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Per scrivere poesie

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I

Per scrivere poesie sincere
è necessario essere innocenti
e spietati come bestie senza morale,
essere il morso che strappa la carne dall'osso,
il cane bastardo che non molla la presa,
che scava nel fango della terra smossa,
che porta alla luce la preda occultata.

Per scrivere poesie vere
non si potrà più mentire,
ci toccherà colpire,
svelare il sudario,
lacerare la benda
a mostrare la ferita
viva.

Per scrivere poesie sincere
non ci cureremo di farci del male,
di strapparci lacrime dagli occhi,
di cavare denti ai sorrisi.

Per scrivere poesie vere
è necessario condannarsi
alla solitudine e al disprezzo,
lavarsi le mani nelle lacrime
del fratello inconsapevole,
inchiodarvi a martellate nella testa
la bellezza del mondo
che non volete vedere,
inchiodarvi a martellate nella testa
il dolore del mondo
chiuso fuori dalla soglia di casa,
l'urlo che non volete ascoltare.


II
Se scrivessi davvero poesie sincere
sarei condannato alla solitudine,
bandito, messo all'indice,
scacciato oltre le mura della città,
nei boschi profondi dai quali
non sarei più in grado di tornare.

Ma io non scrivo poesie vere,
mi accontento di versi
che non mi condannino alla solitudine
e al vostro disprezzo,
versi che non siano chiodi,
che non siano lame,
che non siano raggi di sole.
Io mi limito a impostare la voce
per darmi fiato da vecchio trombone,
per spettinarvi i capelli
che riaccomoderete a pagina chiusa,
per adescare applausi
che non vi costano nulla.

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