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Caterina Pardi o la compromissione poetica ...

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Caterina Pardi … o la compromissione poetica di un pieno d’amore.

Cielo / Terra
Acqua / Aria
Note dal Diluvio
Sirene Metropolitane

Rimandi a una mitologia prossima futura che raccoglie conoscenze legate a tradizioni orali/narrative di un passato tanto remoto da averne dimenticate le origini, in qualche modo, entrate a far parte del patrimonio conoscitivo della letteratura mondiale, si ritrovano in questa ‘raccolta poetica’ apparsa nella collana Opera Prima (*) edita da Anterem Edizioni.

Il perché della virgolettatura afferente a ‘raccolta poetica’ è racchiuso in ciò che viene identificato come “Concept Book” attraverso l’esplorazione virtuale di una serie di riferimenti, accostabili dall’espressione voluta dall’autrice, a una forma di brevi testi concepiti sulla scia della propria memoria retrostante e quindi ‘liquida’ che ha contribuito alla sua formazione culturale, allorché:

“stanca dell’odeggiare / atterra, beata arenata / sulla spiaggia degli oggetti /
li dicono inanimati”.

Riassunto atemporale di un qualcosa durevole nel tempo che si rinnova nelle espressioni del quotidiano per affinità elettive spesso associate a immagini olistiche, ideali quanto visionarie, di nuove ‘location’ dell’anima, seppure nella forma di verso poetico, utilizzando lo stesso principio orale/narrativo/interpretativo della musica e del canto, attraverso il quale l’autrice:

“..tesse una tenda blu / dove riposare / coda squame e parte umana / dove /
giocare col cercatore / che l’ha pescata / continua a pescarla”.

Quel blu dove il cercatore/pescatore canta e s’incanta nel richiamo intrinseco al ‘canto delle sirene’ della tradizione, ancor più in quello sostanziale di ‘suono’ in cui la parola poetica inserisce l’inequivocabile personalità dell’autrice, in bilico tra retorica e affettività, in un mondo sospeso, la cui valenza vuoto/pieno è contenuta in un’atemporalità indefinibile. Come per voler riempire un ‘vuoto di parole’ col ‘suono pieno’ del canto onomatopeico, simultaneo ed evocativo di un qualcosa che occupa visibilmente spazi di rappresentazioni inesistenti:

“..(la coda non c’è più) / […] più tardi inquieta / si abitua al verde / le gambe seminano pazienza / nello spazio di un temporaneo recinto”.
Scene affiancate, si direbbero, di prove d’autore, per un dramma che si compie sul finire del verso:

“..attende / che la luna scavi chiare vie / si tratta di capire / come muoversi senz’acqua: / sul terrestre fondo / gli intervalli sono marcati / da una forza
che trattiene i passi”.

Verso che introduce il lettore al prosieguo di quella ‘metamorfosi’ partorita dall’autrice nel ricondurre le fila di una mitologia di cui noi tutti siamo gli eredi: in quanto figli connaturati d’una memoria ancestrale che ritorna:

“..poi, nella notte, la nostalgia / tuffa la testa nel secchio / che i suoi ospiti hanno preparato / con gusci di conchiglie sul fondo”.

Numerosi i riferimenti a tematiche mitologiche qui contenute, più remote quelle riferite alle divinità dell’acqua e della terra per lo più provenienti da autori greci e latini classici (1); di estrazione leggendaria quelle più legate a ‘bestiarium’ (2) medievali contenenti animali esclusivamente fantastici o creature mostruose (3), una particolare categoria di libri, che raccoglievano brevi descrizioni di animali reali e immaginari, nel tentativo di stupire i lettori con ‘mirabilia’ (4).

“La nostra immaginazione è sempre stata popolata da terre e luoghi mai esistiti, dalla capanna dei sette nani alle isole visitate da Gulliver, dal tempio dei Thugs di Salgari all’appartamento di Sherlock Holmes. Ma in genere si sa che questi luoghi (e questi personaggi) sono nati solo dalla fantasia di un narratore o di un poeta. Al contrario, e sin dai tempi più antichi, l’umanità ha fantasticato su luoghi ritenuti reali, come Atlantide, Mu, Lemuria, le terre della regina di Saba, il regno del Prete Gianni, l’Eldorado, l’Ultima Thule , Iperborea e il paese delle Esperidi, il regno sotterraneo di Agarttha (e numerosi altri). […]
Alcuni di questi luoghi hanno soltanto animato affascinanti leggende e ispirato alcune splendide rappresentazioni visive; altri hanno ossessionato la fantasia alterata di cacciatori di misteri, altri ancora hanno stimolato viaggi ed espèlorazioni così che, inseguendo una illusione, viaggiatori di ogni paese hanno scoperto altre terre” (5) … e altre forme di vita, creando forme pseudo-umane (6) catalogate come ‘mirabili difformità’:

“..con i terrestri, fredda è la presa / abbraccio che mette distanza […] /
c’è il mare a stringerla fino all’osso / mentre percorre chilometri
sottocosta / sperando nel colpo di coda”.

