiungere la sorgente della vita e della coscienza.
Ogni volta che scopriamo in noi stessi vizi o debolezze e ne comprendiamo le cause e i meccanismi, li superiamo per il semplice fatto di averli RICONOSCIUTI; l’inconscio si dissolve quando è portato a livello della coscienza. La dissoluzione dell’inconscio sprigiona energia, la mente si sente adeguata e si calma.
Quando la mente è calma riusciamo a riconoscerci come puri testimoni.
La personalità (che si basa sull’auto identificazione, sull’immaginazione di essere qualcosa o qualcuno) continua, ma solo come parte del mondo oggettivo. L’identificazione con il testimone si interrompe di colpo.
La meditazione mira alla completa eliminazione della passività (tamas) e della passionalità (rajas). La pura armonia (sattva) è perfetta libertà dall’indolenza e dall’irrequietezza.
Sii consapevole dei meccanismi di passività e passionalità, osserva come trovano espressione nei pensieri, nelle parole e nelle azioni. La serietà è l’unica condizione per riuscirci.

L’intero universo esiste solo nella coscienza, mentre io risiedo nell’Assoluto. La coscienza sorge nel puro essere; il mondo appare e scompare nella coscienza. Tutto ciò che è è me, tutto ciò che è è mio.

Prima di ogni inizio e dopo ogni fine, Io sono. Tutto ha la sua esistenza in me, nell’Io sono che risplende in ogni essere vivente.

Non nego il mondo. Lo vedo apparire nella coscienza, che è la totalità del conosciuto nell’immensità dell’ignoto. Ciò che ha un inizio e una fine è solo apparenza. Del mondo si può dire che appare, ma non che è.

L’apparizione può durare molto a lungo secondo una determinata scala temporale e molto poco secondo un’altra, ma alla fine il risultato è lo stesso. Tutto ciò che è legato al tempo è momentaneo e non ha realtà.

Ogni definizione positiva proviene dalla memoria. Io sono adesso.

Nel tuo mondo sei veramente solo, intrappolato nel tuo sogno che cambia in continuazione e che tu scambi per la vita. Il mio è un mondo aperto, comune e accessibile a tutti. Nel mio mondo c’è comunanza, introspezione, amore, vera qualità; l’individuale è il totale, la totalità è nell’individuo. Nel mio mondo non c’è mai niente di sbagliato.

La natura della mente è quelle di vagabondare. L’unica cosa che puoi fare è spostare l’attenzione della coscienza al di là della mente.

Rifiuta tutti i pensieri tranne uno: “Io sono”. All’inizio la mente si ribellerà ma poi, se avrai pazienza e perseveranza, cederà e si manterrà calma. Quando sarai calmo, tutto comincerà ad accadere spontaneamente e in modo naturale, senza alcuna interferenza da parte tua.

Ti basta vivere la vita come viene, rimanendo però attento e vigile, lasciando che tutto accada, soffrendo e godendo i momenti di gioia così come la vita dispensa.

Prendila come viene, senza il minimo sforzo.

Non è possibile trovare la vera felicità in cose che cambiano e passano. La felicità proviene dal Sé e puoi trovarla nel Sé. Scopri il tuo vero Sé e tutto il resto verrà di conseguenza.

Il vento del desiderio agita la mente e il “me”, che è solo un riflesso del Sé nella mente, appare incostante. Ma le idee di movimento e irrequietezza, di piacere e dolore, sono tutte nella mente.

Lascia perdere la mente, sii consapevole e non coinvolto, e realizzerai che rimanere attento ma distaccato, mentre osservi gli avvenimenti che vanno e vengono, è un aspetto della tua vera natura.

Ogni piacere, fisico o mentale, ha bisogno di un mezzo. Sia i mezzi fisici che quelli mentali sono materiali, si logorano e si esauriscono. Il dolore sta alla base di tutti i tuoi piaceri, e tu li desideri perché soffri. La ricerca stessa del piacere è fonte di dolore, è un circolo vizioso.

Sii attento. Osserva, indaga, impara tutto ciò che puoi sulla confusione, studiane i meccanismi e guarda che effetti ha su te e sugli altri.

Il mondo che riesci a percepire è davvero molto piccolo e del tutto personale. Prendilo come un sogno e passaci sopra.

La percezione implica la memoria.

Percezioni, immaginazioni, aspettative, anticipazioni, illusioni, sono tutte basate sulla memoria.

Quando il desiderio non è ben definito e intenso, non riesce a prendere forma. Inoltre, se i tuoi desideri sono personali, per il tuo appagamento, l’energia che ci metti è necessariamente limitata.

Non puoi abbandonare ciò che non conosci. Per andare oltre te stesso, devi conoscerti. Comincia da tutto ciò che non sei.

Quando conosci tutto ciò che non sei, te ne liberi e rimani nel tuo stato naturale. Accade tutto spontaneamente e senza sforzo. Non c’è niente da scoprire. Tu sei ciò che sei, e basta.

Osserva attentamente i tuoi pensieri e sentimenti, le parole e le azioni.

Scopri tutto ciò che non sei. Corpo, sentimenti, pensieri, idee, tempo, spazio, essere e non essere, questo o quello … tu non sei niente di concreto o astratto che puoi indicare.

Devi osservare te stesso in continuazione.

Il mondo è solo un riflesso della mia immaginazione.

I sogni sono echi dello stato di veglia. Nel sonno profondo la coscienza del cervello è sospesa.

Non può esserci coscienza senza consapevolezza, come nel sonno profondo. La consapevolezza è assoluta, la coscienza è relativa al suo contenuto. La coscienza è sempre coscienza di qualcosa, è parziale e mutevole. La consapevolezza è totale, immutabile, quieta e silenziosa. È la matrice di ogni esperienza.

La coscienza stessa di essere coscienti è già un movimento nella consapevolezza.

La realizzazione non è altro che l’opposto dell’ignoranza.

Il pensiero “Io sono” è il panno per pulire. Usalo.

Senza la morte rimarremmo per sempre impantanati in una perenne senilità. L’immortalità è considerare la vita e la morte reciprocamente essenziali, come due aspetti di un’unica esistenza. Vedere la fine nell’inizio e l’inizio nella fine è indice di immortalità.

La consapevolezza non appartiene al tempo. Il tempo esiste solo nella coscienza. Al di là della coscienza, dove sono il tempo e lo spazio?

La mente si prende cura del corpo, e io non ho bisogno di interferire.

Finché si porta il fardello di essere una persona fisica, si è esposti alle sue idiosincrasie e abitudini.

Quando l’autocontrollo diventa una seconda natura, la consapevolezza si dirige verso i livelli più profondi dell’esistenza e dell’azione.

Che male c’è a rendere automatico ciò che è abituale e ripetitivo?

Quando ti rendi conto che la persona è solo un’ombra della realtà, e non la realtà stessa, smetti di affliggerti e preoccuparti. Accetti di essere guidato da dentro e la vita diventa un viaggio nell’ignoto.

L’uomo comune non è cosciente del proprio corpo. Ne riconosce le sensazioni, le emozioni e i pensieri. Ma anche questi, non appena sopraggiunge il distacco, si allontanano dal centro della coscienza e accadono spontaneamente e senza sforzo.

Tutto accade da sé. Tu fai la domanda e fornisci la risposta, perché conosci la risposta quando poni la domanda. È tutto un gioco nella coscienza. Ogni divisione è illusoria. Puoi conoscere soltanto il falso. Il vero devi esserlo tu stesso.

Ci sono due elementi: la persona e l’osservatore o testimone. Quando li vedi come un’unità, e vai oltre, sei nello stato supremo.

Quando credi di essere una persona, vedi persone ovunque. In realtà non esistono persone, ma solo trame di ricordi e abitudini. Al momento della realizzazione la persona cessa. Rimane l’identità che, però, non è la persona perché è inscindibile dalla realtà stessa. La persona è un riflesso nella mente del testimone.

Quando capirai che i nomi e le forme sono vuote apparenze prive di qualsiasi contenuto, e che il reale non ha nome e forma essendo pura energia di vita e la luce della coscienza, sarai in pace, immerso nel profondo silenzio della realtà.

