LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Enzo Sardellaro
���(T)-AMEN��� per Tibullo

- Se sei un utente registrato il tuo commento sar subito visibile, basta che tu lo scriva dopo esserti autenticato.
- Se sei un utente non registrato riceverai una e-mail all'indirizzo che devi obbligatoriamente indicare nell'apposito campo sottostante, cliccando su un link apposito, presente all'interno della e-mail, dovrai richiedere/autorizzare la pubblicazione del commento; il quale sar letto dalla Redazione e messo in pubblicazione solo se ritenuto pertinente, potranno passare alcuni giorni. Sar inviato un avviso di pubblicazione all'e-mail del commentatore.
Il modo pi veloce per commentare quello di registrarsi e autenticarsi.
Gentili commentatori, possibile impostare, dal pannello utente, al quale si accede tramite autenticazione, l'opzione di ricezione di una e-mail di avviso, all'indirizzo registrato, quando qualcuno commenta un testo anche da te commentato, tale servizio funziona solo se firmi i tuoi commenti con lo stesso nominativo con cui sei registrato: [ imposta ora ]. Questo messaggio appare se non sei autenticato, possibile che tu abbia gi impostato tale servizio: [ autenticati ]

Com’è ben noto a tutti quelli che s’ interessano di letteratura latina, Tibullo, poeta sensibile e schivo, era tutt’altro che un guerriero, e anzi più volte fece ben capire la sua avversione per la guerra. Legato al circolo del potente Messalla Corvino, l’unica volta che il suo “patron” lo voleva far scomodare da Roma per una  campagna contro gli Aquitani, Tibullo la prese subito a male, indirizzando al suo protettore i famosi versi “Ibitis, sine me, Messalla per undas”, che, fuori di metafora, significa semplicemente che Tibullo stava benissimo dov’era (a Roma), invitando gentilmente il potentissimo patron a sorbirsele lui le fatiche per mare (“per undas”) e le successive scomodità  legate ad una campagna militare contro gli Aquitani.

 

Tuttavia, pur amante della pace e delle delizie di Roma, Tibullo ebbe una vita amorosa tutt’altro che tranquilla, perché la “guerra” gliela portarono in casa le sue donne, in particolare la bionda e procace Delia, che gliene fece passare di tutti i colori. In vita e anche “post mortem”. Sì, perché uno dei passi filologicamente più travagliati del complesso “Corpus Tibullianum” che la tradizione ci ha lasciato riguarda proprio Delia, che non era, come si suol dire, uno “specchio” di fedeltà.

Un giorno (un brutto giorno per il nostro poeta elegiaco), Tibullo si era accorto che la bionda Delia si era portata a casa l’amante. La cosa fu scoperta e ne nacque un putiferio, con Tibullo che affidò i propri tormenti ad un’elegia (la settima), che, ancora oggi, costituisce motivo di “tormento” non tanto per il nostro poeta, quanto per i suoi esegeti che, sin dai tempi più remoti, non sono riusciti a digerire un’espressione per vari versi ritenuta dai più assolutamente “impoetica”:

 

“Illa quidem  TAM MULTA   negat, sed credere durum est …”.

 

Traducendo:  lei, la bionda Delia, “negò il fatto (di aver portato in casa di Tibullo l’amante) un sacco di volte (“tam multa”), ma credere alle sue parole è davvero duro”, avrebbe cantato Tibullo.

 

Ora, la faccenda “stilistica” costituita dall’espressione “tam multa” non è mai stata accettata a cuor leggero dagli esegeti di Tibullo, i quali si sono dannati l’anima per tentare di ripristinare il testo autentico. Così, sottolinea  M. Pace-Pieri, “ Il tràdito ‘multa’ fu ritenuto più volte sospetto e variamente emendato  […] Gli ultimi editori preferiscono mantenere, pur con esegesi non unanime, il testo tràdito: Putnam interpreta avverbialmente il verso ‘tam multa’ (‘e così spesso, così tante volte’), come più comunemente (Smith, André, Namia ecc.), mentre Della Corte intende sottinteso un ‘facta’, traducendo: ‘eppure lo nega più volte’). Pur essendo grammaticalmente possibili, queste esegesi non soddisfano a pieno”  (1). La stessa  M. Pace-Pieri  propone di sostituire  “magna” (grandi)   a “multa” perché, secondo la studiosa, “più chiaro [risulterebbe] il senso del verso, poiché il reato che Tibullo rimprovera alla sua donna è grande, grave, ma uno solo, non molti” (2).

 

Bene, ma,  parlando di “sospetto”, mi sovviene  il dubbio, nonché il  “sospetto”,  che le cose  non stessero nei termini forse un po’ troppo idillici preconizzati  dalla dotta studiosa di Tibullo. La soluzione (“magna”=un evento solo e talmente grande) proposta dalla studiosa andrebbe benissimo: peccato che non  si abbiano le prove provate che la  Delia si fosse portata in casa l’amante “una volta soltanto”.  Mi viene altresì il “sospetto”  che il tanto contestato “tam multa” possa semplicemente essere un classico errore  del copista, o amanuense che dir si voglia. Come ben sappiamo, i copisti facevano  molti errori di copiatura e, spesso, quando non riuscivano a dare un senso ad un termine, “interpretavano”, secondo il loro livello di cultura. I copisti più bravi, in genere, erano, per paradosso,  quelli di media cultura, che non se la sentivano di “intervenire” sul testo, per cui lo copiavano “così com’era”. Altri invece, che, a torto o a ragione, presumevano di essere a livelli “più alti”, “intervenivano”, snaturando spesso il testo con soluzioni poi difficili  da sanare.

