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Laura Caccia nuovo libro Book Editore

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Laura Caccia … “fra la pagina e il suo doppio”
in “La terza pagina” – Book Editore 2023.

“…straripa
lungo i marciapiedi in un perimetro che ignora e sfiata sul vetro tra i fogliami fitti dei passanti […] la lingua svenduta / a stupire tra indirizzi in picchiata / non importa che ora dimori negli abiti in festa / nei suoi doppi / nei suoi retroscena / se continua a mentire e smentire”

L’ipotetico ‘incipit’ dell’autrice, va dicendo che è sempre possibile incontrare ciò che stupisce, se in presenza di un vuoto solo apparentemente incolmabile poniamo la soggettivazione di un’assenza che pure ci appartiene, abile nell’infliggere al candore luminoso della carta la grafia invisibile della nostra mente. È allora che il pensiero s’adagia inerte nel solco tracciato dello scrivere silenzioso, imponendo alla pagina il volere ‘altro’ dell’inquietudine che nell’imprevedibilità d’una esistenza artata, pur s’avanza nel dire l’indicibile che in noi trattiene il grido profondo dell’animo poetico, infinito come lo spazio tra la terra e il cielo, congiunto…

“fino a dove la parola / era caos che non ha finito di / scrivere il proprio / nome né provare a voltarsi / a specchio ustorio […] fuori c’è un mondo amato da cose / che non attendono i nostri nomi – soprusi di senso – abusi / o cura per ammansire il reale – mentre si esilia / puntuale la sciamatura in altra voce […] nel prima insondabile dei nomi – dove ogni pretesto /si inabissa – la pagina precipita in tale assenza sterminata”

Ma se innegabile è l’operare che affronta la scrittura a illuminare le segrete profondità da cui emerge la creazione letteraria, è vero altresì che la parola diviene ascesi, forma privilegiata della condizione interiore di chi impone all’universo incommensurabile l’umana domanda sulla propria esistenza, il perché del qui e ora. Straripa al dunque la domanda nei “fuori pagina” sopraggiunta ‘anzi tempo’: se osare chiedere e/o pretendere, o forse solo reclamare quel diritto alla felicità che noi tutti vorremmo assaporare “tra la vitalità degli opposti e le connessioni casuali”, disgiunti come siamo dal bagliore inesausto della pagina bianca a nostra disposizione, e che riempiamo di “menzogne e smentite”…

“separa il foglio dai capitoli delle costellazioni – il / silenzio ai lembi – sui suoni in sospeso – vasti / improvvisi – per come si sbriciolano da un lato all’altro / dell’inizio […] andare a rotoli nell’indice sfatto – rovinando in aperto – con voce scarlatta – i riflessi a fuoco – la materia / estranea gli sfogli – fino a fare dei fogli il precipizio […] – farsi sangue del sangue cenere di cenere”

Dacché il ‘grido’ della carta solcata si trasforma in un consenso di voci, in concettosità del verso stonato, in antivoce che si sprigiona alla ricerca di senso, “recto o verso”?, si appropria della mano che lo trascrive, da cui nascono pagine ‘altre’ che forse non volevamo, che ci parlano di etica e di spiritualità inconscia, forse egoistica di un sapere interiore che tenevamo nascosto a noi stessi. In questo ‘buio’ creativo l’animo poetico di Laura Caccia, intravede pagine su pagine su cui trascrive i suoi ‘perché’ i suoi ‘come’, i suoi ‘quando’, tralasciando i punti d’interrogazione in quanto contengono già le risposte che cercava nell’ambito di un vissuto che non poteva essere altrimenti, entrate di forza in quella “terza pagina” culturale che si vuole parli di conoscenza, o meglio di ‘bellezza’…

“manca poco – l’ombra non ha confini da qui – un / corpo estraneo – un altro udire e dire – tra le braccia / – per nulla e tutto – ovunque – ogni volta non detta […] nota a margine – spacca a metà il respiro – a tiro di / spasimo e scissione – lungo le fenditure che invoca – / il foglio tra poco – l’inatteso che muore a germoglio […] tutto l’altro in corpo – la minuta del sangue a parola / – tutto il caos preso sul serio – un desiderio ogni attrito / in gola – ogni detrito dentro la sua meraviglia”

Quella ‘terza pagina’ dove incontrare l’assenza del vuoto, dove la parola in trasparenza scolora, evapora nell’alito di vento che improvviso, insieme ai giorni negli anni, va sfogliando le pagine di un calendario strappandole dal muro, sollevate insieme alle foglie e alla polvere del tempo: “lungo i marciapiedi in un perimetro che ignora e sfiata tra i fogliami fitti dei passanti”, verosimilmente inconsci di dover scrivere, pagina dopo pagina, la storia; la loro come la nostra, che leggiamo increduli quanto meravigliati, di ritrovarci insieme, fra le righe ‘trascritte’ quale ‘visione poetica’, in questa “terza pagina” dai risvolti inusuali e concreti, onde proseguire a camminare, insieme…

