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La Povert������������

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Elegante, nella mia maschera di vetro cammino fra volti di carne e sangue che non distinguo nella mia incessante fretta, il mio tempo non pu essere mica sprecato, la mia etica, preconfezionata e demod, non pu mica abbassarsi a considerare semplici persone questi surrogati dellumanit!
Preferisco avvolgermi in sciarpe scarlatte e strozzarmi nellaria di Aprile piuttosto che rivolgere la parola a uno di loro, a uno di questi sgorbi senza dignit. Tale maschera tuttavia troppo fragile, fievole in mezzo a questo effluvio di retorica, codici, di leggi non-scritte che mi tengono a debita distanza dalle sagome di mestizia rintracciabili in ogni dove. Sagome di mestizia perch verso loro avverto la stessa sensazione che proverei davanti a un musulmano di Auschwitz, la stessa sensazione che proverei davanti la pietra cieca e sorda. Ho paura. Paura che mi tocchino, paura che mi guardino, che si rendano conto di come li guardo, del mio atteggiamento di fronte lindigenza, che stringo le chiavi della macchina nella tasca sinistra e non smetto di toccarmi la tasca posteriore destra per constatare che il portafoglio ci sia ancora; mi vedete?
Sono cos leggiadro nel mio soprabito di indignazione e paura, se solo qualcuno mi chiedesse che effetto mi fanno costoro, non esiterei a rispondere: indifferenza ; eppure, da due anni a questa parte ho compreso che lindifferenza citata non menefreghismo, bens unattenzione particolare: esattamente due anni fa, lincontro con il movimento mi fece capire che per essere indifferente ho avuto la necessit di cogliere lo sguardo di chi, di l a poco, avrei ignorato, uno sguardo, capite? Ricordo la mia prima giornata nazionale della colletta alimentare, la prima vera occasione, grazie anche alla sincera amicizia ivi trovata, di uscire dalla mia crisalide di ipocrisia: una giornata di intensa fatica per invitare la gente ad acquistare pasta, latte, riso, non volevamo soldi ma prodotti a lunga scadenza, perch? Me lo domandavo durante lintera giornata, perch?!
Dandoci dei soldi in fondo potevamo spenderli al posto loro, acquistare altro copioso cibo e metterlo da parte, ma mi dissero che cos veniva propugnata lindifferenza della gente, che cos non si sporcava nemmeno le mani o degnava di uno sguardo il volantino cui sopra era indicato il motivo di quel gesto. Potrei stupirvi con una quantit industriale di citazioni di filosofi sulla povert, potrei farmi bello parlando del concetto di alienazione di Marx e della sua ineluttabile scadenza di fronte a tale fenomeno, potrei dirvi di come, dalla Vandea a oggi, se non prima, la gente venga massacrata e privata dei propri averi per una semplice questione ideologica, potrei parlare di Nietzsche e prendermela con qualcuno o qualcosa in particolare imbastendo unindagine, potrei parlare di Tersite, di come, sin da Omero, lindifferenza verso la povert fosse consona alla societ, potrei parlare di Verga, De Roberto, Capuana, Sturzo, potreiMa tutto ci, tutto questo parlare, non mi ha mai colpito nel cuore; lo ha fatto lo sguardo di un barbone: se ne stava nascosto dietro un pilastro malridotto e trasandato come i vestiti che portava addosso, ci spiava ma non si avvicinava, per capire quelluomo non ci voleva certo un capitolo su Marx e Feuerbach!
Mi avvicinai alla coordinatrice della giornata e feci presente la situazione, al che: cosa aspetti? mi disse prendi un paio di sacchetti, riempili come meglio credi e portali a quel signore . Una puzza di sudiciume, tremenda, colse il mio naso non appena mi avvicinai, il mio essere neghittoso dinanzi la realt veniva brutalmente stroncato dalle percezioni sensoriali e in un attimo protesi il sacchetto verso luomo, senza guardarlo: la mia maschera di vetro non era caduta del tutto. Quanti duri calli su quella mano che stringeva la mia e quanto calore, quanta profondit in quella voce che mi disse di guardarlo, si, mi chiedeva solo di guardarlo e io ero cos sfacciatamente arrogante da non farlo, finch con due dita tramite il mento mi costrinse a vederlo, finch non mi costrinse a dare un giudizio alla realt: quel giorno ho cominciato a credere, quello sguardo, ne sono certo, era lo sguardo di Cristo e lo avevo riscontrato in un uomo molto pi degno di quanto lo fossi io. Aveva ragione il celeberrimo Alexander Supertramp di Krakauer: Cosa sono i soldi? Non sono loro o una nuova macchina a darmi la felicit! ; Supertramp, il soprannome perfetto per Christopher McCandless, mor in Alaska nel 1992, lasciando come ultime parole scritte nel suo diario la celebre frase la felicit reale solo se condivisa . Chris si era reso conto che scappare da una societ ipocrita non fosse la risoluzione al suo problema, condividere le proprie esigenze con qualcuno invece, forse lo sarebbe stato. Lo stato in tutto ci sembra un bambino maldestro, ingenuo, volutamente o meno, questo ancora non lho chiaro, ma certamente nel modo sbagliato: dare assegni di sostegno alle famiglie numerose, indigenti, sotto la soglia di povert aiuta davvero?
Mettiamo caso che un uomo si sia impoverito dopo aver sperperato i propri averi in alcool e gioco dazzardo sfrenato, un assegno sarebbe la soluzione alla sua povert? No, se tale importante contributo non fosse suffragato da assistenza sociale partecipe dei bisogni delluomo, intrinseci e reconditi; no, se tale prezioso sostegno non fosse supportato da un controllo rigido che permetta di capire se quella famiglia realmente indigente o sostenuta da lavori in nero che gentilmente la societ ci offre. troppo facile dispensare assegni e dare poca assistenza alluomo, un atteggiamento paternalistico che, Manzoni non me ne voglia, non aiuta certo significativamente!
Secondo me sarebbe importante organizzare una fitta rete sociale di assistenza che parta dalle famiglie stesse e non dallo stato, una sensibilizzazione ai problemi altrui e non unistruzione a sviluppare il proprio tornaconto. La storia ci insegna che un aiuto se non controllato affatto o controllato male non serve a nulla, ce lo insegnano le casse rurali di Sturzo finite in mano alla mafia, secoli e secoli di storia. Ho avuto la fortuna di incontrare uno sguardo, nel movimento di don Luigi Giussani, che mi ha fatto capire che alla base di un sostegno vi un incontro, una considerazione vicendevole e non perbenismo, quello che troppe volte viene propinato dallo stato e inevitabilmente dalla societ. Maggiore controllo, maggiore compartecipazione fra le due citt descritte da de Vigan nel 2008, non unutopia, ci di cui necessita il nostro cuore: un incontro e nientaltro.

 Ivan Pozzoni - 02/03/2018 19:16:00 [ leggi altri commenti di Ivan Pozzoni » ]

Grazie a te: se riesci, dai un’occhiata alla mia robaccia!

 Francesco Isidoro Stassi - 02/03/2018 18:19:00 [ leggi altri commenti di Francesco Isidoro Stassi » ]

Grazie mille, ti ho mandato un messaggio!

 Ivan Pozzoni - 24/02/2018 18:03:00 [ leggi altri commenti di Ivan Pozzoni » ]

Complimenti: interessantissimo!

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