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Note biografiche su Lelio Parisi

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NOTE BIOGRAFICHE SU LELIO PARISI DI MOLITERNO (1754-1824)

Lelio Parisi (1) apparteneva ad una delle maggiori famiglie meridionali, in particolare si tratta di una famiglia patrizia cosentina trapiantata in Moliterno.
Fra i personaggi illustri di tale famiglia ricordiamo Ascanio Parisi (1529-1614) che fu vescovo di Marsico, ma visse sempre in Moliterno; fondò il Monte della Pietà dell’Annunziata con annesso ospedale. Alla sua morte il suo corpo fu posto in un sarcofago e fu tumulato nella cappella di San Pietro, sorta nel XIII secolo circa.
Nel 1754 Domenico Parisi, padre di Lelio, dichiarò di essere professore di Legge, di avere 46 anni e di vivere con il seguente nucleo familiare: la signora Margherita Porcellini, moglie di 31anni; Michelangelo, figlio studente di 18 anni; Nicolò (o Nicola) (2), figlio scolaro di 14 anni; Stanislao, figlio scolaro di 11 anni; Giuseppe, figlio scolaro di 9 anni; Sofia, figlia di 9 anni; Maria Vincenza, figlia di 1 anno.
La famiglia viveva in una casa “palaziata” con orto per proprio uso situata nella Contrada S. Pietro (detta poi Largo San Pietro). I Parisi erano benestanti e possedevano molti territori (orti, vigneti e castagneti), molti animali e anche vari capitali da diverse persone; in particolare vantava un credito di 83,10 once dall’Università di Moliterno per un legato a favore di studenti e scolari, istituito da un antenato di Domenico Parisi (3).
Altri fratelli di Lelio erano l’arciprete don Ascanio, il parroco locale don Stanislao e il primo eletto di Moliterno Michele Arcangelo (detto Michelone), protagonisti della vita pubblica moliternese. Personaggio illustre della famiglia Parisi fu Giuseppe, generale dell’esercito napoletano, consigliere di Stato e ministro della Guerra, famoso anche perché fu fondatore della Scuola Militare della Nunziatella in Napoli (4).
Lelio Parisi nacque in Moliterno (PZ) il 3 dicembre del 1756 da don Domenico del quondam Nicola di Moliterno e di donna Margherita Porcellini di Stigliano e fu battezzato nel mese di dicembre del medesimo anno nella Chiesa Madre dell’Assunzione della Beata Vergine di Moliterno (5).
Nell’ottobre 1776 Lelio fu inviato a Napoli per studiare per conseguire la laurea in Legge; a quel tempo il corso di studi durava cinque anni, ma Lelio si iscrisse al secondo anno nell’ottobre 1782 e terminò gli studi nel gennaio del 1786 tenendo l’esame finale il 28 gennaio 1786 (6).
Lelio intraprese la carriera come uditore presso la regia Udienza di Catanzaro, o Calabria Ultra (7), dove prestò giuramento nel 1787; Nel 1789 fu traslocato in Salerno, dove fu nominato Caporuota del Tribunale fino al 1793 (8); in questo periodo fu giudice delegato “contro li ladroni” in diversi luoghi di ben tre province (Principato Citra, Basilicata e Calabria Citra) svolgendo la sua attività di giudice delegato in Lagonegro, Potenza, Eboli, Matera, ecc. (9).
Nel mese di gennaio 1793 sposò donna Irene Pisani di Salerno, figlia di don Nicola Pisani e donna Isidora Ferri (10).
Nel maggio del 1793 fu promosso giudice della Gran Corte Criminale alla Vicaria in Napoli, ma gli fu concesso di prenderne possesso per procura per continuare la sua straordinaria attività come giudice delegato contro “li ladroni” (11). Dal 1794 al 1797 fu giudice della Gran Corte della Vicaria Criminale di Napoli (12).