Prendi per vero i film sullo schermo, ami i personaggi, soffri per loro e cerchi di salvarli. Ma le cose non stanno così. Devi cominciare da te stesso. Non c’è altro modo. Datti da fare. Non c’è niente di male nell’impegnarsi.

Sei rinchiuso in prigione perché hai dimenticato che cosa sei, e ne uscirai conoscendoti per quello che sei.

Per aiutarti, Dio deve sapere della tua esistenza. Ma tu e il mondo siete un sogno. In un sogno puoi soffrire pene atroci, ma nessuno le conoscerà e potrà aiutarti.

L’immaginazione basata sui ricordi non è reale. Il futuro non è totalmente irreale. La parte di futuro reale è quella inaspettata e imprevedibile.

La liberazione è dalle false idee che l’io si è autoimposto; e non si trova in una particolare esperienza, per quanto sia sublime.

Ogni esperienza è legata al tempo. Ciò che ha inizio, deve finire.

Si è sempre liberi. Tu sei cosciente di essere e libero di essere cosciente.

Niente di prezioso può accadere a una mente che sa esattamente ciò che vuole, perché niente di ciò che immagina e desidera ha gran valore.

L’assenza di desiderio è la beatitudine suprema.

Puoi iniziare dall’agire in maniera disinteressata, rinunciando ai frutti dell’azione, per poi abbandonare ogni pensiero e desiderio. Il fattore chiave è l’abbandono. Altrimenti puoi ignorare qualsiasi cosa tu voglia, pensi o faccia, concentrandoti sul pensiero “Io sono”, tenendolo fisso in mente.

Conoscere vuol dire essere.

Conoscere il vero Sé è beatitudine, dimenticarlo è dolore.

Vedere il falso come falso è meditazione.

Separa l’Io sono da questo o quello e cerca di intuire che cosa significa essere, essere e basta, senza essere “questo” o “quello”.

Più ti è chiaro che a livello mentale puoi essere descritto solo in termini negativi, più rapidamente arriverai alla fine della tua ricerca e realizzerai il tuo essere senza limiti.

La memoria dà l’illusione della continuità e la ripetitività crea l’idea della causalità.

Qualunque cosa tu possa dire è sia vera che falsa. Le parole non vanno oltre la mente.

La persona non è mai il soggetto. Puoi vedere una persona, ma tu non sei la persona. Sei sempre il Supremo che, in un determinato momento e luogo, appare come testimone: un ponte tra la pura consapevolezza del Supremo e la coscienza multiforme della persona.

Le infinite persone che sono in noi, sono le varie tendenze della mente. Guardale per quello che sono: semplici abitudini del pensiero e dei sentimenti, una matassa di ricordi e impulsi.

Cercare le cause è il passatempo della mente. Non esiste la dualità di causa ed effetto. Ogni cosa è causa di se stessa.

La coscienza contiene tutto. La causa primaria è una: L’”Io sono”.

Tutti i desideri, puri e impuri, provengono dal Sé interiore, e dipendono dall’”Io sono”.

Tutti i desideri mirano alla felicità. La qualità e la forma che assumono dipendendo dalla psiche. Quando prevale la passività diventano perversioni. Con l’attività, nascono le passioni.

Se c’è armonia, il desiderio è motivato dalla buona volontà, dalla compassione, dal bisogno impellente di dare e non di volere la felicità.

I desideri che distruggono i loro oggetti o soggetti, o che non si estinguono una volta appagati, si contraddicono da sé e non possono essere soddisfatti. Solo i desideri motivati dall’amore, dalla buona volontà e dalla compassione sono di beneficio sia ai soggetti che agli oggetti e possono essere completamente esauditi.

La passione è fonte di dolore, la compassione non lo è mai. L’intero campo del divenire è aperto e accessibile; il passato e il futuro coesistono nell’eterno presente.

I desideri sono solo onde nella mente. Essere liberi dal desiderio vuol dire non sentirsi costretto a soddisfarlo.

I desideri nascono, perché immagini di essere nato e di morire se non avrai cura del tuo corpo. Il desiderio di avere un’esistenza corporea è la causa primaria del problema.

Per conoscersi, l’io deve confrontarsi col suo opposto: il non-io. Il desiderio conduce all’esperienza. L’esperienza porta alla discriminazione, al distacco, alla conoscenza di sé, alla liberazione. Ma, dopotutto, cos’è la liberazione? Sapere che sei al di là di nascita e morte. Dimenticando chi sei e immaginando di essere una creatura mortale ti sei creato tanti di quei problemi che adesso senti il bisogno di svegliarti, come quando fai un brutto sogno.

Niente può liberarti, perché sei libero.

Di che aiuto può esserti il tempo, che è una successione di momenti?

Accantona tutte le domande, accettane una: “Chi sono io?”. Sforzati di scoprire chi sei in realtà. Lo sforzo è la tua vera natura. Sforzati senza cercare lotta senza avidità.

È giusto solo ciò che ti libera dal desiderio, dalla paura e dalle idee errate. Finché ti preoccupi di peccati e virtù non avrai pace.

Smetti di immaginare che sei nato, che hai dei genitori, che sei un corpo, che morirai …

Ricordarti chi sei è virtù, dimenticartene è peccato.

Quando inizierai a mettere in dubbio il tuo sogno, il risveglio non sarà lontano.

Tutti i consigli dati dall’io sono in forma negativa: non fare, trattieniti, privati, rinuncia, sacrificati, abbandonati, vedi il falso come falso. Il positivo appartiene al Sé interiore.

Cos'è il desiderio se non amore per se stessi? Cos’è la paura, se non il bisogno di proteggersi? Cos’è la conoscenza, se non amore della verità?

Il destino è il risultato di cause in gran parte accidentali e quindi è una rete a maglie larghe.

Il mantra è essenzialmente energia in azione. Agisce su di te e su ciò che ti circonda.

In Europa non c’è la tradizione del mantra. Non può essere utile a un giovane occidentale, a meno che non ne sia fortemente attratto. Per lui il metodo giusto è quello di attenersi al pensiero di essere egli stesso la base di ogni conoscenza, l’immutabile e perenne consapevolezza di tutto ciò che accade ai sensi e alla mente.

La morte non è mai una disgrazia, neppure quando un uomo viene ucciso, in questo caso la disgrazia è per chi uccide.

Il mio guru mi ha insegnato a dubitare: di tutto e in maniera assoluta. Mi disse: “Nega l’esistenza di tutto, tranne che di te stesso”. Sei tu che, con il desiderio, hai creato il mondo con i suoi piaceri e i suoi dolori.

Il dolore è il fondamento del piacere.

Tutto deve essere esaminato attentamente, eliminando il superfluo senza esitazioni. Credimi, l’eliminazione non è mai eccessiva, perché in realtà niente ha valore.

È l’attaccamento al nome e alla forma che crea la paura. Il desiderio è uno stato mentale. Il nome non può andare oltre la mente, mentre la percezione è la coscienza stessa. Non ho la sensazione di dover raggiungere uno scopo quando faccio qualcosa. Le cose accadono come accadono: non perché io le faccio accadere, ma accadono perché Io sono.

Il mondo non esiste senza di te, tu lo crei e tu lo distruggi. Per migliorarlo, devi prima peggiorarlo.

I desideri deboli possono essere rimossi dall’introspezione e dalla meditazione, ma quelli intensi e ben radicati devono essere soddisfatti e bisogna assaggiarne i frutti, dolci o amari che siano.

La coscienza esisteva già prima che ci fosse il mondo. Perché il mondo nasce e si dissolve nella pura coscienza. Per essere non ho bisogno del mondo, è il mondo che ha bisogno di me per esistere.

L’identificazione con il corpo può andar bene per un neonato, ma la vera crescita comporta il distacco dal corpo. Normalmente dovremmo liberarci dai desideri legati al corpo nei primi anni di vita. L’abitudine, il desiderio di ripetere, frustra.

Finché non ti accorgerai che la personalità è solo un’abitudine costruita sul ricordo e alimentata dal desiderio, ti riterrai una persona che vive, percepisce, pensa, è attiva o passiva, contenta o addolorata. Mettiti in questione, domandati: “Ma è proprio così?”, “Chi sono io?”, “Cosa c’è dietro e al di là?”. Presto vedrai il tuo errore. E, per sua natura, l’errore cessa quando è riconosciuto.