Il tentativo dell’autrice, tuttavia, di spingersi oltre la forma classica, risponde positivamente alla forma della poetica contemporanea delle sospensioni verbali, pretesto per cui chi legge è tenuto ad operare una sorta di simbiosi con le aggettivazioni multiple contenute nel verso e che potrebbero, talvolta, fuorviare (forse volutamente) il senso del testo, per una volubilità non specificata di mietere consensi, verso quest’ultima forma della poetica coeva:

‘terra liquida’
strati di pietra
abitati da fossili:
è l’oceano-terra

il terremoto
è una memoria d’infanzia
del magma mondo

non solo girare ed esser girata:
allora la Terra
nata di sola testa
senza collo busto
senza braccia, senza gambe
liquida
poteva tuffarsi
in sé – dentro
su e giù
danzare

rosso polpo spaziale

Una forma sperimentale di occupazione letteraria simultanea all’andamento odierno dell’uso della parola, indubbiamente affine all’utilizzo del linguaggio delle più recenti tecnologie depredato dai social, per quanto, va detto, segna un ritorno alle origini del linguaggio usato in illo tempore dai popoli senza scrittura, cioè prima che l’uso della parola si alienasse a quello delle immagini:

‘danza sacra’
arte medica
unico movimento
l’esperienza, la pratica
sussulti ritmici
volteggi-slanci
sparpagliano
disgregano acuti
rappresi nel corpo
sul lettino
aghi ricreano
i sentieri spezzati dell’energia
Tara girandola
cui corpo e anima
col vortice

Un ritorno che intelligentemente l’autrice esplora richiamandosi ad opere visive moderne, come un tempo legate alle immagini, da cui il ‘Concept Book’ con riferimento all’arte di Edward Hopper. Per quanto abbia trovato espressioni appartenenti all’immaginario collettivo, derivate dalle opere di Escher e Munch, per la loro essenzialità minimalista:

‘melusina’ (7)
discreta giravo la chiave
correvo alla piccola acqua
per non trovarmi
già mutante
sul pavimento

dalla vasca guardavo
la sera smerigliata
sola, arrampicata
quasi asfissiata

discreta giravo la chiave
ogni sabato
e tu non domandavi

poi una notte
di furberia
sei apparso
mi hai vista
scivolosa confusa
molle gigante analfabeta

avessi potuto annidarmi
in una crepa o giù per lo scarico
nell’onda adesso
l’unica stanza

Tuttavia il mondo delle Sirene, simili a fanciulle nel corpo e in parte pesci (anche se non è sempre stato così, in passato sono state serpenti e uccelli), incanta più che mai tutti noi abitatori del tempo presente, allorché stanchi della solita routine che ci soffoca, cerchiamo un altro habitat dove riprendere respiro, (amare e lasciarci amare). Sia pure in fondo al mare abbracciati a una Sirena dalle sembianze umane, pur sapendo che dovremo abbandonare questa nostra vita terrena:

“..forma favorita / la coda bifida / –forbice di squame / tagliava la corrente /
… / più donna perché doppia sirena / fra due flessuose metà /
il sesso finalmente chiaro / un profilo alla baia / l’altro alla collina”.

“..cattura / uccello che caccia / pesce che pesca / bocca di bocca”.

Ma forse il gioco di parole, perché nel caso specifico di questo scritto, di gioco poetico si tratta, anche se può apparire perverso …

“il gioco vale la candela”.


Note d’autore:

‘Sirene’ è una raccolta poetica di Caterina Pardi – Anterem Edizioni 2017, con una riflessione critica di Giorgio Bonacini.

