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Un���innocente bugia

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Sollevò con cautela lo sguardo, puntando all’orologio appeso alla parete, sperando di non essere notato dalla nonna che sferruzzava con gli occhi chini al lavoro. Solo le cinque e un quarto, non era possibile! Il tempo non passava mai in quell’appartamento in penombra, la noia era palpabile.

Quando andava a trovare la nonna era contento, orgoglioso di riuscire, nonostante la differenza di età, a mantenere i rapporti con una donnina così gradevole; ma, trascorsa mezz’ora ed esaurite le solite frasi- sul tempo, sull’università, sui genitori e la fidanzata- poi non sapeva cosa fare nell’ora rimanente e soprattutto come trovare un’onorevole via di fuga.

La nonna parlava poco, ma era vigile, attenta, pronta a bloccarlo al primo tentativo di alzarsi per andarsene. Paolo, accomodato in silenzio in una scomoda poltrona in cuoio, si sentiva prigioniero. Era già stato in bagno una volta, non poteva sfruttare nuovamente la scusa senza che la nonna facesse inopportune domande sulla sua salute intestinale. Un crampo gli infastidiva la gamba destra, doveva assolutamente muoversi. Osservò con attenzione la donna: radi capelli fini, volto cadente, pelle macchiata, mani e collo rugosi, profonde zampe di gallina intorno agli occhi parzialmente nascosti dagli occhiali da vista.

All’improvviso l’idea si fece strada e cominciò a sfarfallare tra le sopracciglia, scese in gola e piano piano prese corpo sotto forma di parole:

-        Scusa nonna, ma non lo sai del nuovo decreto? Dalle sei in poi tutti i giovani sotto i trent’anni non possono uscire per strada.

La nonna interruppe il suo lavoro, mantenendo i ferri in posizione. Sollevò lentamente il capo, fissandolo, per cogliere tutte le sfumature delle parole ed evitare malintesi:

-        Cosa stai dicendo? in televisione non ne hanno parlato.

-        È un’ordinanza recentissima, i dettagli sono solo su internet, lo hanno deciso i vecchi.

-        I vecchi, e perché? – la nonna adesso sembrava sinceramente stupita.

-        Lo dici sempre anche tu che vorresti essere ancora giovane e snella, con lunghi capelli lucidi e lo sguardo allegro rivolto al futuro! Visto che non si può ringiovanire, si è più felici se quelli attorno sono come te, tutti con le rughe e con il fisico non più in forma. “Basta ragazzi in giro” ha deciso il governo, per far contenti gli elettori.  Dalle sei in poi è l’ora degli adulti e degli anziani.

-        Non lo so, non mi sembra giusto. Così devi andare?

-        Sì, è ora, nonna mi spiace, ma le regole sono le regole, vado a casa e mi metto a studiare.

Dette queste ultime parole Paolo si affrancò dalla poltrona e, agguantando lo zaino, si avvicinò alla nonna per il consueto bacio di saluto. L’anziana si alzò con fatica e lo accompagnò alla porta, borbottando qualcosa contro il governo che non sapeva più cosa inventare. Il ragazzo si avviò saltellando per le scale e uscì dal condominio di periferia respirando profondamente, assaporando la ritrovata libertà. Il tempo era sereno e nonostante il freddo invernale era piacevole stare all’aperto. In metropolitana rimirò una ragazza in gonna corta e stivali sopra le ginocchia. “Bella mia, non potresti essere in giro a quest’ora”, sorrise Paolo, soddisfatto del nuovo espediente che gli aveva permesso la fuga.

La visita seguente il ragazzo trovò la nonna eccitata e loquace, gli raccontò di come si fosse lamentata delle nuove disposizioni governative con le sue amiche, nei negozi, al mercato, dalla parrucchiera. Nessuno ne sapeva nulla, ma erano tutti indignati, perché segregare i giovani solo per sentirsi meno fuori forma?

Paolo la guardò perplesso, non pensava che il pretesto della volta precedente avesse avuto così presa. Aggiunse altri particolari per rendere più credibile la sua scusa: c’erano state interpellanze parlamentari, e dibattiti accesi, ma non se ne parlava né alla radio né in televisione perché non si voleva fare troppa pubblicità ad un decreto così impopolare.

Il tempo passò in fretta e allo scoccare delle cinque e mezzo il ragazzo cominciò a lanciare segnali, era spiaciuto ma purtroppo stava per scattare il coprifuoco, doveva rispettare le regole. La nonna preoccupata lo accompagnò alla porta, rassicurandolo che tutto sarebbe andato per il meglio.

Uscì sereno dal portone e avviandosi con calma alla metropolitana si sentì osservato da un gruppo di anziani seduti su un muretto: lo fissavano con disapprovazione, tanto che accelerò il passo. “I soliti vecchi annoiati e invidiosi”, pensò. Niente lasciava presagire quello che stava per avvenire.

I mesi invernali trascorsero svogliatamente e Paolo si sentiva ripetere ogni volta dalla nonna le stesse parole rispetto alla sua uscita anticipata- che non era giusto, bisognava fare qualcosa, lo diceva a tutti quelli che incontrava e tutti erano d’accordo con lei- tanto che era tentato di confessarle che si era trattato solo di una bugia, un coprifuoco era un’idea assurda.