Il Parisi nel 1797 fu nominato consigliere nella Giunta consultiva di Guerra e Marina (13) e nel medesimo anno gli fu conferito l’incarico di consigliere e commissario di campagna, dove ebbe come segretario del Tribunale di Campagna (14) don Michelangelo De Novi di Grumo, che era stato nominato segretario a vita nel 1788 (15). Il Parisi, coadiuvato dal De Novi, svolse tale carica fino al maggio 1799, quando fu arrestato dal commissario organizzatore Ignazio Falconieri, che oltre detto arresto fece eseguire anche la fucilazione di sei persone (16).
Nel mese di marzo del 1806 Giuseppe Napoleone reintegrò le maggiori cariche del potere giudiziario, fra questi riconfermò il Parisi nella carica di commissario di campagna (17), riconfermando anche il segretario don Michelangelo De Novi (18).
Il 13 agosto 1806 Lelio Parisi fu nominato intendente della provincia di Terra di Lavoro e si insediò nella città di Capua (19). Nella stessa data fu emanato un altro decreto regio che nominava i segretari generali delle Intendenze, per la provincia di Terra di Lavoro fu nominato Filippo del Giudice (20).
Il 22 agosto con un altro decreto furono designati sottointendenti Luigi Flac (21) per la Sottointendenza di Gaeta e Antonio Siciliani (22) per quella di Sora (23).
Nel mese di settembre con un ulteriore decreto reale furono nominati i consiglieri dell’Intendenza e per la provincia di Terra di Lavoro furono nominati: Gabriele Morelli di S. Maria Maggiore (24), Nicola Lucci (25) e Camillo Pellegrino di Capua (26).
L’attività di Lelio Parisi fu frenetica ed energica e dovette far fronte a tanti svariati problemi della vasta provincia. Fu molto propositivo e più volte sollecitò l’insediamento dei consigli distrettuali e provinciali nell’interesse generale della provincia e come organo consultivo dell’Intendenza. Nel mese di dicembre del 1806 il nuovo intendente lamentò la scarsezza dei primi stanziamenti per la nuova Intendenza, sottolineando che il lavoro da fare era enorme ed erano necessari nuovo personale e altro denaro (27).
Nel mese di aprile del 1807 il sottointendente di Sora Antonio Siciliani fu sostituito da Isidoro Carli (28) e andò a ricoprire il suo ruolo di sottointendente di Lanciano nella provincia di Abruzzo Citra (29) guidata dall’intendente Pierre Joseph Briot (30).
Isidoro Carli, autore conosciuto per le sue opere nel campo giuridico, non ebbe vita facile come sottointendente di Sora, dove sarebbero state necessarie altre qualità ed esperienze. Nel 1808 quando la banda del brigante Panetta marciò sulla città si precipitò a presentare le dimissioni. In tale occasione affermò di “voler fare il ministro civile e non il militare” (31).
Il Parisi nel 1807 iniziò la pubblicazione del Giornale dell’Intendenza, seguendo per primo l’esempio dato dal Briot (che aveva avuto già esperienze simili in Francia) (32).
Le difficoltà non erano soltanto finanziarie perché la nuova organizzazione dell’amministrazione civile aveva sottratto alla magistratura alcune sue antiche prerogative e si manifestarono molte resistenze e opposizioni al nuovo ordine. Il Parisi si scontrò più volte con la Camera della Sommaria e la Camera di Santa Chiara per avere i documenti relativi all’economia comunale (33) e costrinse infine anche il ministro dell’Interno a scontrarsi con quello della Giustizia per assicurarsi la collaborazione delle predette Camere (34). Nel mese di marzo del 1808 il Parisi scrisse al ministro dell’Interno che molti Comuni e i possidenti della provincia si lamentavano per le esagerate valutazioni dei beni fondiari che reputavano di gran lunga maggiori del loro reale valore. Egli valutava ineseguibile il sistema per produrre e valutare i tantissimi reclami, rivelando che si trovava nella massima agitazione di spirito nel dover usare i mezzi di coazione per la riscossione dei contributi. Infine, denunciava che diversi contribuenti erano giunti ad abbandonare i propri Comuni per recarsi in altri comuni o province meno tassati (35).
