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La luna è un osso secco

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9

 

Solo ieri hai imparato la resistenza
e l’arte di mantenere le abitudini
come una grande rete in cui cadere.
Dentro il petto scava una talpa vorace
e lascia paura.
Quando tu mi abbracci, lei smette e attende
l’età adulta.
A quel punto nemmeno l’abbraccio più caldo
che potrò darti arresterà la sua opera di creare abisso.
I nostri petti, di figlia e di madre insieme,
vengono scavati.
Ci abbracceremo ancora e un sogno verde
sarà la nostra resistenza,
radicato in un’idea straniera di futuro,
nella terra smossa.

 

 

12

 

L’abbraccio della figlia

 

Tutto ciò che vorrei dire è in quello strappo.
Ci si arriva all’improvviso, uno spazio ebbro.
Sai che dovrò morire e tu potrai guardarmi.
Ti si anticipa nel fiato d’infante il petto di madre
e io mi sento tanto consolata.
Solo tu senti il destino e puoi farlo bene solo adesso.
È quello lo spazio che voglio dire.
Quel momento estremo, che inciampa e cade.

 

 

15

 

Negli ospedali la carne è ingombrante
e l’animo si ritira inosservato.
Qualcosa torna a galla, il ricordo
di come quella carne si fece con dolore.
E come di quel dolore resti una memoria.
Si sublima in parole comuni che hanno,
nascoste, profondissime radici.
La tua parola arriva laggiù,
dove il gesto incontra la sua pietà,
dove fatale arriverà il futuro.

 

 

17

 

Mi chiedo dove finisca il silenzio
che mi regna in casa quando taccio.
Dove sia il suo perimetro e dove
le sue porte.
Provando ad abitare casa nostra,
noi, i grandi assenti,
viviamo di lacerti e dei richiami
indecifrabili delle nostre cose.
La tenda esibisce un’immobilità di marmo.

 

 

[ da La luna è un osso secco, Federica Giordano, Marco Saya Edizioni ]

 

 

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