Accadde qualcosa di imprevisto una mattina di marzo: aprendo Facebook Paolo scorse il post “giovani liberi, opponiamoci al lockdown”. Pensò ad uno scherzo, qualcuno doveva essere venuto a conoscenza di quello che aveva raccontato alla nonna e si stava prendendo gioco di lui.   Mise il suo “Like”, insieme a numerosi altri, tralasciando di leggere i commenti.

Lo stesso giorno, rientrando dalla solita visita all’anziana parente, poco dopo le sei, ebbe la sensazione che ci fossero meno ragazzi e bambini in giro, solo teste imbiancate e quarantenni travestiti da ragazzini. Gli episodi erano collegati? “Solo suggestione”, pensò.

Col passare dei giorni Paolo scoprì in rete diverse discussioni in merito ad una “congiura anti giovani”. Altri siti invece inneggiavano alla “democrazia delle rughe” e c’era chi sosteneva che il confinamento tra le mura domestiche aiutava i giovani a crescere. La lotta generazionale non era una novità, forse si stava esacerbando in quel periodo per motivi economici, rifletté.

Il suo turbamento aumentò il martedì seguente quando, di ritorno dall’università poco prima di cena, qualcuno lo apostrofò dicendo di sbrigarsi ad andare a casa.

“Saranno tutte coincidenze” si disse incredulo. Gli amici gli riferirono di simili episodi accaduti anche a loro e di come preferissero non farsi vedere in giro dopo una certa ora, per evitare scontri verbali con sconosciuti. Tutte quelle voci che giravano non avevano senso.

Una realtà distorta può diventare più credibile della quotidianità. I social spronavano gli adolescenti a sfidare i divieti, a non rinunciare ad uscire. Gruppi di ventenni marciavano lungo le strade inneggiando alla libertà. Aumentarono i controlli delle forze dell’ordine nelle ore serali, per evitare assembramenti.

Ci furono incontri al vertice e interrogazioni parlamentari sul rispetto dei diritti umani, mentre l’ansia tra gli under trenta cresceva. I mezzi di informazione riferirono di un attacco informatico che aveva resa pubblica la bozza di un decreto volto a legittimare la necessità di un sacrificio da parte della popolazione meno adulta.  

-        Sono solo raccomandazioni- riferì il portavoce del governo al telegiornale della sera- la propaganda dell’opposizione ha trasformato alcune buone regole del vivere civile in una sorta di congiura atta a limitare la libertà.

Nel frattempo il dibattito politico si interrogò sui bisogni dei cittadini e si fece strada l’ipotesi che fosse giusto depotenziare gli investimenti per scuola e università, impegnando risorse per il benessere e la chirurgia estetica degli over 60. I giovani, con senso di responsabilità, dovevano accettare tali scelte, d’altronde un domani sarebbero diventati vecchi e avrebbero anche loro potuto beneficiare delle nuove misure. Molti lamentarono che in diverse zone d’Italia i facinorosi potevano muoversi a loro piacimento: furono istituite strutture di controllo per monitorare gli spostamenti e verificare la circolazione delle persone, in attesa dell’emanazione di chiare linee guida.

Internet sembrava impazzito, non si parlava d’altro. Nella notte Paolo, risvegliato dal telefono che suonava in modo incessante, sentì una voce maschile sibilare:

-        Siamo sorvegliati fratello, preparati alla fuga!

Si affacciò alla finestra, nessuno in giro, il silenzio regnava sovrano nelle strade vuote. Faticò a riprendere sonno ed un senso di oppressione lo accompagnò durante il giorno.   

La mobilitazione cresceva, cortei e presidi di giovani e meno giovani si confrontavano in modo anche cruento con il pretesto dell’equità sociale. I media condannavano severamente i fatti accaduti, anche se definivano i giovani pretenziosi e prepotenti, forti del privilegio della gioventù.

Era domenica, Paolo, inquieto, facendo attenzione ai blocchi stradali, si affrettò dalla nonna. Con timore passò davanti agli anziani riuniti sul muretto al sole e abbassando lo sguardo accelerò il passo.

Molte cose erano cambiate da qualche mese prima, quasi rimpiangeva il tempo dilatato delle visite con l’anziana donna. La osservò mentre lavorava all’uncinetto del cotone candido, concentrata nel contare i punti.

Era tempo che le dicesse la verità: prendendo coraggio, ad occhi bassi le confidò che non esisteva il coprifuoco per i giovani. La sua era stata solo un’innocente bugia, le chiedeva scusa, si era inventato tutto per scappare via prima e vedere gli amici. Poi era successo qualcosa, non capiva come tutti prendessero a cuore un’ipotesi così insensata di giovani confinati in casa.

La vecchia taceva, rigirando la fede nell’anulare, il lavoro appoggiato in grembo. Lo squadrò con aria attenta, e sospirò, parlandogli come si fa con i bambini:

-        Sono vecchia, ma certe cose le capisco e riesco ad affrontarle. Sono molto preoccupata per te ma non c’è bisogno che mi nascondi la verità.  

Paolo, la guardò frastornato, incerto se insistere nella sua spiegazione. Decise di cambiare argomento e le chiese cosa stesse realizzando all’uncinetto.

L’anziana gli sorrise, socchiudendo gli occhi:

-        Non hai sentito parlare della prossima regola? Durante il giorno, per nascondere la tua faccia giovane, dovrai indossare una mascherina, come vedi te ne sto già preparando una di cotone.

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