Egli propose progetti di rettifica della struttura della provincia su sollecitazione di diversi sindaci (36); rappresentò le enormi difficoltà finanziarie delle Università che si sentivano eccessivamente gravate ancora da basse giurisdizioni, per i diritti agli ex baroni, che sembravano anche allo stesso intendente al di sopra delle loro possibilità (37); inoltre, propose di accorpare alcune cariche pubbliche che apportavano aggravi ai Comuni e sovrapposizioni di compiti, quali quelle di esattori comunali e cedolieri, che a suo parere potevano esercitarsi dalla medesima persona (38).
Fino al mese di ottobre 1808 il Parisi era pagato 200 ducati mensili per esercitare la sua carica di intendente, continuando a mantenere la paga come commissario di campagna, che consisteva in 150 o 155 ducati al mese. Tuttavia in seguito alla legge del 15 settembre 1808 il consigliere di Stato e ministro della Giustizia Cianciulli scrisse al Parisi che in base alla nuova legge non era più possibile percepire due stipendi e nel caso in cui si esercitavano più incarichi si aveva diritto a quello più elevato, nel caso specifico il Parisi poteva conservare quello di intendente (39).
L’11 novembre del 1808 fu nominato giudice della Gran Corte di Cassazione nella seconda sezione. Allora il suo domicilio in Napoli era nel Vico S. Teresella agli Spagnoli n. 3 (40), ma rimase nell’incarico di intendente di Terra di Lavoro fino alla fine del mese di dicembre; anzi, nonostante la nuova nomina, continuò ad impegnarsi per far aumentare i fondi da assegnare all’Intendenza che giudicava ancora esigui (41). In una lettera al ministro dell’Interno il Parisi faceva un breve bilancio della sua attività e avvisando che si sarebbe in brevissimo tempo recato a Napoli per poter intraprendere la nuova carica (42). Nella sua risposta il ministro Capecelatro dichiarò al Parisi la sua sincera soddisfazione per lo zelo, l’attività e la destrezza con cui aveva amministrato la provincia; infine gli rinnovò i suoi sentimenti di stima (43).
Il Parisi nel luglio del 1817 fu nominato consigliere della Suprema Corte di Giustizia (44).
Nel mese di ottobre 1820 il cavaliere Lelio Parisi acquistò un territorio dall’Amministrazione generale della Cassa di Ammortizzazione e del Demanio Pubblico. Il fondo era situato in provincia di Terra di Lavoro di 2 moggia, 28 passi e 15 passitelli che erano situati sulla Strada Regia che da S. Maria Maggiore conduceva a Triflisco per una rendita annua di 78,32 ducati annui che il Parisi si impegnava a pagare davanti al notaio certificatore regio Raffaele Servillo di Napoli e al direttore della Reale Cassa di Ammortizzazione don Pasquale Serra, principe di Gerace figlio del fu don Giuseppe Serra duca di Cassano (45).
Il Parisi fu consigliere della Suprema Corte di Giustizia fino al 18 ottobre 1824 (46) quando fu promosso vicepresidente con decreto regio e rimase in servizio fino al 15 dicembre del 1824 (47).
Lelio Parisi morì nella sua abitazione di Strada S. Teresella alli Spagnoli all’età di 69 anni nel mese di dicembre 1824 assistito dalla moglie e da alcuni amici (48).


Note:
(1) Sulla biografia di Lelio Parisi si vedano: G. CIVILE, Appunti per una ricerca sulla amministrazione civile nelle province napoletane, in Quaderni storici, Notabili e funzionari nell’Italia napoleonica, 37, Ancona, gen.-apr. 1978; A. DE MARTINO, La nascita delle intendenze, problemi dell’amministrazione periferica nel Regno di Napoli (1806-1815), Napoli 1984; L. RUSSO, Biografie degli intendenti: da Lelio Parisi a Michele Bassi, in Caserta al tempo di Napoleone, il decennio francese in Terra di Lavoro, a cura di I. Ascione e A. Di Biasio, Napoli, Electa editrice, 2006, pp. 42-51; Id., Gli intendenti della provincia di Terra di Lavoro nel “Decennio francese” (1806-1815), in Storia del Mondo, n. 47, giugno 2007, rivista on line in www.storiadelmondo.com.