Caterina Pardi, contributor per riviste e giornali del settore della critica cinematografica, ha condotto moduli didattici sull’audiovisivo presso l’Università degli Studi di Firenze. Insegnanti di Scienze sociali e della comunicazione negli istituti superiori, lavora inoltre come responsabile della fotoriproduzione di documenti antichi. Vive a Firenze, dove partecipa a iniziative e “convivi” poetici. Da alcuni anni scrive sulla pagina ‘Pozioni di parole’.

‘Sirene, un’avventura terrestre’, libro di Monica Rametta, Salani Editrice 2017, è anche una serie televisiva italiana ideata e scritta da Ivan Cotroneo e Monica Rametta, diretta da Davide Marengo e trasmessa su Rai 1 - 2017

(*) Opera Prima è una collana di poesia e prosa poetica dedicata ad autori che ancora non hanno pubblicato i loro testi poetici in volume. L’iniziativa, fondata nel 2003, non ha finalità di lucro, tanto che i libri non sono destinati alla vendita, ma inviati a Università, Centri Culturali, Stampa periodica, Biblioteche, oltre che a filosofi e a teorici della letteratura e dell’arte. L’intento è quello di far sì che la pubblicazione apra all’autore la possibilità di entrare in contatto con i settori intellettualmente più vivaci del mondo letterario, filosofico e artistico.

Nella scelta dei testi non si dà per scontato o prevedibile nessun percorso stilistico: Opera Prima si propone di mettere in scena eventi di scrittura che spingono a portarsi più in là degli esiti espressivi, verso il pensiero: quella particolare forma di pensiero che nasce dalla poesia. Ogni opera, introdotta dal disegno di un artista contemporaneo è accompagnata da riflessioni critiche e interpretative. Il gesto di Opera Prima è promosso da un gruppo di intellettuali che si è costituito in un Consiglio Editoriale cui si deve anche la produzione dei volumi. Gli aspetti organizzativi che l’iniziativa comporta sono molteplici e delicati. In tal senso, Opera Prima si avvale della preziosa collaborazione del sito www.poesia 2.0.com

Note:

1) Letteratura greca e latina, in: Omero, Erodoto, Apollonio Rodio, Platone, Ovidio, ed altri, presenti in “Enciclopedia dei Miti” – Garzanti 1987. Il tema del meraviglioso nella cultura antica soprattutto come argomento legato alla divinazione (in Cicerone) e al rapporto fra superstizioni e teoria politica in Strabone), oppure come repertorio di curiosità esotiche raccolte nelle opere greche di ‘paradoxa’, nell’enciclopedia di Plinio o nei “Collectanea rerum mirabilium” di Solino, di cui il Medioevo si interessa fino al punto di elaborarne nuove versioni e rimaneggiamenti.

2) Bestiari, Manuali di zoologia fantastica, ‘mirabili difformità’ in “Liber monstrorum de diversis generibus” – Bompiani 1977, ecc. Aspetti tanto avvincenti quanto poco trattati del Medioevo, che ne forniscono un quadro particolarmente vicino alle sensibilità contemporanee. Le fate, i draghi e gli altri esseri inquietanti che affollavano la fantasia popolare. I modi quotidiani in cui l'uomo si comportava: l'alimentazione, l'abbigliamento, le paure, l'emarginazione dei 'diversi'.

3) Creature motruose in: “I Mostri e l’immaginario” - Massimo Izzi – Basaia Editore 1982. Il libro contiene un esauriente capitolo dedicato alla ‘seduzione’ della Sirena, nei suoi aspetti storici e filologici.

4) Mirabilia (in italiano: "meraviglie", dal latino mirabilis) è un genere della letteratura latina medievale facente parte della letteratura periegetica e di viaggio. I mirabilia erano l'equivalente delle moderne guide di viaggio, a beneficio di pellegrini e viaggiatori nel loro percorso. Quello che noi chiamiamo meraviglioso o fantastico è per i medievali una delle dimensioni del soprannaturale, inteso a sua volta come una delle forme del reale: gli studiosi ne accettano l’articolazione in meraviglioso sovrannaturale (mirabilis), testimoniato soprattutto da bestiari e geografia fantastica, magico (magicus), nel quale spesso emergono credenze folcloriche e demoniache, e cristiano (miraculosus), attestato soprattutto nelle vite dei santi. Jacques Le Goff “Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medievale” Laterza, 2007; Jurgis Baltrusaitis “Il Medioevo fantastico”, Mondadori 1977.