Il mondo è contatto: lo spirito tocca la materia e ne risulta la coscienza. Questa, inquinata dai ricordi e dalle aspettative, diventa un legame. L’esperienza pura non crea legami, mentre l’esperienza presa tra il desiderio e la paura è impura e produce karma.

Non c’è niente di male nella dualità, finché non crea conflitti. Per avere il calore è necessario il contatto.

La felicità è l’armonia tra interiore ed esteriore.

La vita è piena di contraddizioni perché servono per distruggere l’orgoglio della mente.

L’amore è uno stato dell’essere. Il sesso è energia. L’amore è saggio, il sesso è cieco. Una volta compresa la vera natura dell’amore e del sesso, non ci saranno conflitti e confusioni.

Senza amore tutto è male, anche la vita.

Tu sei l’amore stesso, quando non hai paura.

Il Sé non si identifica con il successo o l’insuccesso.

Devi imparare a vivere senza preoccuparti di te stesso. Occorre sapere che il tuo vero essere è indomito, intrepido e sempre vittorioso.

Una volta che sai con assoluta certezza che niente può turbarti, se non la tua immaginazione, riesci a far caso ai desideri e alle paure, ai concetti e alle idee, e vivi solo secondo verità.

Il sole è sempre lì e non conosce notte. La mente, accecata dall’idea “io sono il corpo”, continua senza tregua a tessere il filo dell’illusione.

Non esiste il destino avverso. La vita non è predeterminata dalla nascita. Se così fosse, il potere che la determina farebbe in modo da non far soffrire nessuno.

Passato e futuro esistono sono nella mente. Il tempo è nella mente, come lo è lo spazio.

Non seguo ne stabilisco regole. Fluisco assieme alla vita, con fede e senza resistenze.

Il rimedio per le malattie esistenziali consiste in una buona dose di consapevolezza.

Rimuovi il senso si separazione e non ci sarà più conflitto.

Limitati a renderti conto che stai sognando un sogno che chiami mondo, e smetti di cercare vie d’uscita. Il sogno non è un tuo problema. Il tuo problema è che ti piace una parte del sogno e non un’altra. Amale tutte, o nessuna, e smettila di lamentarti. Quando hai visto il sogno come sogno, hai fatto tutto il necessario.

Le teorie possono essere dei buoni punti di partenza, ma devono essere abbandonate al più presto.

Occorre concentrazione, piena fiducia, volontà pura.

La volontà è la stabilità di cuore e mente. Con questa fermezza si può ottenere tutto.

Concentrati e rafforza la mente, e scoprirai che i pensieri e i sentimenti, le parole e le azioni si adegueranno alle direttive della tua volontà.

Una mente debole non riesce a controllare le sue proiezioni. Quindi sii consapevole della mente e delle sue proiezioni. Risali all’origine di piacere e dolore, desiderio e paura. Piacere e dolore sono stati mentali. Finché pensi di essere la mente, o meglio il corpo-mente, sei in trappola.

Essere vivi non è l’ultimo stadio. Al di là c’è qualcosa di molto più esaltante che non è né l’essere né il non essere, né il vivere né il morire. Uno stato di pura consapevolezza, oltre i limiti dello spazio e del tempo. Una volta abbandonata l’illusione di essere il corpo-mente, la morte perde il suo aspetto orripilante e diventa parte della vita.

Io non sono né la coscienza né il suo contenuto.

Ognuno vede il mondo attraverso l’idea che ha di se stesso. Come pensi, così pensi che sia il mondo.

All’inizio di ogni creazione c’è il desiderio. Desiderio e immaginazione si accrescono e rinforzano l’un l’altro. Il quarto stato è uno stato di consapevolezza pura, distaccata, senza passioni e senza parole. I problemi del corpo e della mente non lo raggiungono: sono fuori, “lì”, mentre il testimone è sempre “qui”.

Niente ti blocca più del compromesso, perché è indice di poca serietà. E senza serietà non puoi fare nulla.

Il dolore e la sofferenza sono le voci del corpo e della mente che gridano per richiamare la nostra attenzione. Per andare al di là del corpo devi essere in buona salute; per andare oltre la mente, devi averla in perfette condizioni.

“Raccogli le tue immondizie”.

Quando personalizzi i suoi insegnamenti, hai un guru esterno; quando li impari direttamente dalla vita, il guru è interiore.

Non c’è buio in mezzo alla luce, l’oscurità è la dimenticanza di sé.

Non esiste la pace mentale. Mente vuol dire disturbo. La mente è l’irrequietezza stessa.

La libertà da ogni motivazione, in cui non sorgono desideri, è lo stato naturale.

Lascia stare i desideri e le paure e presta tutta l’attenzione al soggetto, a colui che è dietro l’esperienza del desiderio e della paura. Chiediti: “Chi desidera?”. Lascia che ogni desiderio ti riporti a te stesso.

Di solito proviamo piacere o dolore quando ce lo aspettiamo. È tutta una questione di abitudini e convenzioni acquisite.

Chi non pensa in termini di guadagno e perdita è il vero non-violento, perché è al di là di ogni conflitto.

Limitati a osservare ciò che accade e sappi che tu ne sei oltre.

Desiderio e fiducia devono procedere di pari passo.

Dedicati totalmente al tuo scopo, e la devozione verso chi può guidarti verrà di conseguenza. Il guru per eccellenza è il Sé interiore.

Impara dai tuoi errori e non ripeterli.



(Fonte: Io sono Quello - Nisargadatta Maharaj)


 cristiana fischer - 09/10/2014 17:46:00 [ leggi altri commenti di cristiana fischer » ]

chi vuole legga il commento di l’arbalète alla mia poesia, era un sogno trascritto, come l’arbalète aveva compreso benissimo, e i sogni non sono fantasie

 Lorenzo Mullon - 09/10/2014 17:34:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

ah io avevo letto questo in una tua poesia:
"il produttore suo amico mi chiese perché dovrei finanziarlo
perché è un vero artista ho risposto convinta"
pensavo che ti occupassi di quello
ma non è una fantasia né un sogno
evviva i musicisti!

 cristiana fischer - 09/10/2014 14:52:00 [ leggi altri commenti di cristiana fischer » ]

e con cosa l’avrei finanziato? con la mia pensione da 843,00 euro? ma di chi stai parlando? analizza le fantasie, invece dei sogni, come dire: svegliati, chi è sveglio?

 Lorenzo Mullon - 09/10/2014 13:22:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

oh cara divina fanciulla del bosco, ma non avevi scritto che avresti voluto finanziare un musicista siciliano, e poi non sappiamo se l’hai fatto veramente o meno?
per questo mi sono permesso
ti immaginavo grande produttrice discografica, pardon
( vedo che sei attratta dal potere degli ordini religiosi, orientali od occidentali che siano . . . mamma mia che brividi . . . )

 Lucia Longo - 09/10/2014 12:59:00 [ leggi altri commenti di Lucia Longo » ]

E’ molto bello quando nei commenti, oltre a leggere il modo in cui ognuno di noi la pensa, c’è quel poco di restituzione biografica.
Trovo sia un dono che ciascuno di noi fa all’altro.
Per non essere solo una parola scritta ma persone che hanno una vita e una storia. Nel raccontarci sentirci più vicini.
E trovare un momento di comunione.