“l’oscuro umano / scompone i corpi i sensi fradici i lutti / forse sangue alla terra / forse notte sottopelle / ancora strati di gioia come una città antica a memoria […] nei continenti che dormono negli altri che / ricondotti alla loro vertigine vegliano […] ora la pagina attende i suoi popoli insonni / i nostri nomi di strada / dirada a stenti / la sua apocalisse privata / negli strappi dal vivo / prove generali a bocconi / imboscate”

No, non aspettatevi di udire l’indicibile che nel secreto della mente si tramuta in pensiero, né di come la sintesi d’esso si trasforma in metamorfiche immagini visibili nel sogno; no “se non fosse per qualcosa / di incompiuto una / meraviglia vulnerabile / l’orma in bilico / sul corpo a diaspora […] la forma finita / sfinita […] la finità ci somiglia”. Laura Caccia ci invita a considerare ciò che siamo: siamo i nostri sogni, con le nostre paure, le nostre incomprensioni, con le nostre infinite domande rivolte a un’entità assente, che pure ci parla per assiomi inconfutabili…

È allora che “ostinandoci a scalfire parole – senza mettervi fine / scarnire l’incerto – tutto quello che resta aperto / incompleto – senza la sua parte migliore – è pagina adesso […] la cosa si ripete – ogni incompiuto parla con il fuoco / - il magma con il vuoto – la parte mancante rapina / l’occhio – trascina le labbra dove la pagina è muta”. Come muto è il silenzio, “la gratitudine del finito / l’inquietudine dei mondi”; muto è “l’occhio in ogni / brano di terra che ignora cosa resti incolume cosa / muoia; muta è “tutta la bellezza che riesce a sopportare […] un’impazienza di finitudine”.

È forse questa la parola mancante che, al dunque, più impressa è nella nostra memoria inconscia che non vogliamo accettare, perché se apparentemente sembra a noi poco, sappiamo che nel suo ‘muto’ effluvio di competenza, ogni cosa si evolve nei mille volti-maschere “finite, non finite” che di volta in volta assumiamo all’occorrenza, senza distinzione, pur nella finzione di una rappresentazione degna di quel ‘gran teatro del mondo’ che svolgiamo costanti sulla scena, avidi di vita…

“così abbraccia il vuoto – sboccia copiosa – un istante / prima corrode avvelena – ricambia carnivoro il senso / - insiste insiste – migra musica in corpo – non esiste – esiste […] la pagina assenza ci divora – non c’è soglia né alcuna / desinenza – la scrittura imbarca luce al corpo – onora / il desiderio - il suono infine – tutto ha fine e tutto è nuovo”

Allora osare scrivere di felicità (?) non ha più ragione d’essere interrogata: “La pagina bianca dell’assenza indistinta ora sarà musica dal vivo. Sarà strappo e lacerazione. Terra fertile e sguardo sulle cose. Pronta a farsi abitare dal desiderio e disposta ad abitare il pensiero dell’abisso”, quello stesso desiderio che ci ha fatto incontrare l’autrice, Laura Caccia, nell’intimità segreta d’una verità indecidibile e per questo messa “fuori pagina” che invito a leggere per la sua forma inusitata, in quanto soggettivazione illuminata della sua presenza poetica. Una rivelazione dunque quella contenuta in quell’ultimo capitolo sulla felicità: “Osare…”, come per un ‘dono letterario’ che non è pensabile trascurare, dacché “parla dal limite. Dalla frontiera. […] come dal sentire di (quel)l’interezza” cui l’umanità tutta aspira, per una promessa che non c’è mai stata, ma che pure è là, “pronta a radicarsi nella vita, unirsi ad altre pagine e, al tempo stesso, disposta a sradicarsi, trovare radici…

…altrove”.

L’autrice:
Laura Caccia, è nella Redazione della rivista “Anterem” e nel Consiglio editoriale di ‘Opera Prima’. Fa parte del Comitato di lettura di Anterem Edizioni e della Giuria del Premio “Lorenzo Montano” diretta da Ranieri Teti; è inoltre nella Redazione della rivista “Osiris” diretta da Andrea e Robert Moorhead – Greenfild, Massachuttes USA. Delle sue pubblicazioni vanno segnalate “D’altro canto” – Premio Lorenzo Montano Anterem Edizioni 2012; con “La terza pagina” è entrata nella terna dei finalisti al Premio “Elio Pagliarani” – Book Editore 2023

Note:
“*” tutti i virgolettati sono dell’autrice Laura Caccia, tratti dalla silloge poetica “La terza pagina”.



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