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Mang’ pa cap!

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     Questa sera la fanciulla che, in una remota notte brianzola d’inverno, sganciò la sua fatale Little Girl caetana sul mio cuore da cerbiatto single, mi ha costretto a vedere un - a detta sua- bellissimo lungometraggio di animazione giapponese (anime) in Dvd. Sperando, ingenuamente, di beneficiare della visione di un interessantissimo Hentai e allettato dall’assicurazione ambresca circa la breve durata del lungometraggio (60 min), accetto con sdegnata diffidenza. Promettente è l’inizio del corto lungometraggio (Giappone) o del lungo cortometraggio (Italia): Byōsoku go senchimētoru (Cinque centimetri al secondo), mi proietta, immediatamente, alla speranza di un capolavoro tipo Mio marito davanti, di dietro tutti quanti o Alle dame di Moana piace assai la Durlindana. Il film è del famosissimo regista nipponico Makoto Shinkai. Inizia. La scelta è tra: nipponico stretto, danese con sottotitoli in bengali, e italiano. È in tre episodi. La trama. Primo episodio: Ōkashō (Il fuggevole capitolo dei fiori di ciliegio cadenti nella Primavera del Loto sulla strada di Kyoto). Il protagonista, un cartone animato maschio, Takaki Tōno, conosce Akari Shinohara, un altro cartone animato femmina, alle scuole elementari. I due, da migliore tradizione nipponica, arrossiscono continuamente, come facevano i kamikaze sotto l’hachimaki cerimoniale, e manifestano, sin da bambini, una visione ciclotimico/maniacale della vita, votata alla disperazione e al fatalismo. Takaki, infatti, deve subito trasferirsi nella lontanissima e bruttissima Kagoshima (30 km). Prima di iniziare la traversata trans-oceanica, Takaki desidera rivedere Akari. Prende un treno durante una comunissima nevicata (la neve è rarissima in Giappone), il treno ritarda di otto minuti (l’escalation di duecento messaggi di scuse conduce all’harakiri del controllore), smarrisce la lettera d’amore da dare ad Akari (invece di dare in escandescenze e bestemmiare con gesti volgari, si raccoglie e singhiozza composto, nella migliore tradizione nipponica) [in Italia, Raffaele Esposito, detto Lello, avrebbe cambiato diciassette treni, sopportato dodici ore di ritardo e avrebbe spedito la sua lettera a Concettina Capone, detta Concy, in trenta copie, via raccomandata Poste Italiane, incrollabilmente certo dello smarrimento]. Akari, non scoraggiata dalla neve, dall’harakiri del controllore e dal ritardo, attende Takaki alla stazione, preparando, in loco, un Chirashi e due Uramaki California con salsa di soia e wasabi. Poi i due amici escono, si baciano, trascorrono la notte insieme sotto una coperta, e non consumano. Inizio a comprendere il tranello di Ambra. Secondo episodio: Kosumonauto (Cosmonauta). Takaki Tōno, a Kagoshima, conosce Kanae Sumita, un secondo cartone animato femmina. Kanae è innamorata di Takaki, e arrossisce continuamente, nella migliore tradizione nipponica. Guardando un missile atomico lanciato dal Giappone su Pyongyang, Kanae comprende che Takaki è innamorato di un altro cartone animato femmina, e, non desiderando essere anti-Akari, rinuncia alla sua dichiarazione d’amore, ritirandosi, compostamente, a singhiozzare (nella migliore tradizione nipponica). Perdo, causa fitto colpo di sonno, i momenti di transizione tra secondo e terzo episodio. Probabilmente il film non è un Hentai! Terzo episodio: Byōsoku 5 Senchimētoru (I petali di ciliegio cadono al suolo alla velocità di cinque centimetri al secondo senza svegliare il vecchio pescatore di Kyoto). Takaki Tōno, in un futuro fantascientifico (2008) incrocia Akari Shinohara a un passaggio a livello incustodito. Lì finalmente Takaki scopre che la sua relazione con Akari appartiene al passato e che, adesso, deve pensare al suo futuro: Lello. Iniziano diciassette minuti di canzone neo-melodica nipponica: Mang’ pa cap, scritta e cantata da Jessica di Biase e Lian. Il film finisce di botto. Ambra mia mi spiega che Takaki, a dispetto della lontananza, non aveva mai dimenticato Akari, rimanendo bloccato sentimentalmente; Akari, invece, si era rifatta una vita con un altro cartone animato maschio; Kanae era l’esempio dell’anaffettività di Takaki (le – mancate- nozze di Kanae); il finale, con Takaki che si allontana con un sorriso amaro, è la metafora della liberazione da un amore che distanza e tempo hanno annichilito. Non ha voluto, invece, darmi spiegazioni su Lello e, sbattendo i suoi dolci occhioni neri assonnati, si è allontanata, in direzione della camera da letto, con un sorriso dolce (metafora della assenza di liberazione da un amore che distanza e tempo non hanno annichilito?). Il che è bello e istruttivo...

 Giovanni Rossato - 20/03/2018 15:37:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Rossato » ]

Caro Ivan,
brano ben scritto per capire il quale, evitandomi di assistere per intero al famigerato film, ho dovuto ricorrere alla consulenza di mia figlia anch’essa nipponofila che mi ha descritto il film come piacevole ma un pò lento, che nel mio linguaggio corrisponde a "na pizza". Coraggio!
Belli da leggere i tuoi racconti, la quotidianità, come diceva Jacques Tatì è sempre la cosa più umoristica, basta guardarla di sbiego o forse direttamente, non ricordo.

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