Buona giornata a tutti

 cristiana fischer - 09/10/2014 12:35:00 [ leggi altri commenti di cristiana fischer » ]

io mi sento molto occidentale, Cristina, e per esempio, negli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola c’è un fuoco che nel tuo autore non trovo: il rapporto dell’autocoscienza con un terzo, il testimone, chi ti legge anche meglio di te (ma c’è sotto una sfida non da poco)
grandi confessori, sono diventati i gesuiti, e potenti, per questo
ma anche la civiltà indiana, ammesso che sia una sola, ha una notevole propensione al commercio e al potere, è molto "occidentale" quindi, nel senso suo naturalmente, ma sanno lo stesso come badare al sodo
approfitto del commento per chiarire alcuni particolari biografici che naturalmente un signore, troppo interessato al fantasma che si crea di me e che propala "al colto e all’inclita" (come se non ci fossero temi più interessanti su cui predicare), particolari che non può conoscere: sono stata piuttosto povera da bambina e ragazza, nata com’ero alla fine della guerra e cresciuta prima del miracolo economico. mio padre era maestro elementare con tre figli, ho vissuto a Venezia e Trieste sempre in casa di nonni e zii, altro che buona società e conservatorio!
però sono intonata e ho gran senso del tempo, ma sono doti innate, per fortuna

 Nando - 08/10/2014 20:11:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

Ecco la nostra ricchezza: la diversità. Tu scrivi ed io leggo e viceversa. Quando poi saremo morti (denominazione e definizione di un’esperienza altrui ordinariamente incomunicabile, che viene da noi filtrata e deformata dal sedimento culturale di proveenienza), forse ci ritroveremo sullo stesso ponte, con la stessa lingua e nella stessa verità.

 Lorenzo Mullon - 08/10/2014 20:01:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

siamo diversi, Nando, meno male, altrimenti cosa scriverei?
poesie a me stesso?

 Nando - 08/10/2014 19:42:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

Caro Lorenzo,
è difficile incontrarsi attraversando un fiume se percorriamo due ponti diversi. E’ una questione di metodo.
Tu dici a Lucia ben vengano le diverse tecniche, ma tu in realtà parli di contenuti, antidogmatici quanto vuoi, però non ammettono alternative: Dio non esiste, l’uomo è l’artefice di se stesso, punto e basta (perdona l’approssimazione, funzionale ad un commento quasi breve).
Adotti l’esempio della musica: prova ad ascoltarti l’anima senza uno strumento, è impossibile; allora perché ti scandalizzi se l’uomo utilizza la ragione per spiegarsi il mondo? No, per te valgono solo l’emozioni, la spontaneità e nient’altro. Questo è umano?
Dici i bambini crescono condizionati e quindi perdono la loro immediatezza e il contatto con l’essenza del loro essere; può darsi sia vero e pe cui, non essendo tu più un bambino, in quello che dici rifletti i tuoi condizionamenti.
Citi sant’Agostino: ometti di dire però che quel diventa ciò che sei i riferisce all’uomo secondo il disegno di Dio, come a dire: prendo quel che è utile al mio discorso tralasciando il ciò che l’altro ha voluto dire.
Vado a ruota libera, senza preoccuparmi di fare un discorso chiuso definitivo, poiché io non certezze, di nulla: né di me stesso, né del mondo e nemmeno di Dio; e non sono un teologo e nemmeno un uomo colto, sono quasi un analfabeta, e come tale mi devo affidare alle parole di altri (vedi qui Lucia) che sanno dire ciò che io solo posso intuire. Certo, ho la mia esperienza, le mie "visioni", le mie intuizioni, ma mai avrò la certezza d’imporre agli altri la mia verità; posso proporla, ma come plausibile di falsità. Tutto questo mi "separa da te": tu hai certezze di contenuti, relegando tutta la storia del pensiero e dell’esperienza umana ai margini, scegliendo solo quello che approva il tuo punto di vista, io nessuno considero nemico, ne riconosco i limiti formatisi depauperando l’esperienza originale, ma riconoscendone nel contenuto elementi di probabilità. Per questo non credo esista solo la poesia: c’è la filosofia, la teologia )poesia su Dio) e tanto ma tanto altro.
Concludo confusamente ritornando al punto: attraversiamo il fiume sullo stesso ponte se volgiamo incontrarci, è una questione di metodo, che in te spesso mi disorienta (probabilmente è il mio che non è sincronizzato, ma il risultato non cambia); perciò la tua non è una questione di tecnica, ma di contenuti, un poco dogmatici. Io da uomo non ne ho, da credente sì, ma non mi scandalizzano, sono formulazioni non di un potere ma di un’esperienza interpretata (potrei dire ispirata, visto che tu all’ispirazione poetica credi, non ti farà fatica credere ad un’ispirazione di origine divina, come non mi scandalizzo della formula della Relatività: mica ne ho un’esperienza diretta oppure consapevole!
Scusami se non ho ripreso punto per punto; ma forse non era necessario per comprenderci nei diversi puti di vista.

 Cristina Bizzarri - 08/10/2014 19:02:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Interessante e soprattutto vero quello che dici Lucia del messaggio -IO. Sì, Nisargadatta mi piace, mi piace quello che indica/insegna ... E ... nello stesso tempo, mi piacerebbe anche che avesse scritto o detto della sua esperienza-IO. Già. E, se lo ha fatto, me lo vado a cercare! Comunque amici cari, non so se sarà mai per qualcuno possibile dire tutto, esperire tutto, sapere tutto, anzi, credo di no. Allora cerchiamo con spirito sincero. Mi viene da aggiungere: questo basti, ma mi suona un po’solenne! Un abbraccio, camminatori ... :)

 Lorenzo Mullon - 08/10/2014 18:47:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

ma certo che se hai trovato qualcosa di diverso va benissimo, Lucia
anzi, meglio
evviva la diversità, rendiamola patrimonio o matrimonio comune, e tradiamola di nuovo
ovvio
nessun dogma, nessun dorma
una "tecnica" è solo una base, come nella musica
poi nel pianoforte ci buttiamo le monetine, per sentire che suono che fa
invece i dogmi ti dicono un no categorico
ma solo i dogmi
bruciamo i dogmi, trasformiamo le tecniche, adattiamole, inventiamone di nuove, distruggiamole, creiamone di altre, danziamo, funambolizziamoci


 Lucia Longo - 08/10/2014 18:23:00 [ leggi altri commenti di Lucia Longo » ]

Ciao Cristina, non ti chiedo scusa se rispondo a Lorenzo. Credo che sia bello interagire intorno ad un argomento e tu, sono sicura, non ti dispiacerai.
Per rispondere a Lorenzo faccio di nuovo una premessa.
Nella comunicazione verbale (scritta e orale) ci sono due tipi di messaggi:
Il messaggio-IO
E il messaggio-TU
Prendo un punto a caso fra quelli riportati da Lorenzo presenti nel testo pubblicato da Cristina.
Il punto 3: per andare oltre te stesso devi conoscerti.
Il contenuto del messaggio è palese. Per andare oltre te stesso tu devi fare così. Questa è la tecnica. Oppure una tecnica.
Questo stesso messaggio, che è un messaggio-TU, se lo trasformiamo in un messaggio-IO il contenuto cambia radicalmente.
Per andare oltre me stesso io mi devo conoscere.
Nel messaggio IO c’è un’esperienza, un percorso valido per la persona che lo sta pronunciando e che potrebbe essere valido per altri ma non per tutti.
Nel messaggio TU un’esperinza diviene regola, tecnica come la chiama Lorenzo.
Il tono cattedratico è nel TU.
Chi lo dice che quella regola sia giusta? Magari io ne ho trovata un’altra.
A scuola mi capita spesso, che durante l’esecuzione di un esercizio di matematica o altro, dopo aver spiegato le regole e i procedimenti, ci sia sempre qualche bambino che trova la soluzione attraverso una strada non canonica e svolge diversamente il compito dagli altri.
Oh....io adoro quei pensieri divergenti.
Ho scritto tutto questo per rispondere a Lorenzo e per dirgli che il devi è nel TU. E che con il TU vuoi indicare la meta e che quella meta è giusta.

Su una cosa sono d’accordo con Lorenzo....le generalizzazioni...no non vanno bene.
E spesso ci cado. Generalizzo la mia esperienza.
Allora i canti benedettini dove ho trovato l’estasi...non tutti...ma quelli là...nel monastero delle suore benedettine di Lecce, nella prehiera insieme a loro alle prime luci dell’alba in quelle voci cristalline....là io ho fatto esperienza dell’estasi.

