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[ Racconto secondo classificato al Premio Letterario Nazionale Il Giardino di Babuk - Proust en Italie, IV edizione 2018 ]

 

 

Non l’ho mai detto a nessuno, perché nessuno mi crederebbe. Io ho un gallo che fa le uova. Un uovo al giorno, per l’esattezza. Avevo quattro galline e un gallo. Tre delle galline le ho mangiate negli ultimi due anni e una, un mattino, l’ho trovata morta. Il gallo è l’unico sopravvissuto. Non ci sono dubbi che le uova siano le sue. Quando ho visto per la prima volta l’uovo deposto nella vecchia cassetta da frutta, ho creduto fosse dell’ultima gallina che mi era rimasta, a cui avevo tirato il collo tre giorni prima. Mi è sembrato strano non essermi accorto prima di quell’uovo. Tuttavia, ho controllato bene che non vi fossero altre uova, ho preso quell’unico uovo e l’ho portato a casa. Il giorno dopo ho trovato nella vecchia cassetta un altro uovo. “Com’è possibile?”, ho pensato. Nel piccolo pollaio non c’era che il gallo, con me. L’ho guardato come se non l’avessi mai visto prima. Era il mio gallo, non c’era dubbio, con la sua bella cresta e la posa fiera. Per Giove! Non poteva essere suo, quell’uovo. Ma allora? Uno scherzo, pensai. Da quando era morta Marion, mia moglie, avevo praticamente rotto i ponti con tutti quanti. Non frequentavo nessuno. Nessuno veniva a trovarmi. Vivevo in una casetta isolata, non avevo nemmeno dei vicini, se non a centinaia di metri di distanza. Uno scherzo, sì. Ma chi mai avrebbe potuto farlo, in fondo? Non riuscivo nemmeno a immaginare chi potesse farsi spingere fino a quel punto dall’idiozia. Ho mentalmente passato in rassegna i volti della gente del mio paese, cercando di indovinare chi fosse il buontempone. Uscivo di casa raramente. Il signor Sauri e la moglie si sono meravigliati, vedendomi entrare nella loro ferramenta. Ho comprato un lucchetto e sono andato a serrare con quello la porta del mio pollaio. Se c’era un furbacchione di mezzo, adesso aveva avuto il ben servito. Nessuno avrebbe potuto più varcare la soglia del pollaio. Il giorno appresso ho trovato nella cassetta un nuovo uovo. L’ho preso e ho subito sentito che, a differenza delle altre due uova dei giorni precedenti, era ben caldo. Era stato deposto da pochissimo. Il gallo mi ha guardato dritto negli occhi, poi ha beccato in terra. Sei davvero tu?, gli ho detto. I galli non fanno le uova, non fare scherzi. Cos’è questa storia? Sembrava evidente che fosse il mio gallo a fare le uova, ma io continuavo a non crederci e a confidare piuttosto in una spiegazione alternativa, che non riuscivo però a palesarmi. Qui non può entrare nessuno, adesso, mi dicevo, è chiuso col lucchetto e non ci sono altre aperture, neppure un piccolo pertugio nel muro. Da dove sbuca quel dannato uovo? Forse c’è ancora un modo per farcelo arrivare? No, mi sono detto, guardando l’uovo. Eppure… Quella faccenda mi aveva tolto il sonno. Con la torcia accesa in mano, sono andato ad aprire il pollaio nel cuore della notte. Il gallo mi è sembrato infastidito dalla mia insolita visita. La vecchia cassetta da frutta era vuota. Nessun uovo. Sono tornato un’ora dopo e nulla era cambiato. Poi ho riposato un po’. Appena sveglio, sono tornato al pollaio e vi ho trovato un bell’uovo. Era caldissimo. Io e il gallo ci siamo guardati. Ma che bravo, gli ho detto, un po’ inquieto. Tornato dentro casa, ho riposto l’uovo nella cesta che conteneva le altre uova del gallo e dopo qualche esitazione ho pensato di provarle, quelle uova. Ho pranzato con una frittata e del pane. La frittata era deliziosa. Le uova erano buone, dunque. Ma rimaneva