(2) Nicola Parisi primogenito di Domenico e Margherita Porcellini nacque nel febbraio del 1739 ed intraprese gli studi giuridici, mostrandosi molto discontinuo; infatti, si iscrisse al primo anno nell’ottobre del 1766, il secondo anno lo intraprese nel 1777, il terzo nel 1786; fece richiesta di dottorarsi nell’aprile del 1787, ma riuscì a conseguire l’esame di laurea soltanto nel mese di novembre del 1798 in Archivio di Stato di Napoli (in seguito ASNa), Collegio dei Dottori, b. 115, f. 184, a. 1798.
(3) ASNa, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasto Onciari, vol. 5641, Moliterno, a. 1754, f. 160 a t.o.
(4) Giuseppe Parisi nacque nel 1745 circa fu indirizzato dai genitori verso gli studi giuridici, come era accaduto ai suoi fratelli Nicola e Lelio, ma verso i 20 circa decise di intraprendere la carriera militare; si arruolò dapprima nel reggimento Calabria, ma allo stesso tempo seguì le lezioni all’Accademia di Artiglieria; nel 1771 era tenente ingegnere e nel 1774 fu chiamato a dettare lezioni all’Accademia militare del battaglione real Ferdinando; fu poi scelto dal re, insieme ad altri promettenti giovani, per recarsi in Germania a studiare le istituzioni militari di tale paese; tra il 1780 e Battaglione Regal Ferdinando; nel 1785 acquisì il grado di maggiore e fu incaricato di presentare una relazione per un progetto di fondare una reale Accademia militare; la dotta relazione del Parisi fu approvata il 27 ottobre 1786 e si pubblicò il nuovo ordinamento della reale Accademia militare e fu nominato comandante ed ispettore Giuseppe Parisi col grado di tenente colonnello; nel medesimo anno pubblicò la continuazione dei primi due tomi della sua opera Elementi di architettura militare; nel 1787 all’Accademia furono assegnati i locali del soppresso Noviziato dei Gesuitia Pizzofalcone, chiamata poi Nunziatella dal nome della chiesa annessa all’ex noviziato; fu ingegnere militare e professore di matematica, celebre per le sue opere di Architettura militare e per la sua vita militare tanto da meritarsi un posto nella storia generale di Napoli; infatti fu menzionato nelle Vite degli Illustri capitani del Reame di Napoli di Mariano d’Ayala; sposò la giovane spagnola Maria Antonia Vignales e abitò in Napoli nella strada Ponte di Chiaia, n. 39; nel luglio del 1799 l’Accademia fu soppressa durante la feroce repressione borbonica; nel 1806 Giuseppe Bonaparte la riaprì col nome di Scuola Militare chiamando al suo comando il Parisi; nel 1805 fu nominato ispettore generale degli ingegneri militari e nel 1808 divenne generale; nel 1810 fu presidente della sezione di Guerra e Marina del Consiglio di Stato; fu nominato Gran Dignitario dell’Ordine Cavalleresco delle Due Sicilie; nel 1818 fu consigliere ordinario del Consiglio di Stato e nel 1820 divenne ministro della Guerra. Lasciò il servizio nel 1821; fu nominato membro della Reale Accademia delle Scienze e del Reale Istituto d’incoraggiamento e poi socio d’onore dell’Accademia Italiana; per la biografia di Giuseppe Parisi si vedano: F. MOLFESE, Il generale Giuseppe Parisi, in Basilicata Regione Notizie; Enciclopedia Militare, Milano 1933, Parisi Giuseppe, p. 830; Annuario del Collegio Militare di Napoli, aa. 1933-34, XII, Napoli 1934, p. 19; M. D’AYALA, Vite degli Illustri capitani del Reame di Napoli, Napoli 1831; M. D’AYALA, Giuseppe Parisi, Tenente generale ministro della Guerra, in Giuseppe Parisi e la Nunziatella, Cava de’ Tirreni 2004; il Parisi morì in data 14 maggio 1831 a Napoli nella sua abitazione di Strada ponte di Chiaia all’età di 86 anni, assistito dalla moglie donna Maria Antonia Vignales e dai figli, in ASNa, Stato Civile, Citttà di Napoli, sezione Chiaia, a. 1831; si sottolinea il fatto che molti studiosi affermano che il Parisi sia morto in Nocera, dove affermano che si sia ritirato.
