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Grano verde

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Dopo avere accumulato nella notte immagini felici

E voli dell’anima ridente nel groviglio del caso,

Svegliatami con lo splendore nuovo dell’aurora,

Vedendo ancora il suo corpo inclinato verso il mio tepore,

Lo riconobbi come stordita, tanto mi sembrò

Superfluo averlo ricevuto tra le mie braccia al buio

Senza alcun suono se non un gemito lungo d’animale.

Sì lo ricordavo: come un frammento caduto

Sulla metafora bianca della mia carne che chiamava amore,

Ad essa ricongiunto come all’origine stessa della sete,

Le gemme pulite dei suoi occhi che mi precipitavano

Nel ricordo di una valle verdissima di grano.

Il ticchettio dell’orologio spostava il tempo verso il tempo a venire

Mentre, a torso nudo, sul letto disfatto, silenziosa

Osservavo gli oggetti sparsi per terra con furia,

Come dopo un assalto nemico o un impeto fortissimo di vento.

I miei anni notturni volteggiavano nella testa

Come un drappello di rondini in cerca di un luogo più caldo,

Più certo di un respiro di ragazzo ancora dormiente.

Avrei avuto ragione se gli avessi detto subito addio,

Se fossi andata via per sempre. Ma si svegliò che pareva

Un tenero angelo bianco, un destino di grazia,

Una ridente delizia. Come esultavano fuori le creature viventi,

Come scintillava l’azzurro limpidissimo del cielo!

Gli morsicai la bocca che sapeva di mandorla

E l’accostai al seno perché bevesse di nuovo il latte della felicità.

Oh, i nostri occhi nuotarono ubriachi vedendoci senza vederci e

Ancora più caldi furono i baci, ancora più verde il grano di ieri.


 Maria Rosa Cugudda - 11/02/2011 16:27:00 [ leggi altri commenti di Maria Rosa Cugudda » ]

Particolarmente profonda, vera e coinvolgente! curato anche lo stile.

 Caterina Nicoletta Accettura - 11/02/2011 00:15:00 [ leggi altri commenti di Caterina Nicoletta Accettura » ]

Una poesia appassionata_________Nicole

 silvia rizzo - 05/02/2011 07:44:00 [ leggi altri commenti di silvia rizzo » ]

efficace narrazione in versi che evoca di scorcio attraverso poche immagini e dettagli (il letto disfatto, gli abiti sparsi sul pavimento, il ticchettio dell’orologio un baluginare di nudità nell’oscurità di una stanza) una storia complessa e velata di malinconia (la malinconia di un’età che ha imparato ad apprezzare i doni del tempo), nella quale si intrecciano in difficile equilibrio la consapevolezza dell’assurdità di un amore ’impossibile’ e lo slancio verso la vita e la capacità di goderla senza porsi domande. Il verso lungo e il tono narrativo mi fanno pensare al Pavese di "Lavorare stanca". Il cuore della poesia, evidenziato dal titolo, è quell’immagine di felicità del verdissimo campo di grano che affiora nel ricordo nel momento culminante dell’amore.

 pietromenditto - 14/01/2011 10:35:00 [ leggi altri commenti di pietromenditto » ]

Quante volte può essere partorito un uomo senza saperlo e senza pagare l’abusato pedaggio al fisiologico pianto? La scrittura, poi, si è tenuta alla distanza giusta dagli eventi per non esserne toccata, sopraffatta: non si è infatti scomposta un solo capello. Fortunato lui, sapiente e fortunata lei, invidiosi apprendisti noi di tanto illeso ordito, di cotanta indenne trama!

 leopoldo attolico - 14/01/2011 00:24:00 [ leggi altri commenti di leopoldo attolico » ]

Forse la caratteristica più vistosa di questo testo si può individuare in un dettato effusivo ma attento a non esorbitare nel ricamo lirico/decorativo che inclina al "canto" e ai suoi abusatissimi arpeggi . Riconosciamo a Franca una grande padronanza del verso e una delicata/vivida attenzione alla sensualità e alle sue personalissime dinamiche .

 Guglielmo Peralta - 12/01/2011 22:45:00 [ leggi altri commenti di Guglielmo Peralta » ]

28 versi, 28 immagini. Un "racconto" intenso. Sembra di assistere ad una rappresentazione, con un esordio che prelude al dramma fino alla spannung e al poetico scioglimento nell’esultanza dei sensi e del cuore

 Nando - 12/01/2011 14:04:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

Drammaticamente bella. Bella per la scrittura e drammatica per quel tanto di anatomia passionale che mostra: spesso l’ebbrezza dei sensi ci conduce, obnubilando la ragione, dentro relzioni contradditorie e conflittuali.
Gemma letteraria.

 maria.musik@larecherche.it - 12/01/2011 06:58:00 [ leggi altri commenti di maria.musik@larecherche.it » ]

Bellissima e potente, tanto da rimanere attoniti, arrivati alla fine. Così vera, così drammatica e, pure, lucida.
"Sì lo ricordavo: come un frammento caduto/Sulla metafora bianca della mia carne che chiamava amore..."

 Roberto Perrino - 11/01/2011 22:23:00 [ leggi altri commenti di Roberto Perrino » ]

Leggere questo testo e’ stato come essere travolti da un turbine!

 Loredana Savelli - 11/01/2011 21:08:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Com’è fluido e com’è vivido questo ricordo, rivissuto attraverso i sensi (tutti), più che con la mente. Ed è fluida, di conseguenza, la parola poetica, così distesa nel verso lungo, tale da catturare il lettore in una narrazione ariosa, dal tono confidenziale e assolutamente sincero.
Ciao Franca

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