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M. Grazia Galatà ... o l’incognita moltitudine delle parole

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Maria Grazia Galat . . . o lignota moltitudine delle parole.

Raccolta poetica - Marco Saya Edizioni - 2018


. . oltre il muro dellinnocenza [] taci o brivido / allacuirsi del sonno / retto appena nel nudo silenzio
. . c solo il tempo del distacco [] quel quarto lato della coscienza / lattimo / oltre / je mappelle
. . sar (?), la migranza dei nostri sogni / o laffaticamento / di un silenzio ambrato allora giunta / di un improbabile ritorno forse

Linconcio si esprime per immagini, usava dire Carl Gustav Jung, quelle stesse immagini che la memoria smuove allo sguardo retrospettivo dellautrice di Quintessenze, nel consegnare le parole alla superficie della pagina, volendo restituire una qualche finitezza allapparire.
Per quanto ci che appare ben presto svanisce, ancor pi dellassenza violata delle parole, prima che le immagini trovino sulla pagina le risposte pi adatte alle tante domande che lautrice si pone in finitezza dinganno, in assenza di ci che riversa in esse la voce nel declamarle allinconscio.

. . che il silenzio rimanga / tra la porta della quinta / essenza o un tramite / dellincandescente / la mira delle speranze / nella ripetizione di / un singolo respiro

Tant che le parole ancor non dette necessitano di leggersi con enfasi, non dessere tradotte, perch sono esse stesse immagini, catturate nel momento della rverie, in cui la memoria sapre allinconscio, a quell ignota moltitudine di nulla (Pessoa) che noi siamo in assenza di voce.
S che ci si pu perdere negli spazi bianchi fra le righe andando alla ricerca della parola mancante, nellintuizione delle domande che non chiedono risposta alcuna, e che quasi, viene da chiedersi se mancando davvero esiste, o se mai giunger alla sua epifania, nellapprosimarsi del tempo che si concede.

. . nei piani del tempo
quellavvicinarsi ambiguo
allinnocenza
o dellamore leso
nella solita impervia salita
che appena appena tocca

Quintessenza come essenza del fluire della parola nuda nell aspetto liquido (Bauman) della realt delle cose, metafora della estraneit afferente ai fatti della vita, in quanto delatori di edenica memoria, della fiducia tradita, rimasta sospesa senza alcuna possibilit di riscatto.
C tutto lestraneo che siamo a noi stessi nellinconscio junghiano della frase iniziale che Maria Grazia Galat esprime con le parole contaminate dignoto ancor pi delle immagini che il suo fare poesia evoca, e che, invece di avvicinarsi sallontanano nello specchio convesso della sua onirica visione.

. . niente aveva ragione di esistere / oltre questo tempo stanco o il / battito accelerato dopo essersi / giustificati del perch si vive / e si perde [] oppure sono fumo queste memorie di attesa

. . forse lapparente un apostrofo invisibile / una riga di memoria nel lato buio / o laddio rovescio del sale [] le attese delle guance erano terra erano / aria e tempo di mille spose / leggendo tra voci basse al petto / quando i coralli hanno abisso / / ed ebbero a dire nel sonno inquieto

Qualcosa di indicibile, di non detto, che sa di fugace prossimit, come di verit smentita dalla realt o forse tradita ancor prima di conoscerne lentit, la forza nascosta di un sentimento provato che cerca una smentita, per non essere accolto fino in fondo del soffrire, di cui pure non si perduta lemozione.

. . limbrunire delle nostre solitudini
non che ballo ambiguo di
corrispondenze e maginazione
fascinata da questo segreto improvviso
nei pasti nudi intatti di forse
prendi piano le mie emozioni
delle prime luci quando il doppio
sar altro o alta estasi
nella follia riflessa moltiplicata
spazio scenico o immerso nulla
sospensione di una vita spazzata

Quintessenza di cui sentiamo il bisogno, affinch la parola mancante renda alla possibilit dellistante, seppure violato, di assolvere al dovere di renderci quella felicit che volevamo, per cui sentire nella vita che pulsa, ancora il brivido fremente dellamore, ancor prima che ci colga nellapparire estremo, il perdurare della presenza nellassenza.

. . negli inverni di notti violate
da mille solitudini
mi fanno gi male gli anni che
non avr partendo da un informe
giaciglio giacendo inadatta
tale l
frequenza di immagini
sovrapposte e
lunga la mano che poggia
lattimo nel tempio dei miracoli
quando tutto sembra perfetto

Ma quale e quanta solitudine disconosce la felicit . . di quando il ricordo era pi forte (?), si domanda, o forse si risponde Maria Grazia Galat, nellincedere dei passi che la vedono attenta . . nelle ore del silenzio quando le fragole sono dolci che nemmeno le vedi.
Una sospensione di tempo che lascia sperare nella produzione di senso, quasi da illudersi/ci che la filosofia infine salver la poesia dallamara esperienza, dalla caducit dellanima assorta; sicch . . la pioggia cade sempre forte / nei solchi delle guance quando / giunge il tempo dei nodi quelli / che ti chiudono nelle ore del / silenzio.

allora che ho sentito: . . dal cielo cade(re) una rosa [] misera misericordia, ed ancora . . ho sentito fermarsi il respiro / in questo tempo malato e la / forma non ha spazio ma cadute [] piove non senti i lamenti dei vuoti lasciati?. C ancora una qualche verit in questo . . luogo delle ombre / di vana fertile coscienza / la traccia silenziosa / di una citt sospesa.

No, si risponde lautrice: . . l dove non vento nelle mille costellazioni / tra le rughe del giorno si aprono le porte / del tempo che dilata gli anni / non c niente chio possa vedere pi della / luce riflessa senza passare per le voglie / di carta (ricordi?) / le arance fiere lodore / di bruciato bisognerebbe sentire il profumo / dellerba la nebbia fino allo stordimento / assecondando la solitudine di questo lungo / istante sfocato.

Ma noi che leggiamo, sentiamo quellaroma che sa di bruciato nelle parole del poeta, e mai abbiamo pensato che sia possibile evitarlo, solo ubriacarsi di esso, assaporare fino in fondo il gusto del miele affumicato, forse, ma pur sempre con quel retrogusto dolce che porta a illuderci, con Maria Grazia Galat, ancorch . . dalla mia (sua) pi nuda / realt / ne gli attimi di tempo [] mentre tutto sovatta i suoi occhi hanno visto la nebbia / salire fino al cielo della speranza . . .

. . c un silenzio assordante e tacito / per tutte le volte che ho sognato il mare.


Lautrice.

Maria Grazia Galat nativa di Paermo risiede da tempo a Mestre Venzia, ha allattivo numerose pubblicazioni e rilevanti premi nel panorama della poesia e non solo. presente in diversi siti web e cataloghi darte internazionali e fotografa di professione ( infatti sua loriginale foto di copertina, e inoltre si dedica da diversi anni nellambito della ricerca.
Va qui ricordata la sua partecipazione alla Biennale di Venezia 2009; Altrove un reading con videoproiezione 2010; la Mostra fotografica personale Simmetria di unapparenza presso la Galleria dArte dellIstituto Romeno di Venezia; nonch la partecpazione alla 2 edizione di Congiunzioni Festival Internazionale di Poesia 2017.

Sitografia: www.mariagraziagalata.it

Il libro Quintessenze edito da Marco Saya Editore info@marcosayaedizioni.com

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