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Bla, bla, bla … ’al gran ballo degli ingrati’

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Bla, bla, bla al gran ballo degli ingrati.

Dal libretto Ballo delle Ingrate di Ottavio Rinuccini , membro della Accademia Fiorentina degli Alterati, musicato da Claudio Monteverdi in forma di madrigale per strumenti antichi, quali: viole da braccio, chitarrone, arpa doppia, clavicembalo.

De limplabil Dio
Eccone giuntal regno:
seconda, o bella madre, il pregar mio.
Non tacer mia voce
Dolci lusinghe e prieghi,
fin che lalma feroce

La scena sapre tra i fumi e le fiamme dellinferno ove in alterco si rivendica amore: Amor non sai / che dal carcer profondo / calle non che ne rimeni al mondo. Non sembra anche a voi di risentir balzare di bocca in bocca, ora dalluna ora dallaltra fazione politica del nostro parlamento, una sentenza oscura che infine comunque quanto ci tocca? Non altro perch dai loro scranni gli ingrati pensano di convincere, e ci riescono, coi loro falsi affanni ci che: la gente vuole, ce lo chiedono gli italiani, per il bene del paese ecc. ecc.

Sfido chiunque di voi che leggete di dirmi con chi dei tanti parlamentari che ruotano intorno scambiandosi i vessilli, avete parlato o fatto richieste alcune che siano mai state ascoltate? Che non siano state disattese con alterigia di chi non sa cosa rispondere e per questo rispondere talvolta con la prosopopea del politichese, quando ancor pi con larroganza di chi sta facendo solo i propri interessi. E dire che ne hanno avuta fin ora di fiducia che chiedevano a gran voce, se non di pi, e che noi gli abbiamo data.

Sbagliato! stato proprio quel di pi a farli sentire padreterni, tali da non far loro provar vergogna alcuna, allorch infilano la scheda nellurna parlamentare e avvenire a un voto palese. N, devono farlo nel modo pi ambiguo che ci sia, di nascosto, senza rivelarsi davanti a Voi/Noi che li abbiamo messi l, anche se in verit non sappiamo bene perch. Sta di fatto che una volta arrivati a occupare gli scranni, non li cedono pi e non c ragione che valga, neanche quando sono stati colti in flagrante con le dita nella marmellata.

La finzione della scena parlamentare li fa sentire avulsi da qualsiasi colpa o rivendicazione alcuna, in quanto possono sempre dire, come del resto fanno: labbiamo fatto per voi, per il bene del paese. Su cui confezionano altre promesse, propositi aggiuntivi, incanti che si rivelano fasulli il giorno dopo, perch gli ingrati sono cos: rigorosamente falsi, bugiardi a prescindere. Ch, dopo le malefatte: dolgonsi invan ch non ben saggi furon; finch arsi di nuova fiamma invocano, anzi pretendono pure daver ragione: Ma qual cieca ragion vol che si nieghi quel che malgrado al fin vi tolgon gli anni?.

Gli anni s, fino a precludere il quotidiano vivere con stenti e vicissitudini, che contentar dobbiamo, i loro sprechi e i loro laggi, che vivere essi devono nel benessere ad ostentar fatiche che non fanno. Meschini noi che abbiam creduto agli ideali loro e ancor crediamo che di cambiar le cose siano ancor capaci, quando dal loro canto strenua avidit avanzar vediamo senza plausibile riscontro, la cui voracit pari a quella del Diavolo in persona.

Di certo frutto non da riserbarsi al fine, Ors dunque coraggio Sardine, date fede al mio dire, ben sarebbe, per chiunque saffacci prossimamente alla politica di metterci la faccia e il culo. Udite udite! Ben sarebbe altres, ancor prima di recarvi alle urne conviene ..aprir le tenebrose porte de la prigion caliginosa e nera e de lanime ingrate traete qui la condannata schiera!, che daltro pi non meritano:

Udite, udite oh de linfernal corte feri ministri udite!

Aprite deh
le tenebrose porte
al fumo, a gridi, a pianti
a sempiterno affanno
tornate al negro chiostro
anime sventurate
tornate ove vi sforza il fallir vostro!

Ma se la par-condicio reclama in giusta misura, le colpe e le pene, giusto lasciar a loro raggiungere le vette che reclamano a gran voce? Non vassale il dubbio che facciano ancor meglio di quei ladruncoli da quattro soldi detti furbetti del cartellino, che accusano di rubare allo stato, mentre loro si accaparrano i migliori posti, occupando tutti i ruoli costituzionali? E che, per quanto noi sappiamo, riservano alle loro amanti il plauso per quello che fanno senza ritegno alcuno? Vogliamo dire neppure loro sono da meno ch lavidit delle regalie che ne ricavano fuor di misura, quindi gettiamo pur le meschine alle fiamme:

Udite, Donne, udite i saggi detti
che di celeste parlar nel cor serbate:
chi, nemica damor, ne crudi affetti
armer il cor nella fiorita etade
Donne che di beltade e di valore
togliete alle pi degne il nome altero
che di cotanto rigor sen vanno armate
mal si sprezza damor la falce el cielo.

Deh voi ingrate quanto loro, che declamate in terra populistiche veglie e scaramantiche effusioni, volgete lo sguardo altero verso la superna giustizia che di diritto a vivere per ognun reclama. Che infine anche voi donne di ineguagliabile bellezza patire dovete lo scorno, e che a lungo andare, ne perdete di grazia il plauso, per rincasar meschine nottetempo degli affannosi anni dellet che vi consuma.

Siete or voi certe che tutto quel pretendere posizioni e potere in questa societ non abbia poi indirizzo in quel che perdereste donest? Che duguagliar quegli uomini (si fa per dire), non abbiate gi perduto di femminilit il consenso? Davver convinte siete che non sia nella rivalsa maturata in seno agli uomini il vanto di un possesso che li piega a un futuro voler vostro che li fa diventar violenti e ancor pi assassini?

Cercare un equilibrio conviene, una giustizia giusta che non consenta soprusi di genere, ch ritrovar il senno di poi a questa umana prole non ancor dato.

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