Vi abbraccio a tutti

 Lorenzo Mullon - 08/10/2014 17:24:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

Nando, perchè "sante provocazioni"?
Non capisco il tono, scusa . . .
Finalmente entri nel merito, comunque, era ora!
1) La rete è l’illusione che le cose siano come appaiono, come sembrano.
Per esempio, che la morte esista veramente.
La morte definitiva.
Non credi anche tu in una vita eterna?
Io la chiamerei esistenza senza tempo, ma sempre vita eterna è.
Da un cambiamento all’altro, ovviamente, tutto si trasforma.
O sei possessivo, e vuoi che tutto resti per sempre com’è?
Te lo chiedo eh, non so come la vedi, cerco solo di interpretare.

2) Certo che essere se stessi è una conquista.
Chiamala come vuoi, conquista, realizzazione, comprensione di quello che siamo veramente.
Lo diceva anche sant’Agostino, "Voglio che tu sia ciò che sei".
Non era uno dei Padri della Chiesa? O mi sbaglio? Magari mi sbaglio eh, Nando. Sei un teologo? L’hanno declassato, al povero Agostino? Mannaggia . . .
I bambini mi sembra che siano se stessi finché qualcuno non inizia a condizionarli, a dire che la vita non è un gioco, che esiste il dovere, che questa è una valle di lacrime, che non siamo qui per essere felici ma per avere successo, che non si può fare quello che si desidera bensì ciò che è conveniente. Soprattutto che bisogna essere umili.
Sì, questa cosa dell’umiltà è mostruosa, aberrante.
Non bisogna essere umili ma spontanei, caro Nando.
Tu Nando, sei spontaneo?
Perché io non sempre ci riesco.
Magari tu invece sei sempre spontaneo.
Come ti invidio!

3) Se tu non sai conoscerti, mica posso conoscerti io per te.
Gli strumenti ci sono.
Parti dalle emozioni! Dalla poesia!
Per questo la poesia deve essere ispirata, perché è una forma di conoscenza interiore.
No-o?
Ah, magari no, eh, mica pretendo di avere sempre "ragione", anzi.

andiamo al punto ( ti seguo come un’ombra )
5) Qui cascano le braccia . . . solo tu puoi sapere se sei vero . . . sei vero?
O sei una persona, cioé una maschera? Sai che persona significa maschera, no-o? Per questo è così importante la conoscenza interiore.

Ci si attrezza nella vita, si approfondisce, non ci si nasconde dietro un dito.
saltiamo direttamente al punto
8) La spontaneità. Certo che esiste, ma solo per chi è spontaneo. La famosa ispirazione è spontanea.
Ti faccio un esempio.
Quando andavo al Conservatorio, il prof di Composizione mi disse: "Ascolta sempre la tua anima musicale, senza pensare, così le note ariveranno limpide"
Bisognerebbe dirlo anche a Cristiana Fischer, che ha la fissa dei ragionamenti.
Doveva andare al Conservatorio pure lei, così imparava.
Non è nata a Trieste?
A Trieste le ragazze della buona società sapevano suonare uno strumento, una volta. Altri tempi. Pazienza. Si fa sempre in tempo a prendere ripetizioni.

9) Gli sfigati? Ma gli sfigati imparano. Se hanno voglia, se non si nascondono dietro un dito. Hai un dito enorme, Nando?
Io sono un autodidatta su mille cose. Non c’è un Corso di Laurea in Poesia all’Università. Basta leggere, studiare per conto proprio. Ma non con umiltà, diciamo con applicazione.
Umiltà proprio mi suona male, sa di umiliazione.
Non ci dobbiamo umiliare di fronte a niente. Soprattutto di fronte ai potenti e agli arroganti. E, aggiungo, ai dogmatici.

 Nando - 08/10/2014 10:32:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

(Chiedo ancora scusa a Cristina e ai suoi ospiti...)

1) E la rete dov’è? Dentro o fuori l’Universo?
2) Perché? E’ una questione di conquista? Quindi ci sarà chi potrà e chi non potrà? Quindi ad un bambino è negato diventare se stesso finché non diventerà altro da sé bambino?
3) E’ certo che riuscirò a conoscermi? Sono conoscibile? Sono un definito immutabile, una sorta di oggetto invariabile nel tempo, nello spazio, nelle relazioni con il mondo? O sono u soggettività che continuamente si trasforma?
4) Vedi il punto 3
5) Come si è veri? Come si stabilisce la propria verità? E la mutevolezza è una menzogna, non esiste, è un’illusione quello che osserviamo fuori di noi (e dentro di noi) che continuamente muta?
6) ---
7) ---
8) La spontaneità esiste o è solo l’apparenza della nostra percezione? Ovvero, chiamo spontaneo quel che ha “radici” a me invisibili” e di cui osservo solo i frutti, tuttavia ha un’origine più remota dell’immediatezza con la quale si manifesta.
9) C’è poco da dire: ci sarà una teoria di sfigati, che non avranno accesso ai mondi superiori. Personalmente, preferisco la “via del buon ladrone”, mi offre qualche chance in più.

Grazie per le Vostre sante provocazioni.

 Lorenzo Mullon - 08/10/2014 08:05:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

ma Lucia, dove lo leggi il "devi" inteso come dovere, come una limitazione alla libertà ?
se non ne ho saltato qualcuno, ci sono 9 "devi" nel testo proposto da Cristina:
1) « Per vedere l’universo quale è, devi andare oltre la rete. »
Vuoi rimanere dentro la rete?
questo "devi" significa "per forza di cose devi", non è che ci sia una alternativa
è una limitazione alla libertà?
è un tono cattedratico?
è un imperativo?
a me sembra come dire: se vuoi farti la doccia "devi" aprire il rubinetto dell’acqua
o no?
è una tecnica

2) « Non devi indietreggiare, disfare, sradicare, abbandonare il terreno conquistato. »
idem come sopra

3) « Per andare oltre te stesso, devi conoscerti. »
vuoi non conoscerti?

4) « Devi osservare te stesso in continuazione. »
indispensabile l’autosservazione

5) « Puoi conoscere soltanto il falso. Il vero devi esserlo tu stesso. »
tutto ciò che è mutevole, quello non sei tu

6) « Devi cominciare da te stesso. »
se si comincia volendo risanare il mondo, non se ne viene a capo

7) « Il mondo non esiste senza di te, tu lo crei e tu lo distruggi. Per migliorarlo, devi prima peggiorarlo. »
questa è una legge che chiunque può osservare
iniziamo combinando disastri, siamo come orsetti in una stanza di porcellane
( non so voi, io di sicuro )

8) « Devi imparare a vivere senza preoccuparti di te stesso. »
la spontaneità non è un dovere, lo diventa se siamo giudicanti verso noi stessi
altrimenti restiamo bloccati
anche qui non ci sono alternative

9) « Per andare al di là del corpo devi essere in buona salute; per andare oltre la mente, devi averla in perfette condizioni. »
salute fisica e mentale per intraprendere qualsiasi percorso
altrimenti viene compromesso

  Cristina Bizzarri - 07/10/2014 13:22:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

È un piacere leggervi cari Nando e Lucia. Lucia, anche a me non piace il "devi" e quello che scrivi mi fa riflettere su come sia importante e necessario trovare un proprio cammino, sentirsi interi, completi pur nella propria limitatezza. A volte però questo "devi" è una strategia comunicativa, come nei comandamenti. Sotto sotto, credo equivalga a dire "guarda che se vuoi stare bene con te stesso e gli altri ..." - in ogni caso è bello quello che dici sulla mistica, e su come le tue esperienze siano passate attraverso varie fasi, le abbiano assunte in una visione ampia e autonoma della vita. Ho proposto questo brano composito non perché per me sia "la" via migliore, ma perché ne fa parte, della grande via che noi tutti pellegrini
percorriamo, e che è un sentiero immenso, dove ogni sasso ha la sua propria lingua, e questo mi incoraggia, mi consola
...

 Nando - 07/10/2014 09:57:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

Anch’io ringrazio Cristina, ha offerto la sua "casa" per la conoscenza tra di noi; e a me di ammirare ancora di più Lucia, il suo commento è sapienza e umiltà, dolce fermezza e grande capacità di ascolto e accoglienza dell’altro, nonché illuminante per me, "muto e sordo", la testimonianza del suo percorso, orme su cui mettersi in cammino.