(5) ASNa, Collegio dei Dottori, b. 106, f. 24, a. 1786; la fede di battesimo dell’arciprete don Giacinto Cassini della Chiesa Madre di Moliterno del 29 gennaio 1786 tratta dai libri dei battezzati nell’anno 1756; il battesimo fu celebrato il 13 dicembre 1756 e il nome imposto fu quello di Lelio, Isacco Geronimo Bernardo; il battesimo fu celebrato dal sacerdote don Paolo del Monte; la comare fu Anna Giampietro di Moliterno; cfr. ASNa, Ministero delle Finanze, b. 5416, a. 1825; copia fede battesimo.
(6) ASNa, Collegio dei Dottori, b. 106, f. 24, a. 1786.
(6) ASNa, Calendario e Notiziario della Corte, a. 1789, p. 203.
(8) ASNa, Ministero delle Finanze, b. 5416, a. 1825; le date sono tratte dallo stato di esercizio del Parisi, nel fascicolo relativo alla liquidazione della pensione di giustizia spettante al fu don Lelio Parisi, consegnato dalla vedova Irene Pisani; il decreto di concessione della pensione fu del 1° agosto 1825 con una spettanza di 4 16,66 ducati annui.
(9) ASNa, Registri dei Dispacci della Segreteria di Grazia e Giustizia, a. 1793, ff. 46, 46a, 70a, 125a, 126.
(10) ASNa, Ministero delle Finanze, b. 5416, a. 1825; copia fede di matrimonio del parroco don Nicola Cavallo della Chiesa parrocchiale di S. Lucia di Giudaica e S. Vito: il matrimonio fu celebrato in Salerno il 12 gennaio, dietro licenza del vicario generale di Salerno don Vincenzo Torrasio, presso l’abitazione dello zio di Irene don Gaetano Ferri, alla presenza dei testimoni don Gaetano e don Ferdinando Ferri e del colonnello Giuseppe Parisi; donna Irene era nata il 27 agosto del 1773 ed era stata battezzata nel medesimo giorno presso la Parrocchia di S. Lucia di Giudaica e S. Vito col nome di Irene, Rosa, Giuditta, Teresa, Raffaela Geltruda; il compadre fu don Nicola Ferretti, mentre la levatrice era stata Maddalena Terrabella in copia fede del battesimo di don Nicola Cavallo.
(11) Ivi, ff. 139-139a: “Il Sup.o Cons.o delle Finanze dopo avere S.M. promosso al giudicato nella G.C. Criminale il Cap.ta di Salerno D. Lelio Parisi gli ha accordato di prendere il possesso per procura acciò continui nella straordinaria Deleg.e contro li ladroni nelle tre Prov.e assegnateli, e mi comando prevenirne col. Sup.o Cons.o per l’uso conv.o Palas 4 maggio 1793”; ASNa, Ministero delle Finanze, b. 5416, a. 1825; Napoli, 23 febbraio 1793, copia patente di giudice di Vicaria Criminale.
(12) ASNa, Calendario e Notiziario della Corte, aa. 1794, 1796 e 1797.
(13) ASNa, Calendario e notiziario della Corte per l’anno 1797, Napoli 1797, p. 128.