5) Umberto Eco, “Storia delle terre e dei luoghi leggendari”, Bompiani 2013: un ‘atlante’ ampiamente illustrato di opere d’arte che testimoniano ‘dell’esistenza’ di luoghi immaginari che costituiscono il ‘meraviglioso’ della letteratura d’ogni epoca e di ogni paese.

6)in “Il fisiologo” a cura di Francesco Zambon, Adelphi 1975; “Manuale di zoologia fantastica”, Jorge Luis Borges, Einaudi 1970; “Il libro delle Sirene”, Di Renzo Editore, 2002; “Atlante delle sirene. Viaggio sentimentale tra le creature che ci incantano da millenni”, Agnese Grieco, Il Saggiatore 2017.

7) “Melusina”, Thuring von Ringoltingen, in ‘Fiabesca’ 1985. Il tema, antichissimo, lo si rintraccia sotto varie latitudini e nelle culture più disparate: nel mito greco di Eros e Psyche e in quello indiano di Urvaçî e Purûravas. Ripreso in epoca medievale il tema di ‘Melusina’ riporta all’eterna leggenda della donna-sirena che cela, sotto la bellezza delle forme, l’aguzza e mostruosa coda serpentina. Guai a chi abbia la sfortuna o l’audacia di scoprirla. In lei, infatti, convivono la natura umana e quella animale, quella femminile e quella maschile; legata indissolubilmente al mondo della natura, è dotata di poteri sovrannaturali; madre prolifica, genera figli che portano il segno tangibile della mostruosità; ma è, al tempo stesso, costruttrice infaticabile e simbolo di promozione sociale dei ceti emergenti.

Melusina non ha cessato di esercitare fino ad oggi il suo fascino ambiguo, diventando motivo letterario in molti autori romantici e moderni, da Goethe a Trakl, da Breton fino alla Bachmann. Questo piccolo ‘gioiello’ di Caterina Pardi, s’inserisce di fatto sulla scia della tradizione/rivisitazione, come una moderna ‘compromissione poetica’ che svela un profondo segreto d’amore.

 Giorgio Mancinelli - 06/05/2018 18:23:00 [ leggi altri commenti di Giorgio Mancinelli » ]

Buongiorno Giorgio,
le scrivo per ringraziarla della recensione dedicata al concept book Sirene.
E’ incredibile come abbia saputo coglierne significati e riferimenti culturali, "inducendola" a fare senso in modo nuovo... che è poi, insieme alla sollecitazione emotiva, lo scopo di ogni forma espressiva: attivare il dispositivo simbolico presente in ciascuno di noi, risvegliare l’enciclopedia" unica irripetibile del lettore/osservatore/spettatore. Un tipo di meccanismo capace di generare - quando si innesca - empatia emotiva, intellettuale o addirittura entrambe (spero si ciò che le è accaduto leggendo!). In particolare, ho trovato estremamente pregnanti il riferimento quasi junghiano ad archetipi (relativi a creature divine/mostruose) e l’individuazione nell’opera di un tipo di linguaggio ancestrale, simultaneamente verbale/sonoro e visivo. Oltre alla pittura mi influenzano senz’altro - e moltissimo - gli audiovisivi (cinema sia di ricerca che "popolare", serie, animazioni, persino videoclip).

Grazie, grazie, dunque!
Un cordiale saluto.

 Giorgio Mancinelli - 06/05/2018 18:23:00 [ leggi altri commenti di Giorgio Mancinelli » ]

Buongiorno Giorgio,
le scrivo per ringraziarla della recensione dedicata al concept book Sirene.
E’ incredibile come abbia saputo coglierne significati e riferimenti culturali, "inducendola" a fare senso in modo nuovo... che è poi, insieme alla sollecitazione emotiva, lo scopo di ogni forma espressiva: attivare il dispositivo simbolico presente in ciascuno di noi, risvegliare l’enciclopedia" unica irripetibile del lettore/osservatore/spettatore. Un tipo di meccanismo capace di generare - quando si innesca - empatia emotiva, intellettuale o addirittura entrambe (spero si ciò che le è accaduto leggendo!). In particolare, ho trovato estremamente pregnanti il riferimento quasi junghiano ad archetipi (relativi a creature divine/mostruose) e l’individuazione nell’opera di un tipo di linguaggio ancestrale, simultaneamente verbale/sonoro e visivo. Oltre alla pittura mi influenzano senz’altro - e moltissimo - gli audiovisivi (cinema sia di ricerca che "popolare", serie, animazioni, persino videoclip).

Grazie, grazie, dunque!
Un cordiale saluto.

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