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Stagioni del ramo

un carico sul fondo

sentire la corrente

che altera la foce

troppi sigilli

la recluta diserta

abiti sudati:

l'impronta che si afferra.

 

 Fabrizio Giulietti - 01/06/2021 12:27:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

accidenti, che acume e che istinto interpretativo, "azzarda" un po’ più spesso, ha ha ha... ti stimo al punto che, appena ho notato che tue poesie sono presenti in una delle antologie delle Atile edizioni, ho deciso di aderire anche io alla proposta editoriale afferente la nuova silloge... grazie di cuore per passaggio, lettura e commento...

 Elisa Mazzieri - 01/06/2021 10:58:00 [ leggi altri commenti di Elisa Mazzieri » ]

Azzarderei, invertendo.
Stagioni, che immagino leggère, sul filo a "sentire" la corrente ma è il peso/carico sul fondo che ne altera lo sbocco.
Così, l’entusiasmo diserta gli abiti come abitudini sudate per i troppi sigilli più che per l’opera.
Si imprime l’affinità e si coglie, comunque.

Antica in apparenza ma predittiva.
Senza tempo. Leggerti è un piacere

 Fabrizio Giulietti - 25/05/2021 12:52:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

uh, Loredana, che inaspettata e graditissima sorpresa... grazie, Maestra...

 Loredana Savelli - 25/05/2021 10:39:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Commenti meravigliosi per una poesia che apre mondi, varchi senza scoperchiare dolori. La corrente intanto va.

 Fabrizio Giulietti - 19/05/2021 11:58:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

grazie, immenso sole, ti abbraccio con tutto il mio cuore...

 Amina Narimi - 17/05/2021 23:36:00 [ leggi altri commenti di Amina Narimi » ]

Quando si porta a sé l’impronta nasce davvero il varco...le stagioni del ramo sono quei nomi che hanno mesi bellissimi... Mentre si canta alifib.. alife
Rileggerti, Fabry, è una bella stagione

 Fabrizio Giulietti - 17/05/2021 17:12:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

Sal e Ferdinano, grazie sempre a voi. è bello ritrovarsi ogni tanto... un carissimo saluto...

 Ferdinando Giordano - 17/05/2021 11:56:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Giordano » ]

Lingua d’Autore... poi ho lasciato che andasse dove voleva e mi ha trovato. Grazie, sempre.

 Salvatore Pizzo - 17/05/2021 03:51:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

"Stagioni del ramo": primavera, estate, autunno, inverno. Un anno in tre parole, una vita in tre parole.

"un carico sul fondo":qualcosa che è sprofondato, un naufragio, un contrabbandiere che si è sbarazzato della merce. Una zavorra di cui ci si è liberati.

"sentire la corrente
che altera la foce": per sentire la corrente, necessariamente bisogna immergersi nella corrente che altera la foce. Dunque più un invito di natura eracliteo.

"troppi sigilli": un rimando a certi maghi che ricorrono ai sigilli per custodire gelosamente formule magiche.

"la recluta diserta": si potrebbe pensare che sia a causa del pessimo rancio.

"abiti sudati
l’impronta che si afferra.": sudore da lavoro, da terrore, da clima caldo afoso; da evaso in fuga con appresso mastini che ne seguono la scia puzzolente;

Insomma, una poesia che mi rimanda alla "Radio Londra" dei messaggi da decodificare, accostando immagini fittizie, risultanti da espressioni surreali e criptiche nel loro manifestarsi incomprensibili. Ma, in fondo, la poesia cos’è, se non qualcosa di incomprensibile che ci viene da un’emozione messa giù per iscritto?
Grazie sempre con un caro saluto

 Fabrizio Giulietti - 16/05/2021 20:23:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

fulminante come sempre...

 Darlene - 15/05/2021 13:28:00 [ leggi altri commenti di Darlene » ]

La mia impressione è che tu stia usando diverse immagini che rappresentano lo stesso significato. Dunque abbiamo un ramo. Immagino la vita, la sua esistenza, in balia delle stagioni e delle intemperie. Sta lì, nel luogo in cui è nato e vive ciò che accade inesorabilmente. Allo stesso modo l’immagine statica del peso sul fondo. In balia qui delle correnti. Sta, e tutto si muove intorno. Sta, perché non ha la possibilità di essere diverso, di sentire diversamente. Introspettivamente immagino la sensazione di impotenza rispetto a ciò che ci circonda, mentre ci sentiamo fissati nelle situazioni e nelle condizioni soprattutto. Diventiamo spettatori della vita stessa, incapaci di viverla. Tutto cambia, come la foce. Ma noi rimaniamo stabilmente ancorati. La chiusa mi sembra volerci dire "non pensiate che quel che appare...è". Tutt’altro. Esteriormente siamo qualcosa che non ci rispecchia davvero, quasi mai. La forma reale è proprio quella che non si vede.

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