l’inquietudine. Ho un gallo che fa le uova, mi dicevo, scuotendo la testa. Pazzesco, mi dicevo. Un giorno hanno bussato alla mia porta. Era un uomo che non avevo mai visto, brevilineo e grassoccio. Potrebbe vendermi delle uova fresche? Ne vorrei sei, mi ha detto l’uomo. In passato era capitato spesso che Marion vendesse le nostre uova, la cosa non avrebbe dovuto stupirmi più di tanto. Invece sono andato in panico. Ho liquidato quell’uomo dicendogli che le mie galline erano morte tutte e ho fatto per chiudere la porta. Ma ha ancora un gallo, no?, mi ha detto quel tizio. Lo sento cantare ogni giorno, ha detto, abito qui vicino da quasi un anno. Ho un gallo, sissignore, ho detto io, alzando un po’ la voce, ma lei sa benissimo che i galli non fanno le uova! Ma certo, mi fa lui, non intendevo… era solo per dire, per parlare un poco. Non ho nessuna voglia di parlare con lei, gli ho urlato io, sbattendogli la porta in faccia. Mi aveva infastidito parecchio, quell’uomo curioso. Non si è al riparo dagli scocciatori nemmeno in casa propria. Pochi giorni dopo, a bussare alla mia porta fu uno degli uomini più strani che si possa avere in sorte di vedere. Sembrava un uomo in miniatura. Non un nano, no: un uomo in miniatura. Un viso furbo, da spiritello. Aveva capelli castani e occhi chiari, indossava una camicia bianca, dei pantaloni verdi e delle scarpe di cuoio. Mi scusi, mi ha detto, ho saputo che posso comprare delle uova da lei, vorrei delle uova di gallo. Dopo un attimo di silenzio nel quale ho deglutito il mio sconcerto, ho gridato. Vuol prendermi in giro? Vada fuori! Via! Aspetti, dico sul serio, ha detto quello, impedendomi con la mano di chiudere la porta. Ho bisogno di almeno tre uova di gallo. E so che lei ne ha a sufficienza. Ma cosa dice?, gli ho detto, si rende conto di quello che dice? Le uova di gallo non esistono. Perché mente?, mi ha detto lui, sa bene che esistono. Il suo gallo fa le uova ogni giorno. Ma cosa ne sa lei?, ho urlato spingendolo fuori con una mano. Voglio solo compare delle uova. Voglio pagare, ha detto quella miniatura d’uomo, se non me le venderà farò sapere a tutti quello che accade nel suo pollaio. Poi si è allontanato. Torni qui, gli ho urlato, gliele regalo le uova, ma dovrà raccontarmi tutto. Cosa ne sa di questa storia, lei? L’uomo ha sorriso ed è entrato in casa. L’ho fatto accomodare sul divano e gli ho offerto da bere. Contrariamente a quanto si pensi, mi ha spiegato, i galli che fanno le uova esistono. Ma sono una vera rarità. Sono chiamati meridiani, è possibile riconoscerli dal canto. Cantano varie volte durante il giorno, ma a mezzogiorno e a mezzanotte si esibiscono in un loro canto peculiare. Il suo gallo è un meridiano, ho riconosciuto il suo canto. Lei ha la fortuna di possedere un animale eccezionale. Mi sono schiarito la voce. A cosa le servono le uova del mio gallo?, ho detto. Anche quelle sono eccezionali, ha detto l’uomo in miniatura. Chi ne mangia, acquisisce delle facoltà straordinarie, sconosciute agli uomini comuni, mi ha detto. Gli ho confessato di aver mangiato quelle uova. Non ne dubito affatto, ha detto quello strano uomo, è per questo, solo per questo, ha detto, che lei adesso sta parlando con me. E ha riso di gusto, gettandosi indietro la testolina.

 

 

Scarica l'ebook del Premio Babuk, IV edizione 2018 ]

 

 Teresa Cassani - 30/04/2018 10:24:00 [ leggi altri commenti di Teresa Cassani » ]

Il racconto molto ben costruito stimola alla lettura. La situazione surreale-simbolica induce a importanti riflessioni. Felice, a mio parere, il richiamo a quel "meridiano".

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