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Il Signore fa pru pru

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Sono una che guarda tra le nuvole -

e ogni tanto cade. Lilli la gattina

ha una boccuccia rosa  quando è aperta

e chiama.  Ma non lo sa.

Ci ruota intorno dal  suo mondo e gioca

fissandoci negli occhi svelta svelta -

poi correndo si fionda a coda in su

senza vergogna del corpicino suo

peloso e nudo che ci tende e toglie

appena felici l'acchiappiamo.

(fort-da, da-fort, fort-da).

Arriva sul piattino e ha tanta voglia

che si strofina stretta stretta. Ma non solo -

lei sa la gioia che offre col suo peso

alla conca offerta delle nostre pance

e viene in braccio inaspettatamente

guardandoci con gli occhi a spiraglietto,

verdi e bistrati come fanciulla egizia.

E' una gattina che sa aspettare e quando

non ci siamo scompare la sua vita

misteriosamente.  Ma lei riappare sulla porta -

sa quanto ci manca  la candida

pancetta piena che non ha vergogna

di svuotare , con il musino bianco

stellato armoniosamente intento.

Poi quando è buio e si va a letto stanchi -

sgualciti sul cuscino della notte

dopo giornate di tran tran pietosamente

accolte con affetto - ecco che sale

lieve sul nostro letto e fa le fusa -

Pru pru.

 

 

 

 

 

 cristina bizzarri - 25/01/2012 13:25:00 [ leggi altri commenti di cristina bizzarri » ]

Non posso fare altro che le fusa per i vostri commenti. Grazie! A Franca: è proprio come tu dici, non c’è altro da aggiungere!

 Franca Alaimo - 25/01/2012 12:26:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

Che testo delizioso in sé ed ancora di più per una come me che adora i gatti! Le note dominanti sono la gratuità dell’amore che gli animali domestici ci donano, l’innocenza dell’offrire la loro presenza fisica, il misterioso e legame che sanno cucire con gli esseri umani. Loro, probabilmente, ci insegnano che cosa sia davvero l’amore e, in qualche modo, prefigurano quello divino, che ci fa sempre "le fusa", anche se noi spesso non stiamo in suo ascolto.
La poesia possiede una levità, una grazia, una tenerezza di lessico e d’anima che la fanno subito amare. Avrei voluto anch’io scrivere uan poesia così per la mia gatta!

 Loredana Savelli - 25/01/2012 11:51:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Mi piace molto questo stile di scrittura. Ciao!

 Censa Cucco - 25/01/2012 10:48:00 [ leggi altri commenti di Censa Cucco » ]

una favola alla Andersen, molto carina questa gattina...

 cristina bizzarri - 25/01/2012 09:55:00 [ leggi altri commenti di cristina bizzarri » ]

Grazie ai miei quattro commentatori, di cuore. Ognuno ha aggiunto spunti di riflessione e contemporaneamente ha arricchito questo testo. Non è una fantasia, Giovanni la tua. L’Ineffabile si rivela anche a scorci, squarci che può aprirci il mistero, la stranezza di una gattina. (Un comunione oltre i dogmi, veramente cristica cioè onnicomprendente: la conca dei ventri che accolgono, l’attesa, l’apparizione improvvisa...la gratutità). Chi chiamiamo Dio può essere anche infinitamente piccolo, e umile. Fort-da è di lacaniana memoria: una cosa che ho letto di questo geniale psicanalista. Un bambino sente, nel lancio di un filo attaccato, mi pare, a una pallina, e nel suo ritorno, la presenza e l’assenza della madre, e poi nella vita questo pieno e questo vuoto ritorneranno...

 Teresa Milioto - 25/01/2012 09:48:00 [ leggi altri commenti di Teresa Milioto » ]

Mi unisco ai complimenti e agli amanti dei gatti in quanto tali già poeti...
Un caro saluto.

 Roberto Perrino - 25/01/2012 09:46:00 [ leggi altri commenti di Roberto Perrino » ]

anche per me l’interazione con i miei gatti e’ metafisica

 Roberto Perrino - 25/01/2012 09:44:00 [ leggi altri commenti di Roberto Perrino » ]

capio ac captus sum! bella proprio! chi ha almeno un felino per amico o figlio non puo’ che ritrovare tutta la propria esperienza in questo bel testo

 Giovanni Degli Esposti - 25/01/2012 09:01:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Degli Esposti » ]

E’ il titolo che mi ha fatto subito pensare! E allora scusami se ardisco tentare una interpretazione più "metafisica" dei tuoi versi. Il Signore (con una maiuscola non a caso) introduce ad una trascendenza (non è certo il signore padrone/a della gattina... nè la gattina stessa). Allora penso che tu abbia voluto traslare tutto il rapporto micia/umani in una sorta di parafrasi del rapporto (a volte) di Dio con noi o di noi con Dio. Si tratta di vedere se traslare la nostra visione spirituale in quella con un Dio da carezzare e blandire e/o poterlo avere con noi nei momenti stanchi e difficile... oppure (dato che la prima mi sembra un po’ molto forzata) pensare che a volte ti piace sentirti, Cristina, come creatura debole accoccolata nel grembo di Dio ("e adesso chetati anima mia")... quest’ultima lettura è più intrigante e rassicurante... però è forse tutta una mia fantasia... e forse tu pensavi soltanto a te e alla tua gattina. Ciao!!!

 Maria Musik - 25/01/2012 08:38:00 [ leggi altri commenti di Maria Musik » ]

Deliziosa, con leggerezza ed ironia, volutamente "leziosa", quasi infantile se non fosse per quell’incipit. Mi è molto piaciuta... sarà perchè capita anche a me di guardare le nuvole e la mia gatta?

 Alessandro Mariani - 25/01/2012 01:07:00 [ leggi altri commenti di Alessandro Mariani » ]

Mi è piaciuto molto l’uso del linguaggio: infantile, perfettamente adeguato alla dolcezza ( e ironia) del testo. Comunque, in ogni caso, plasmare il linguaggio non è affatto facile. E’ una questioni di cambi di registro, che spesso cambiano anche quello che si vuole dire. E’ un gioco pericoloso ma che ti ha dato stupendi risultati. Trovo che sia molto difficile adeguare il testo a quello che si vuole dire. E non molti sono capaci, come te, di farlo.

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