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al testo di Arcangelo Galante
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Samuele visse con la nonna Clelia dopo la tragica morte della madre, Olga e del padre, Dario, avvenuta in un terribile incidente d’auto quando lui era ancora piccolissimo. Fu lei a crescerlo con immenso amore, accompagnandolo fin dall’infanzia, ascoltando i suoi sogni e raccontandogli di tanto in tanto una verità che il bambino faticava a comprendere: aveva il dono della preveggenza. Samuele, però, pensava che quelle intuizioni fossero soltanto il frutto dell’affetto di una nonna capace di conoscerlo meglio di chiunque altro. L’incidente era avvenuto perché il padre Dario, alla guida dell’auto, aveva cercato disperatamente di evitare un tir condotto da un autista ubriaco. La vettura era finita contro un enorme abete. Samuele, assicurato al seggiolino sul sedile posteriore, era rimasto miracolosamente illeso. L’airbag aveva attutito l’impatto, proteggendo il piccolo come se una soffice nuvola lo avesse avvolto nel momento più terribile. Ogni volta che Clelia gli raccontava quella storia, il ragazzo si commuoveva, anche ora che era ormai prossimo a compiere diciotto anni. Un mese prima del compleanno, la nonna gli domandò quale torta desiderasse per la festa. “Scegli tu, nonna. Per me andrà bene qualsiasi cosa.” Il giorno tanto atteso arrivò e, prima di spegnere le candeline, Clelia invitò il nipote a esprimere un desiderio. Samuele chiuse gli occhi e, nel silenzio della stanza, chiese a Dio un unico regalo: una lunga vita per la sua amata nonna, perché potesse restargli accanto ancora per molti anni. Fu allora che accadde qualcosa di inspiegabile. A occhi chiusi, Samuele vide i suoi genitori. Olga e Dario gli sorridevano e gli promettevano che sarebbero rimasti per sempre vicini a lui. Poi gli indicarono la sua camera e gli dissero di andare a prendere un piccolo mazzo di “Non ti scordar di me”. Il ragazzo aprì gli occhi, spense le diciotto candeline sulla torta Saint-Honoré e corse in camera. Sul comodino trovò proprio quei delicati fiorellini. Li raccolse con cura e tornò dalla nonna, porgendoglieli con un sorriso. Clelia rimase immobile. Poi scoppiò in lacrime, sopraffatta dallo stupore. “Dove li hai trovati?” Samuele le raccontò ciò che aveva visto. La nonna strinse i fiori tra le mani e li riconobbe immediatamente: erano gli stessi “Non ti scordar di me” che da anni portava sulla tomba della figlia Olga. In quel momento comprese che il dono di Samuele non era soltanto una preveggenza. Era un filo invisibile capace di attraversare il tempo, un messaggio d’amore giunto da chi non c’era più. Clelia strinse il nipote a sé e pianse. Capì allora che Olga e Dario non avevano mai smesso di vegliare su quella casa. La loro presenza continuava a vivere nei ricordi, nei gesti d’amore e, forse, anche in quel dono misterioso che aveva scelto Samuele per parlare ancora una volta alla sua famiglia.
N.d.A.: Nomi e fatti sono frutto di fantasia, ogni riferimento è puramente casuale.
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