Grazie

 Lucia Longo - 07/10/2014 01:23:00 [ leggi altri commenti di Lucia Longo » ]

Faccio una premessa: ho letto i commenti. Non vogliio entrare nel merito delle precedenti discussioni.
Mi fa piacere dire la mia. Raccontare la mia esperienza.

E’ molto bello il testo. Più di un punto sarebbe da ricordare, riscrivere, annotare.
Però...
A meno non piace una cosa: il devi. Il tono perentorio. L’aspetto cattedratico. L’imperativo..
L’autore, maestro spirituale, è sul pulpito, sull’altare, insomma da un posto elevato dispensa precetti. Dice qual è la meta, la verità.
Ora, io sono allergica a tutti i pacchetti confezionati, siano essi religiosi, filosofici indiani orientali cattolici, vegani, degli indiani d’america e chi più ne ha e più ne metta.. etc etc... che dicono dove sta la verità e descrivono così bene la meta.
Preferisco chi mi descrive il percorso invece.
Mi vengono in mente innumerevoli brani di letteratura e filosofia..le ascese ai monti che hanno riempito pagine e pagine di poesia e letteratura e non per ultime mi vengono in mente i grandi mistici.
Loro raccontano il percorso affinché, con l’esempio, chi ancora si sente smarrito, può aiutarsi a trovare la strada. La strada, ognuno trova la propria.
Nel mio lavoro di terapeuta mi trovo sempre di fronte persone che, nella relazione di aiuto si pongono in una posizione passiva, up/down e chiedono la soluzione ai loro problemi. Chiedono che tu dica loro cosa fare. La relazione di aiuto è sana se non "passivizza"... è sana se innesca un processo attivo in cui la persona cerca dentro di sé le risorse per star bene. Il mio lavoro sta nell’aiutarlo ad esplorare queste risorse che sono dentro se stesso.
Non esiste una strada giusta. Ma esiste la strada giusta per quella precisa persona.
Ora...alcuni la trovano nella fede, altri nella poesia, chi nella musica.
Credo sia importante raccontare il percorso e non la meta.
La meta non è condivisibile, è un’epifania e come tale ha un andamento dall’alto al basso...up/down.
Nel confronto dei percorsi invece, c’è la possibilità di condivisione perché il percorso può diventare esemplare.
Ai filosofi indiani io prediligo di gran lunga la lettura dei grandi mistici...tra l’altro sono molto più caldi e pieni di ardore...gli indiani li trovo freddi.
Ci tengo a dire che ho frequentato per un bel po’ di tempo un gruppo di meditazione buddista e ho approfondito con molto interesse temi cari alle filosofie orientali.
Amo la preghiera e nei mantra del Nam myoho renge kyo trovavo benessere...anche se l’estasi delle preghiere benedettine nei conventi di clausura all’alba non ha pari.
La strada che mi ha condotto a me io l’ho trovata nelle ascesi e nei canti...un po’ sull’esempio del mistico per eccellenza Giovanni Della Croce nella sua Salita al Monte Carmelo e nella sua Notte Oscura. Veramente ho trovato me stessa arrampicandomi su roccia con le corde insieme agli alpinisti della protezione civile della mia regione (io ero la counsellor...c’era bisogno di una esperta nella gestione del panico nelle situazioni di emergenza)...esperienze stupende gli allenamenti a quota estrema e nella profondità delle grotte. Nello sforzo e nell’usura delle forze e del fiato trovavo quel punto di congiunzione che mi portava all’anima.

Ognuno ha in sé l’energia per trovare la strada. La strada giusta è quella che gli appartiene.

Un saluto carissimo a Cristina che, pubblicando questo brano, ha stimolato riflessioni interessanti in ognuno di noi.

 Cristina Bizzarri - 05/10/2014 16:15:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Non sei arrogante Lorenzo quando parli di quello che senti e lo condividi con gli altri, anzi, sei empatico ed è interessante conoscere le altrui storie, le altrui esperienze. Tra cui le tue. Sai forse di qualcuno che non si sia mai fatto domande e che, anche nell’arco di una stessa giornata, non abbia avuto un bombardamento di sensazioni e pensieri anche contrastanti tra di loro? Non è necessaria la follia per sentire con una forza a volte travolgente certe sensazioni, basta vivere in una metropoli, o anche nella solitudine campestre guardando il cielo o l’acqua di un fiumicello che scorre, o niente di tutto questo, essere semplicemente vivi: quante associazioni, quante sensazioni e impressioni si vanno a depositare nel nostro animo! Certo, alcune persone hanno una sensibilità particolare, o dei doni speciali, oppure la loro stessa storia e il carattere li hanno portati a provare qualcosa che altri non hanno provato in quello stesso modo. Chissà. A ognuno il suo percorso. Perché dovresti essere arrogante a dire che anche tu appartieni alla specie umana? Grazie di quello che comunichi, tu qui umano tra noi umani. E delle tue poesie così intensamente vissute e belle, a volte davvero folgoranti come il colpo che il maestro zen assesta sulla schiena dell’allievo! Anche questo ci vuole ...

 Lorenzo Mullon - 05/10/2014 13:14:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

Rispondo perché mi hanno scritto diverse persone.
Dobbiamo fare tutti uno sforzo di comprensione.
Mi interessa Nisargadatta perché parla da un luogo profondissimo dentro di noi, un luogo dove non c’è più il giudizio.
Dico subito che l’unica persona che ho incontrato nella mia vita che probabilmente abita quel luogo è fra’ Lorenzo, un monaco dell’Eremo di Minucciano.
Andate a trovarlo perché è un esempio rarissimo di amore incondizionato.
Io quel luogo lo abito un po’ sì e un po’ no, ma lo vedo.
A me sembra che sia alla base della vita, ma posso sempre sbagliare, magari ancora più in fondo c’è il "Dio" persona trinitario, che è un altro bel rebus.
Ma io chiamo e nessuno risponde. Magari sbaglio nel guardarmi intorno, non so.
Scusate, sembra stupido che parli così, ma è la realtà, almeno la mia realtà.
Di sicuro, chi ha creato da quel luogo direttamente su foglio è Escher.
Non so se ne era consapevole del tutto. Non so perché proprio non lo so.
Nisargadatta si spinge addirittura a dire che il creatore o i creatori del mondo abitano più in superficie rispetto a quel luogo profondissimo.
Che noi siamo alla base della vita. Ognuno valuti, faccia i suoi conti, le sue riflessioni, provi a sperimentare.
Sono arrogante se dico queste cose? Sono presuntuoso? Voglio creare un altro dogma? Sono eretico? Ditemi voi. O anche no, non è obbligatorio.
È interessante? Si . . . no, ni.
Se non è interessante, scusatemi, passate oltre.

