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A più non posto

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Mi sono svegliato solo e controverso.

Non pensavo di scrivere questo.

Cercavo i calzini e gli slip a tono.

Nel solito cassetto, allo stesso modo

di un sentiero che segna niente ma

disordina le idee. Tra l'ultima matilde

e il terzo plenilunio del duemilasette,

c’era il fuoco sopito. La terza luna 

che il mio cielo non aveva compreso 

allo stesso tempo. Spesso ci prendono 

folate d'ansia come la piega del giunco

che finirà nella stuoia per riformarsi.

E non si capisce bene perché le mani

resistano nella storia che le ha inchiodate.

C’era la busta, il cui primo messaggio

per gli occhi è la rabbia ancora 

accartocciata. Questo non mi bastava.

Una busta come pane raffermo preso

da muffa industriata per rifarsi: ciò che 

nell’esistere è il desiderio incomprensibile 

più che la fame irrisolta. 

Poco altro colpisce la tenerezza

come il passato manifesto delle cose

che possono raccontarci un vuoto. Così

smisi di ascoltare l’uomo e la voce seguente

indossò i calzini. 

 

 

 Ferdinando Giordano - 12/08/2020 15:32:00 [ leggi altri commenti di Ferdinando Giordano » ]

Fab, sei in vaso - e non poco: mostri il fiore che coltivi tra le mani e lo doni senza parsimonia. Bene detta la tua rugiada che rinfresca e disseta. Grazie, sempre.

 Fabrizio Giulietti - 07/08/2020 17:59:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

Notevole, a mio avviso. Tematiche e contenuti sono diversi ma lo stile incalzante e ultimativo mi trascina su sponde simili a quella di Robert Wasp Pirsig. Strutture che non mi stancherei mai di leggere...

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