(14) Vi è molta confusione sull’effettiva introduzione nel regno di Napoli del Commissario di Campagna o del Tribunale di Campagna, istituzioni che pur appartenendo alla stessa giurisdizione delegata, sono distinte tra loro, anche se sono spesso confuse e accomunate nella trattazione. Nel regno di Napoli, sin dai primi decenni del XVI secolo, il viceré utilizza Commissari, con delega speciale, per intervenire su organi e magistrature locali. Nel 1533, Pedro di Toledo destina commissari per sottoporre a sindacato i governatori e gli uditori provinciali. Una delle caratteristiche peculiari del Tribunale di Campagna, dal XVI secolo sino alla metà del XVIII secolo, fu quella di essere una magistratura itinerante in M. CORCIONE, Modelli processuali dell’antico regime, la giustizia penale nel Tribunale di Campagna di Nevano, a cura dell’Istituto Studi Atellani, Frattamaggiore 2002, pp. 51-52. Secondo il Giustiniani nel 1756 perse tale connotazione per porre stabile sede a Nevano in L. GIUSTINIANI, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, Tomo VII, Napoli, 1804, p. 21: “Nevano - Casale Regio – Vi risiede il Tribunale di Campagna, ond’è tutto giorno assai frequentato”; sul Tribunale di Campagna cfr. J. MAZZOLENI, Le fonti documentarie e bibliografiche dal sec. X al sec. XX conservate presso l’Archivio di Stato di Napoli, 2 voll., Arte Tipografica, Napoli, 1978, vol II, p. 159 e ss.; cfr. A. FEOLA, Aspetti della giurisdizione delegata nel regno di Napoli: il Tribunale di Campagna, in Archivio Storico delle Province Napoletane (in seguito ASPN), a. 1974, pp. 23-71.
(15) ASNa, Ministero di Grazia e Giustizia, b. 2512.
(16) C. DE NICOLA, Diario napoletano 1798-1825, maggio 1799, Napoli 1906.
(17) ASNa, Collezione degli editti, determinazioni, decreti e leggi di S.M. da’ 15 febbrajo a’ 31 dicembre 1806, Napoli 1806, Determinazione del 6 marzo 1806; cfr. per don Michelangelo De Novi ASNa, Ministero di Grazia e Giustizia, b. 2512.
(18) ASNa, Ministero di Grazia e Giustizia, b. 2512; il De Novi, sospeso dalla sua carica nel 1799 nel periodo repubblicano insieme a Lelio Parisi, fu reintegrato nelle sue funzioni nel 1806, ma il Tribunale, per ordine del ministro della Giustizia Cianciulli, nell’aprile del 1806 fu trasferito da Nevano ad Aversa e in tale frangente venne in gran parte distrutto il suo archivio in B. CAPASSO, Le fonti della storia delle provincie napoletane dal 568 al 1500, Napoli 1902, pp. 151 e 209, op. cit., in M. CORCIONE, op. cit., p. 8; il De Novi nel gennaio 1809 fu nominato cancelliere della Gran Corte Criminale di Salerno, ma nel settembre dello stesso anno rinunciò a tale incarico; nel 1818 fu promosso giudice del Tribunale Civile del distretto di S. Severo e nel settembre del medesimo anno fu trasferito al distretto di Vallo; nell’ottobre del 1819 fu traslocato nel distretto di Campagna fino all’agosto del 1824, quando fu trasferito in Castellammare; finalmente nel giugno del 1826 fu traslocato al Tribunale Civile di Napoli e fu promosso giudice istruttore nel 2° distretto di Napoli, in ASNa, Ministero di Grazia e Giustizia, b. 2512.
(19) ASNa, Collezione degli editti, determinazioni, decreti e leggi di S.M. da’ 15 febbrajo a’ 31 dicembre 1806, Napoli 1806, decreto n. 136 del 13 agosto 1806; cfr. G. CIVILE, op. cit., pp. 236-237; il Parisi risiedette spesso ad Aversa, dove aveva anche una sua abitazione e poteva attendere alle funzioni di commissario di Campagna.
(20) Ivi, decreto n. 137 del 13 agosto 1806.
