Stai zitta e leggi i miei occhi, l’insolito vizio di chi immune dal vizio ti stringe i capelli e li sfiora: l’inganno di un tempo che non è tempo, di una stanza senza vento, pelle chiara baciata dal sole. Ti immagino che tremi, rabbrividisci, che muovi i piedi -che scalpiti-, languisci.. Che ti dimeni, che tremo io stesso guardando i tuoi occhi nei miei, come un abisso!
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Jane Percy
- 25/08/2013 16:10:00
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sei tornato! leggere una tua nuova poesia è la cosa più bella che ci sia! Mi apre lanima!
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Franca Alaimo
- 21/08/2013 01:27:00
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La seduzione di questo testo sta nello slittamento del tempo in una dimensione al di fuori di se stesso e dello spazio (la stanza bianca è solo un lampo di luce dove leros è un sapore); e di unimmagine della memoria in unaltra ( anzi altre) dellimmaginazione. Difficile dire cosa sia più intenso: la memoria che restituisce lemozione erotica maschile, o limmaginazione che disegna una serie di gesti che poco a poco rendono lei del tutto arresa alla proiezione del desiderio. Trovo che è un modo delicato ed insieme sontuoso di cantare lamore.
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Maria Musik
- 20/08/2013 17:40:00
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"Stai zitta e leggi i miei occhi l’insolito vizio di chi immune dal vizio ti stringe i capelli e li sfiora" Le tue poesie, Francesco, ne contengono sempre una più breve e, da sola, incisiva. Questo incipit è, per me, molto intenso.
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