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Donna del sottosuolo

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Allora zitta, stai zitta se t’inghiotte
cannibalesco ascolto -
e nel silenzio grida.

Annega nel rancore ogni tua azione

A cosa la parola se slabbrata -
ferita nei contorni -
non parte, non ritorna
se non marcio relitto,
vascello ormai arenato?

Annega nel rancore ogni emozione

Urgenza come fame
o eiaculato vuoto -
urgenza che stordita
non tocca né colpisce -
aridamente scroscia?

Annega nel rancore ogni passione

Allora zitta, stai zitta se t’inghiotte
risentimento amaro, oscuro affanno -
e nel silenzio grida,
vagisci antico pianto.

Disgiungi la placenta dal cordone


 Loredana Savelli - 20/11/2012 20:04:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Il contenuto è forte. I commentatori precedenti sono stati eccellenti e sottoscrivo.
Ciao Cristina

 Massimo Caccia - 20/11/2012 19:06:00 [ leggi altri commenti di Massimo Caccia » ]

Testo forte e dinamico, un serrato dialogo interiore per meglio osservare il pericolo di cadere nella passione. Versi efficaci e belli, nella loro struttura nervosa.

 Carla de Falco - 20/11/2012 17:36:00 [ leggi altri commenti di Carla de Falco » ]

Mi è piaciuta tutta, ma mi ha colpita particolarmente la chiusa. La ri-nascita evocata come un distacco da una parte che è tua, ma riconosci, finalmente, altra da te. Brava Cristina.

 Teresa - 20/11/2012 15:01:00 [ leggi altri commenti di Teresa » ]

bellissima.
un abbraccio Cristina

 Ferdinando Battaglia - 20/11/2012 07:54:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Battaglia » ]

Una poesia che trova la sua bellezza non solo nella forma controllata dall’arte, ma soprattutto nella sorgente viscerale da cui sgorga. La parte più vera di te e non perché dica dell’ombra, ma della ricerca di quella disgiunzione tra la placenta e il cordone. Un cammino verso un Luogo che sia completamente Altro e che ci accolga luci e ombre per renderci solamente Luce.

Ciao Cristina

 Luciana Riommi Baldaccini - 19/11/2012 23:16:00 [ leggi altri commenti di Luciana Riommi Baldaccini » ]

Confesso che anch’io ero stata colpita da quel "rancore" e un po’, forse per deformazione professionale, mi ero immedesimata con la voce che veniva zittita. Parlale ancora Cristina, e regalaci altri dialoghi poetici!
Ciao ciao :-)

 cristina bizzarri - 19/11/2012 23:08:00 [ leggi altri commenti di cristina bizzarri » ]

Giovanni, intanto cerco di parlarle io, (per adesso non ne vuole sapere) poi ti riferisco con molto piacere. Thanks.
:-))

 Giovanni Baldaccini - 19/11/2012 23:04:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Baldaccini » ]

Linguaggio essenziale che apprezzo molto, che nell’insieme costruisce un testo efficace. Detto semplice: una bella poesia. Una piccola notazione fuori luogo, ma che non riesco a evitare: magari quell’ombra avrebbe bisogno di essere un po’ accolta, che qualcuno parlasse con lei, ascoltasse le ragioni del suo rancore e la aiutasse a superarlo. Magari nella prossima poesia.
Ciao ;-)

 cristina bizzarri - 19/11/2012 22:24:00 [ leggi altri commenti di cristina bizzarri » ]

Amina, Anima, Dolcissima Sciamana sei. (Si spacca la scorza, fuoriesce del latte che credevi ormai secco).
:-*

 Amina Narimi - 19/11/2012 21:55:00 [ leggi altri commenti di Amina Narimi » ]

Anche la parola felice a volte cade dentro quel precipizio dove pare si sgoli e resti in carne viva senza pelle per toglierla alla notte e rivestirsi di scuro e silenzio ma che poi infine puoi riconoscerne gli astri le stelle dentro tanti silenzi che in quella notte scura della voce tante volte io almeno son incapace di vedere
Come un filo di grazia disperante d’amore si frantuma in milioni di piccole scintille Come fosse lo sfregare degli astri nel ruotare dentro la materia dell’universo
Frammenti di luce divina imprigionati dalle cose che desiderano essere liberati e visti sopratutto da chi ti ama
Allora la voce nel suo precipizio cuce labbra sanguina nel silenzio si sfascia ridice piano i nomi le cose che prima ha urlato Una contrazione uno spasmo che ammutolisce
Eppure anche il mondo nasce da una mancanza
Una contrazione del divino che concede spazio all’incontro
In questo infinito che ci precede e seguirà noi stiamo in quel niente che è tutto per noi purché ci sia

 Amina Narimi - 19/11/2012 21:44:00 [ leggi altri commenti di Amina Narimi » ]

sgorga di bianco il remoto,le doglie in avanti fanno il suono più duro del mondo-arenato-relitto-ararat- nella fenditura scura della terra Una donna seduta a gambe incrociate,t’immagino che tieni nel grembo un cocco spaccato a metà

 cristina bizzarri - 19/11/2012 21:00:00 [ leggi altri commenti di cristina bizzarri » ]

Caro Emilio, è proprio come dici: parlo a un’antagonista, cioè a me stessa e al mio "risentimento" del "sottosuolo", (le mie radici, le mie ombre, la mia parte oscura)che a volte emerge prorompente e mi rende arida. Con me stessa e con gli altri. E mi fa/faccio stare male, proprio male.
Grazie della lettura profonda.

 Emilio Capaccio - 19/11/2012 20:37:00 [ leggi altri commenti di Emilio Capaccio » ]

A chi reciti questa splendida poesia, Cristina? Chi è l’antagonista?

E’ la plenitudine dell’essere saggio e armonioso che enfatizzi e canti in questi versi, biasimando per contrapposizione l’opposto arido e rancoroso; come se volessi parlare del nero tenebroso per risaltare indirettamente il candore del bianco.

Un grande bacio.

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