(21) Luigi Flach il 28 dicembre 1808 fu promosso intendente della provincia di Basilicata, sostituendo Vito Lauria, e rimase in carica fino al 26 aprile 1812 quando fu trasferito come intendente di Cosenza nella provincia di Calabria Citra, al posto di Matteo Galdi; il suo posto di intendente in Basilicata fu occupato da Nicola Santangelo, già segretario generale nella provincia di Terra di Lavoro.
(22) Antonio Siciliani il 22 aprile 1807 fu sostituito alla Sottointendenza di Sora da Isidoro Carli e andò ad occupare la posizione di sottointendente di Lanciano nella provincia di Abruzzo Citra, retta dall’intendente Pierre Joseph Briot; in data 2 ottobre 1811 fu trasferito come sottointendente di Sulmona in sostituzione di Vincenzo Sardi, nella provincia di Abruzzo Ultra II, guidata da Simone Colonna De Leca in CIVILE, op. cit., pp. 257-259.
(23) ASNa, Collezione degli editti, determinazioni, decreti e leggi di S.M. da’ 15 febbrajo a’ 31dicembre 1806, Napoli 1806, decreto n. 148 del 22 agosto 1806.
(24) Gabriele Morelli nacque nel 1751 circa da don Tommaso Gabriele, barone di Molognise, e Isabella Bovenzi; nel 1754 Don Tommaso dichiarò di essere “nobil vivente”, di avere 45 anni e di abitare in un palazzo in Piazza del Riccio per suo uso, oltre di possedere molte moggia di terreno e diversi animali: due stalloni e 7 polledri, 20 giumente di razza, 20 bovi aratorij, 50 vacche da corpo e due tori; egli possedeva anche: un edificio nel Casale di S. Andrea, un altro edificio nel casale di Santa Maria Maggiore e una massaria di fabrica con molti territori adiacenti di moggia 80; viveva con i seguenti familiari: la moglie Isabella Bovenzi di 45 anni e i figli: Alesandro Gabriele di 3 anni, Fulvia di 7 anni, Alesandra di 5 anni; zii compresi: Domenico di 72 anni, Sebastiano di 65 anni e il reverendo sacerdote Don Pietro di 80 anni; con lui vive infine la sorella Vittoria; seguiva il personale di servizio: cameriere, cocchiere, due famegli e vari servitori, in ASNa, Regia Camera della Sommaria, Patrimonio, Catasto Onciario di S. Maria Maggiore, vol. 615; Gabriele Morelli fu presidente della Municipalità Locale e rappresentò al Governo Provvisorio che in S. Maria Capua Vetere fu piantato l’albero repubblicano e quindi era stata democratizzata e “tutt’i cittadini penetrati da gioia immensa (sic) aveano prestato giuramento di fedeltà per la Repubblica”; fu creato elettore del dipartimento del Volturno; fu carcerato e posto in libertà col primo Reale Indulto in E. DELLA VALLE, Patrioti di Terra di Lavoro, in Gli Eventi del 1799 a Santa Maria Capua Vetere, Quaderni di Studi, a cura dell’Ufficio per le relazioni con il pubblico della città di Santa Maria Capua Vetere, S. Maria Capua Vetere 1999, pp. 42-43.
(25) Nicola Lucci era nato il 17 marzo 1770 in Capua e aveva sposato il 18 aprile 1804 Maria Rosa Maisto, nata in Capua il 26 settembre 1788; il 5 settembre 1806 fu nominato con decreto regio consigliere d’Intendenza nella provincia di Terra di Lavoro; fu trasferito a richiesta come segretario generale il 2 aprile 1812 all’Intendenza in Teramo per la provincia di Abruzzo Ultra I al posto di Vito Valentini; la sua promozione era stata sollecitata al ministro dell’Interno dall’intendente della provincia di Terra di Lavoro Michele Bassi duca d’Alanno che sottolineò l’alta stima e la considerazione che nutriva per il Lucci; in tale occasione il Bassi scrisse una lettera al ministro dell’Interno in cui esprimeva soddisfazione per la promozione di Nicola Lucci (ASNa; Ministero degli Interni, I° inv., b. 180 bis, a. 1812); il 23 dicembre 1813 fu nominato segretario generale nella provincia di Abruzzo Ultra II; fu sottointendente nel distretto di Penne dal 15 aprile 1814 al 15 novembre 1815; nel 1826 fu nuovamente sottointendente nel distretto di Taranto; nel gennaio 1844 la moglie fece domanda di pensione per l’impiego del marito che ricevette nella misura di 183,33 1/3 (ASNa, Ministerno degli Interni, II° invio, b. 3862).