 

Concludiamo. Sappiamo che i testi copiati dagli amanuensi erano stracolmi di abbreviazioni. Per ragioni di spazio le parole latine erano per la maggior parte abbreviate. In questo “esercizio” non mi allontanerei  dal testo tràdito, operando soltanto leggere variazioni, del resto ampiamente previste dalla lingua, ed evitando “divinazioni” che, talvolta, risultano estremamente brillanti, ma al tempo stesso sempre e comunque dubbie (3).

 

Proviamo ad immaginare ciò che potrebbe essere successo nel caso in esame, e  supponiamo che l’amanuense si fosse trovato di fronte ad un verso di Tibullo così scritto, dove

 

“ Illaquidem Tam[en]M[ultis]negatsedcrederedurumest”, cioè “ Illa-quidem-tam[en]-multis–negat-sed-credere-durum-est”, dove “TAM” è la semplice variante di “TAMEN” (tuttavia, purtuttavia), spesso interscambiabili.  “Multa”, invece, potrebbe stare per “MULTIS”, sottinteso “modis”, “rationibus”, “argumentis”. Nelle abbreviazioni, la differenza tra “multum”, “multa” e “Multis” è poca, ed è sufficiente una semplice distrazione per scrivere una cosa per un’altra. Come si può evincere dall’immagine allegata, a parte “multitudine”,  la differenza tra “Multis”, “Multum”  e “multa” è sottile e facilmente scambiabile l’una con l’altra (4).

 

In realtà  Tibullo potrebbe aver  semplicemente voluto dire  : “Illa quidem TAM MULTIS [modis]  negat sed credere  durum est”.

Ovvero:

“Lei, la Delia, TUTTAVIA (tamen) nega la cosa  in tutte le maniere [MULTIS  (modis)], ma è un po’ duro crederle”.

 

Il senso c’è, e scorre via abbastanza bene. L’espressione “negare … multis modis” oppure “rationibus ” è abbastanza comune e ben attestata negli scrittori latini. In sostanza,  l’amanuense , più che altro, confuse “mult-is” con  “mult-a”, oppure “ semplificò” la cosa a modo suo, scegliendo “multa” di proposito fra le possibili soluzioni. Siccome anche il nostro dotto amanuense probabilmente sapeva benissimo  che Tibullo ne aveva passate “tante e poi tante” (=”tam multa”) con la Delia, gli potrebbe esser  venuto “spontaneo” scegliere “multa” al posto di “multis”, oppure, più facilmente ancora, fu forse anch’egli vittima, come tutti i suoi colleghi,  di  una  svista.

 

Non so se questa estemporanea  “congettura”  possa accogliere i favori  degli specialisti di Tibullo, ma una cosa è certa: che sarebbe anche ora di mettere  un definitivo quanto liberatorio   (T-) AMEN su  uno dei (molti) “tormentati” passi che ancora affliggono la tradizione del testo del nostro grande poeta elegiaco.

 

Note

 

1)         M. Pace-Pieri, “Il testo di Tibullo nella critica dell’ultimo decennio”, in “Cultura e Scuola”, 1984, n. 89, pp. 37-38.

2)         Ivi, p. 38.

3)         Più recentemente, R. Perelli  osserva : “ ‘Tam multa’: questa la lezione dei codici che fa riferimento all'alto numero di indizi che concorrono a svelare il nuovo amore di Delia. Ma 1, 6 è ricordata più volte nel corso nella lunga elegia ovidiana che costituisce, da sola, il secondo  libro dei ‘Tristia’ […] Ovidio così ricorda il verso 7 dell’elegia tibulliana: ‘credere iuranti durum putat esse Tibullum’ [“Tibullo dice che è duro credere a colei che giura e spergiura”]. Muovendo da queste parole, Heyne congetturò ‘iurata’ al posto di ‘tam multa’ […] Ma anche se Ovidio è una fonte di grande autorevolezza per l’interpretazione dell’elegia […], mi pare davvero eccessivo aspettarsi un rispecchiamento parola per parola del testo tibulliano”. Cfr. R. Perelli,  “Commento a Tibullo, Elegie”, Rubbettino, 2002, Vol. I,  p. 193, V. 7, “Tam multa”.

4)         A. Cappelli, “Dizionario di abbreviature latine ed italiane”, Milano, Hoepli, sesta Edizione anastatica, 1973, p. 221.

 

 

 

 

 

 

Nessun commento

Leggi l'informativa riguardo al trattamento dei dati personali
(D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 e succ. mod.) »
Acconsento Non acconsento
Se ti autentichi il nominativo e la posta elettronica vengono inseriti in automatico.
Nominativo (obbligatorio):
Posta elettronica (obbligatoria):
Inserendo la tua posta elettronica verr data la possibilit all'autore del testo commentato di risponderti.

Ogni commento ritenuto offensivo e, in ogni caso, lesivo della dignit dell'autore del testo commentato, a insindacabile giudizio de LaRecherche.it, sar tolto dalla pubblicazione, senza l'obbligo di questa di darne comunicazione al commentatore. Gli autori possono richiedere che un commento venga rimosso, ma tale richiesta non implica la rimozione del commento, il quale potr essere anche negativo ma non dovr entrare nella sfera privata della vita dell'autore, commenti che usano parolacce in modo offensivo saranno tolti dalla pubblicazione. Il Moderatore de LaRecehrche.it controlla i commenti, ma essendo molti qualcuno pu sfuggire, si richiede pertanto la collaborazione di tutti per una eventuale segnalazione (moderatore@larecherche.it).
Il tuo indirizzo Ip sar memorizzato, in caso di utilizzo indebito di questo servizio potr essere messo a disposizione dell'autorit giudiziaria.