 Cristina Bizzarri - 05/10/2014 12:11:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Cari Nando e Lorenzo, mi fa piacere, mi diverte - di-verte! - e mi rende anche orgogliosa, confesso, avervi ospiti in occasione del testo che ho messo qui - in realtà come dice giustamente Nando si tratta di un collage. Quello che ho assorbito leggendo e che mi fa riflettere è fondamentalmente questo: al di là delle varie strutture, delle "teche", dei luoghi adibiti a specifici culti; al di là di dogmi, comandamenti, usanze riconosciute in un luogo come valide e in un altro disconosciute; oltre i recinti necessari a racchiudere comunità, accoglierle in luoghi concreti in cui materialmente stare seduti, incontrarsi e svolgere varie attività attinenti i diversi culti; oltre tutto questo c’è un unico bisogno, un’unica via che è la stessa e identica per tutti, e cioè la ricerca di un senso da dare alla vita, delle parole per dire, o accennare, il mistero dell’esistenza. E personalmente, anche grazie ai vostri ragionamenti, alle letture e ai video che mi spingono a consultare, alla vostra vivace, acuta, profonda e a volte divertente e schietta polemica, sempre più mi confermo nella convinzione che non c’è differenza che separi davvero le varie fedi. E andrei anche oltre nel pensare che, in fondo, non c’è una differenza sostanziale tra chi dice "io credo" e chi dice "io non credo". Paradossale? No, non credo. Come dice Gesù nel Vangelo - e forse sono queste, tra le "sue" parole, quelle che i copisti hanno potuto meno stravolgere e deformare - l’unico "comandamento" - ma sono certa che lui non abbia detto questa parola, o se lo ha fatto lo ha fatto in modo paradossale, come spesso sono i suoi detti nei racconti dei Vangeli! - è quello dell’amore, ok parolone usato in molti modi e strumentalizzato industrialmente, ma pur sempre impregnato di un senso universale. E allora questo amore, questa fratellanza tra tutti gli esseri - creature - come può essere praticato se non con l’amore stesso? Ecco perché come dice Lorenzo la mente può essere dannosa, può essere dia-bolica, ed ecco perché ogni credo, filosofia tendono a indicarci come usarla al meglio. Quando dicono di non usarla sanno bene che non si può, dal momento che è ininterrottamente presente, anche nei sogni. Dunque, sia che preghiamo, sia che ci parliamo lì dove " due o più di due parlano in mio nome" (cito malissimo!), ecco che lì c’è la "sua" presenza, il Cristo che con un parolone si dice "cosmico". E questo cos’è se non l’amore, l’agape, la pace verso cui tutte le religioni - collegamenti in senso etimologico con lo spirituale, il mistero, il numinoso - ci indirizzano? Per questo le parole di Nando mi avevano fatto tornare alla mente l’Io sono Quello del vecchio "tabaccaio" - anche Jung era andato a trovarlo - parole semplici ma profondissime e sublimi. Forse non è tanto nei Sacramenti, nei dogmi, nelle strutture che sono obbligate per la loro stessa natura a fissare quello che per sua natura non può essere fissato, cristallizzato - forse non è lì che si trova quel "comandamento" (parola da chiarire ermeneuticamente!), anche se questi sono, possono essere, strumenti validi per incontrarsi, rivolgersi insieme in una lingua e in gesti stabiliti ritualmente, all’Ineffabile che è in noi e fuori di noi. E forse non è nei divieti, nel dire che la verità è "qui" oppure "là", il succo del discorso. Gesù, e Budda, e tanti altri, non volevano certo strutture rigide, dal momento che essi stessi le aborrivano, anche se Gesù, anche per questo, è stato "fatto fuori". Per questi motivi e molti altri che hanno a che fare con i miei interrogativi, ho proposto Nisargadatta. Perché, di nuovo cito male le parole di Gesù quando risponde a chi gli chiede se ci sia qualcuno migliore di un altro, "nessuno è superiore a un altro", e lui stesso compie (come tutti) , il volere di "suo padre", che è di tutti, non solo il suo, anche il nostro. E il tabaccaio di Bombay dice proprio questo: non separarci da noi stessi e dal nostro essere uniti al tutto. Certo Nando, tutto questo non è facile da praticare, anzi forse è impossibile e possiamo solo tendervi. E possiamo scegliere gli strumenti a noi più congeniali per sentirci bene con noi stessi e con le nostre inquitudini di esseri mortali quali siamo. Ma sono strumenti, non possiamo farne degli idoli. Questo diceva appunto Gesù con l’esempio dei gigli dei campi e degli uccelli del cielo. E questo trovo nelle frasi qui riportate. Si tratta di vivere in armonia con noi stessi, con gli altri, con il mistero grande che ci circonda e, a me, a volte meraviglia ma a volte fa anche paura. Mi sembra risplendano le parole qui riportate qui, che profumano di aria libera e pura. Mi fermo, vorrei solo dirvi cari Nando e Lorenzo che i vostri dibattiti mi appassionano e che ammiro la ricchezza delle vostre menti/visioni!
Grazie.

 Dino Ferando - 05/10/2014 08:56:00 [ leggi altri commenti di Dino Ferando » ]

Caro Lorenzo, scusami, ma non ci siamo:
Tu sei, e lo sai, un particolarissimo e prezioso dono che la Poesia ha donato al mondo dei versi e della ricerca interiore; sai anche, o per colpa mia lo ignori, che ti stimo e apprezzo e condivido molto dei tuo "sentire" la poesia e la gioia; il grande mio disaccordo, oltre a convinzioni ed opinioni diverse su tanti nostri punti dibattuti, è il modo, a mio avviso troppo categorico, con cui ti confronti con chi non la pensi come te; non si tratta di avere ragione o torto, ma di ascoltarci e rispettarci pur nei reciproci dissensi, cercando ciascuno magari di convincere l’altro ma, soprattutto, rispettandoci e consapevoli che tutti siamo in cammino, con tempi e modi e percorsi diversi...e forse un’unica meta. E quando pure si venisse meno a tali propositi, se ne prende atto e si ricomincia il viaggio.
Ora, se per la mia incapacità di comprendere le tue "visioni" (so che non ami le idee) o per altre ragioni di scontentezza ti sottrai alla fatica del confronto, che cosa dovrei fare io che al confronto porto soltanto il mio nulla? Per cui il mio invito, e credo che sia anche l’invito delle persone che hai menzionato, è quello di rimanere in cammino anche con noi, portando la tua ricchezza interiore come un dono, però non come un fardello da imporre sulle spalle degli altri. E viceversa.

Un caro saluto

 Lorenzo Mullon - 05/10/2014 08:34:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

caro Nando, la notte porta consiglio
probabilmente ha ragione Cristiana Fischer a ripetere che sono in errore
tu a sostenere che la poesia è la scienza dei versi e ~ come hai scritto ~ che si può scrivere poesie senza ispirazione ( lo facevano i dada ed era una bellissima provocazione contro l’arte convenzionale )
ha ragione Loredana Savelli quando dice che sono snob
probabilmente sono il frutto di una serie colossale di errori
non sono umile, devo imparare l’umiltà
e quindi chiedo scusa a tutti
e mi prendo una bella vacanza dal sito per riflettere sui miei errori
buon tutto

 Ferdinando Battaglia - 05/10/2014 01:04:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Se in ho letto il testo (non mi sembra, ho detto di averlo letto in modo suprrficiale, non approfondito), tu forse non hai letto il mio commento. Certo, se ti aspettavi le parole di un accademico che svolgesse un’esegesi critica del testo, mi dispiace: non potevo esserlo io. Capisco pure che "filtri" tutto in chiave "ideologica": tu non leggi gli autori (nel mio cado, fai anche bene, ché dico nulla di nuovo o d’importante), ma tutto quello che, con legittime convinzioni, presumi ci sia alle loro spalle, come può essere una dottrina religiosa o affini. Ancora, poi, magari per il mezzo inadeguato come giustamente rilevi tu, mi accusi di parlare a vanvera perché non sono andato a cercare dove abitasse l’Autore (scusa, ma se avesse abitato in una suite, quei contenuti li avresti ritenuti meno validi?), punto su cui ti ho mosso un’obiezione alla quale non hai ancora risposto.
Non vorrei che il "romanocentrico" mi diventassi tu...


(Curiosità: pubblicato argomento di filodofia e sciena, quindi non eta un poeta? Scusa la mia ignoranza...)

 Lorenzo Mullon - 05/10/2014 00:28:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

Nando, non mi sembra che tu cerchi il confronto, non hai commentato niente del testo, della visione di Nisargadatta, hai solo approfittato per ribadire il tuo credo romanocentrico.
Oggi sono venuti due amici di CL a trovarmi da Milano.
Curiosi, interessati, dialoganti.
Abbiamo passato un pomeriggio bellissimo, parlando di queste cose con grande apertura, senza nessun problema.
Curioso io, curiosi loro.
Non so, magari il problema è internet, questa forma paranoica di comunicare chiusi ognuno nella propria postazione.
Non ci si guarda negli occhi, terribile . . .
O forse il problema è che sei di Roma, e da duemila anni volete dettare legge a tutti gli altri che devono stare umili e sottomessi. Forse, eh ~ scherzo, evviva Roma ! ~ non so, non so più niente.

 Ferdinando Battaglia - 04/10/2014 23:19:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Poi, proprio per esser puntigliosi: Che io parli a vanvera è un fondamento della Verità, ma che per commentare uno scritto, occorra necessariamente conoscere il modello 730 o lo stile di vita o altre informazioni private e ininfluenti ai fini del testo mi giunge nuova (altro è l’approfondimento biografico di un autore); quindi, se il mio parlare a vanvera è per qualcosa che nel testo non è presente (e non mi sembra vi fossero riferimenti autobiografici)allora mi dispiace: è forse soltanto il tuo disappunto per un pensiero diverso dal tuo.

