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La magia dei colori tra fiori, fate e leggende

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Proseguendo il nostro itinerario tra i Monti Sibillini non si può non rimanere affascinati dalla magia che evoca questi posti e, in particolare, un evento naturali-stico “estivo” da non perdere è la cosiddetta “fioritura” delle piane di castelluccio di norcia, meta di numerosi turisti e appassionati. Il paese, frazione del comune di Norcia (PG), da cui dista circa 28 Km, si trova a un’altitudine di circa 1.452 metri sul livello del mare, non molto distante dal Monte Vettore, il quale, con i suoi 2476 metri costituisce la sommità più alta dell’appennino umbro-marhigiano. è, infatti, tra la fine di maggio e i primi giorni di luglioche nell’altopiano di castelluccio per diverse settimane la monoto-nia cromatica del pascolo, viene spezzata da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso. Anche se la festa della “fiorita” ricade nella terza e nell’ultima domenica di giugno, non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo.

 

Sul verde intenso dei prati si schiudono miriadi di fiori tra cui papaveri ossi e gialli, gli asfodeli, le genziane, le peonie chiamate dai castelluc-ciani “rose selvatiche”, i tulipani, le viole di Eugenio, le primule, i nontiscordardimé, le campanule, i narcisi, i ranuncoli, i garofani. Nel suo insieme il grandioso anfiteatro dei Piani o Altipiani di Castelluccio, coni suoi 18 km di lunghezza, è uno dei più grandi bacini carsici chiusi conosciuti. La sua origine è legata all’azione dilavante delle acque sulla roccia calcarea e, allo stesso tempo, a movimenti tet-tonici e rappresenta quanto resta di un’area occupata da un grande lago.

 

Le cosiddette “piane” di Castelluccio prendono il nome di “piano grande”, “piano pic-colo” e “pian perduto”, queste si presentano come vaste distese erbose e rappresentano un’area di eccezionale valenza ambientale e paesaggistica. Il Piano Grande si trova a quota 1270 m, si estende per 1300 ettari, è lungo 8 Km ed è attraversato dal fosso dei Mergani che, formato dallo scioglimento dei ghiacciai, fa confluire le sue acque nell’inghiottitoio, una spaccatura del terreno che caratterizza le zone carsiche. Il Piano Piccolo copre un’area di 234 ettari. Il pian perduto ha una superficie di 123 ettari e si trova quasi interamente in territorio marchigiano.

 

Il Pian Perduto è caratterizzato da una conca chiusa che ha, nella parte centrale una depressione carsica. Il fondo, ricoperto d’acqua, forma uno stagno di dimensioni variabili a seconda della quantità di piog-ge tanto che, nella stagione estiva, diviene poco più di un acquitrinio con una profondità che non supera i 2 cm. Questo particolare specchio d’acqua è chiamato “stagno rosso” dalla colorazione che assu-me: secondo le ricerche effettuate dai professori Ettore Orsomando e Antonio Dell’Uomo, sarebbe dovuta alla presenza di un’alga microscopica che si sviluppa in peculiari condizioni ambientali e climatiche. Dal Pian Grande, invece, s’innalza il versante occidentale del Monte Vettore, che per quasi 1000 metri procede spoglio di vegetazione.

 

A quota circa 2000 metri si trova una faglia che prende il nome di “Strada delle Fate”, da un’antica leggenda legata al territorio. Le “fate”, donne di estrema bellezza che amavano frequentare le feste e i balli a Castelluccio, potendo restare tra gli uomini solo di notte, all’alba do-vevano rientrare nel loro territorio. Le fate, infatti, secondo la leg-genda vivevano in una grotta del Monte Vettore insieme alla Sibilla, ma questa mal tollerava le loro uscite “furtive”. Il mito vuole che durante un ballo all’alba il Sole le sorprese e furono costrette a fuggire, e con i loro piedi caprini, nella loro folle corsa, segnarono per sempre la parete di Monte Vettore, creando una spaccatura nella parete rocciosa. Secondo un’altra versione, invece, queste furono costrette a scappare poiché uno dei pastori, ballando insieme a una di loro, ne aveva intuito l’identità tenuta finora nascosta.

 

Pochi giorni dopo giunse nel luogo dove si erano stabiliti i pastori, un valoroso cavaliere chiamato Guerrin Meschino, proveniente dalla città di Corfù in Grecia. Egli era in cerca della Sibilla, per chieder-le notizie dei propri genitori, che aveva perso in età infantile. I pa-stori decisero di chiedere aiuto al Guerrin Meschino, il quale giunse dopo pochi giorni al cospetto della Sibilla, che si innamorò subito di lui. La perfida maga gli sottopose 3 domande: se il cavaliere avesse saputo rispondere, la donna avrebbe esaudito i suoi desideri. Con grande astuzia, il Guerrin Meschino riesce a risolvere i 3 indovinelli e a rompere l’incantesimo che affliggeva le fate. La leggenda ci racconta inoltre che i pastori e le loro giovani donne, fondarono un paese sulle rovine di Colfiorito, che chiamarono Pretare, frazione di Arquata del Tronto (AP). Infine, alcune versioni narrano che la Sibilla sposò il Guerrin Meschino e che, ancora oggi, a Pretare si possono incontrare i lontani nipoti; naturalmente, questa è solamente una leggenda...

 

Denise Grasselli

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