 Ferdinando Battaglia - 04/10/2014 23:09:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

(chiedendo permesso a Cristina…)
Caro Lorenzo, con te viviamo un variazione dell’attesa di godot: manchiamo sempre l’appuntamento con il dialogo. Non mi sembra tu ponga contro argomentazioni alle mie affermazioni, tiri in ballo argomenti su cui io non ho detto una parola! Di là della coerenza (poiché la lettera morta è questo), ho ‘ impressione che o si hanno le tue stesse cnvinzioni o si è nell’errore piuttosto che asserviti a poteri, condizionamenti, organizzazioni; ma torno a ripetermi: nessuno di noi possiede la verità, oppure la ossediamo tutti, per cui tutti abbiamo delle opinioni più o meno condivisibili o esperibili negli effetti da altri
D’altronde, leggendo un po’ qua e un po’ là, mi sono reso conto che anche sulla poesia, non tutti gli esperti esprimono le tue affermazioni in proposito: c’è’ chi parla di scienza dei versi (riferito alla metrica), chi della poesia come nutrimento della filosofia, chi della teologia come poesia su Dio (come vedi, non c’è un’unica strada, il pensiero, le idee non sono nemiche acerrime dell’uomo...). Per cui ci dobbiamo rassegnare: sia nei quartieri poveri sia in quelli ricchi, nessuno può pretendere di esaurire il discorso su chi siamo e sul mondo. Dopodiché sei libero di romperti le scatole, ma tutti siamo ancora liberi di esprimerci in disaccordo gli uni con gli altri, imparando a dialogare nell’ascolto reciproco (ascoltare non è leggere) e a tollerare gli altri punti dfi vista, consapevoli che oltre la poesia c’è dell’altro non meno importante, come per molti può esserlo la ragione, il mondo delle idee, la religione etc...; e mai sarà per tutti valido un singolo nome, per quanto autorevole o stimato, sia si chiami Nisargadatta, sia si chiami Einstein …

p.s. Una replica raffazzonata la mia, ma spero se ne colga lo spunto.

 Lorenzo Mullon - 04/10/2014 10:15:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

e giusto perché mi hai fatto girare le scatole, caro Nando, aggiungo che il Papa ha tanto parlato sugli edifici della Chiesa che devono essere a disposizione di chi ne ha bisogno etc, e non devono diventare alberghi di lusso, come qui a Venezia
bene, cos’è passato, un anno?

come dici tu, lettera morta

altro che ladri e prostitute . . . e i migranti? e i poveri?
sono più interessanti i ladri e le prostitute, magari ricchissimi e ricchissime grazie alle loro avventurose attività ?

sei tutto ideologia, Nando

- comunque, anche se Nisargadatta fosse vissuto in un albergo di lusso per tutta la vita, come un ladro o una prostituta di successo, cosa cambia? -

 Lorenzo Mullon - 04/10/2014 10:02:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

< e comunque il signor Nisargadatta abitava nel quartiere più malfamato di Bombay, in una casa fatiscente, al limite dell’abitabilità, non in una residenza lussuosa "Occidentale", bisogna informarsi prima di parlare a vanvera >

 Lorenzo Mullon - 04/10/2014 09:41:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

Nando ha sempre poca fiducia nell’essere umano, rimane tutto lettera morta.
Non sarà che rimane tutto lettera morta per Nando?
Ognuno legge se stesso.

( scusate eh, io dico sempre quello che sento, altrimenti cosa ci facciamo qui, perdiamo tempo? )

 Nando - 30/09/2014 15:31:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

Cristina, intanto grazie per la proposta e per l’invito a leggerla.
Che dirti? Sai, io sono un uomo "quasi" semplice, ignorante, ho poche capacità di comprensione e di critica; ti posso però restituire le mie impressioni, se vuoi.
Ammetto di aver dato una scorsa superficiale più che una lettura approfondita, tuttavia un’idea me la son fatta, non mi entusiasma: vuoi per la frammentarietà che risulta dal collage - credo che tale sia -, vuoi per l’"assenza" di novità (ma non necessaria alla Verità), poiché molti punti sono comuni ad altre religioni o correnti spirituali e rintracciabili nella nostra filosofia Occidentale e nel nostro sapere psicologico (tra l’altro non si arriva a queste riflessioni se non attraverso l’utilizzo delle facoltà anche mentali e razionali, nonché della conoscenza attraverso la filosofia - è gisuto precisare ciò -.
Non me ne volere: è molto facile dire, definire, scrivere massime, il problema è che o diventano esperienza o rimangono lettera morta (questo vale per ogni dottrina), inoltre sono sempre dette al di qua della soglia, come narrazione di un al di là che chi ascolta ancora non conosce. Certo, anche questa è una via, ma non l’unica e non confuta i contenuti delle altre vie con un’assoluta Verità. Mi piacerebbe anche approfondire punto per punto, ma non mi sarà possibile; tante domande mi ha suscitato la lettura e forte l’impressione di trovarmi di fronte ad un’"altra versione" della cacciata dal paradiso terrestre, ché solo così si può comprendere il senso della nostra condizione di partenza e la ricerca di vie di liberazione (di redenzione per il cristianesimo).
E proprio proprio se posso dire ancora un’ultima cosa, allora:
Amo molto questa vita, l’umanità della nostra carne pur sapendo le contraddizioni e i condizianamenti che ne vengono e la necessità di un’ascesi che in qualche modo arrivi a trascendere i corpi; però benedetto cristianesimo! Se penso al Mistero dell’Incarnazione...se pesno a Gesù che mangiava con i ladri e le priostitute! Pensa, quando ero ancora un ragazzo, mi divertivo a commentare la Resurrezione evidenziando la prima domanda di Gesù agli Apostoli dopo quell’Evento: "Che c’avete da magnà (traduzione dalla versione CEI a cura dello scrivente)?
No, non riesco facilment a rinunciare o a perdere i colori, pur sapendo che sono solo apparenze, frequenze della luce...

Ciao Prof, "sempre cara mi sei su quest’ermo colle" (non si dispiacerà Giacomo pel la mia versione un po’ tradente) che è La Recherche.

 Lorenzo Mullon - 28/09/2014 15:22:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

una piccola intuizione del momento
che non ha la pretesa di essere nessun tipo di verità
ma solo uno stimolo:
quello che pensiamo si avvera, in qualche modo misterioso ma è così
bussate e vi sarà aperto
finché pensiamo ad un "Dio" separato da noi
la separazione rimane, continua
se ci liberiamo da questo pensiero di separazione
prima o poi avviene la fusione
e la luce allora è indistinguibile
prima o poi, senza fretta, finiamo pure il dolce e il caffè


 Cristina Bizzarri - 28/09/2014 12:02:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Sì Lorenzo, tutto quello che ci accade ci aspetta, ci spetta, lo sento credo penso anch’io. Ciao da una che si incastra con te e co chi la aspetta, le spetta ...

 Lorenzo Mullon - 28/09/2014 11:34:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Mullon » ]

certo, non è facile, Nisargadatta stesso consigliava di seguirlo nei suoi discorsi cercando di immedesimarsi il più possibile
non è facile, e aveva una pazienza infinita nel ripetere le cose
il suo punto di vista era ~ è ~ non dualistico
vedeva ~ vede ~ da una profondità quasi inarrivabile, per noi abituati a combattere con i problemi della quotidianità
dobbiamo avere pazienza con noi stessi
restare aperti
e qualcosa nel tempo succede
se abbiamo fiducia semplicemente nella vita
però qualche scossone ci vuole, perdonatemi se ne do ~ dall’alto della mia inconsapevolezza rispetto a Nisargadatta

< l’ho conosciuto da pochissimo, ad aprile al mercatino parrocchiale di San Giobbe, sopra una pila di libri usati, a ben 1 euro
mi aspettava
quindi ringrazio pure la parrocchia di San Giobbe, tutto è un incastro incredibile a questo mondo >

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