(26) ASNa, Collezione degli editti, determinazioni, decreti e leggi di S.M. da’ 15 febbrajo a’ 31dicembre 1806, Napoli 1806, p. 317, decreto del 5 settembre 1806; Camillo Pellegrini nacque nel 1741 circa da don Gaspare del fu Pompeo, patrizio capuano, e da donna Isabella di Caprio; la famiglia nel 1754 viveva in Capua in una casa di più camere superiori e inferiori con un piccolo giardinetto nel ristretto della parrocchia di San Salvatore Maggiore, confinanti coi beni della medesima parrocchia e del marchese di Montanara; insieme ai suddetti genitori abitavano: don Pompeo, figlio di 21 anni (padre di Carlo), il clerico don Cristofaro, figlio di 15 anni, don Nicola, figlio di 14 anni, il medesimo don Camillo, figlio di 13 anni, donna Maria Grazia, figlia di 16 anni, donna Teresa Menecillo, zia “privilegiata napoletana” di 78 anni, donna Caterina Menecillo, zia di 70 anni, e donna Antonia di Caprio, cognata “in capillis” di 43 anni; don Gaspare aveva in Capua anche una masseria di fabbrica con torretta con circa 100 moggia di territorio “fenile” nella località denominata al Pellegrino; inoltre, possedeva diversi beni nei casali di Musicile, Macerata e S. Prisco. In quest’ultimo casale aveva 5 moggia e 11 passi di terreno nella località a’ Cisterna, confinanti coi beni di Massimilio Salzano e quelli di Alessandro d’Angelo in Archivio Comunale di Capua presso la Biblioteca del Museo Campano di Capua, Catasto Onciario della città di Capua, n. 1146.
(27) ASNa, Ministero degli Interni, II° inv., b. 2196. a. 1806; Lettera dell’intendente Lelio Parisi al ministro dell’Interno, Capua 10 dicembre 1806; cfr. DE MARTINO, op. cit., pp. 183-184.
(28) Isidoro Carli era originario di Barisciano in Abruzzo Ultra II; fu membro della Società economica di quella provincia e fu uno dei protagonisti del dibattito sul decollo economico della provincia aquilana; sostenne la necessità di abbandonare la pratica della transumanza e nel 1819 fu autore di una sintesi sulla stato dell’allevamento in Abruzzo Ultra II; in materia di politica economica era sostenitore di un liberismo sostenibile, che non doveva prescindere dalle particolari circostanze dei paesi; sulla figura del Carli si è attinto a L’Abruzzo Citeriore: un caso di storia regionale, Amministrazione, élite e società (1806-1815), Milano 2002, pp. 48, 56-57, 77 e 117.
(39) Il decreto fu del 22 aprile 1807 citato in CIVILE, op. cit., pp. 257-259.
(30) Il Briot fu primo intendente a Chieti dal 13 agosto 1806; dal 7 luglio 1807 fu trasferito come intendente a Cosenza, nella provincia di Calabria Citra; nel 1810 assunse la carica di presidente della sezione Legislazione del Consiglio di Stato; egli fu uno degli uomini di maggior prestigio del nuovo gruppo dirigente in J. RAMBAUD, Naples sous Joseph Bonaparte, Parigi 1911; L. COPPA ZUCCARI, L’invasione francese negli Abruzzi: 1798-1810, vol. I, l’Aquila 1928, pp. 888-899; A. VALENTE, Gioacchino Murat e l’Italia meridionale, Torino 1965; G. CIVILE, op. cit., p. 259; DE MARTINO, op. cit., pp.124-125; F. MASTROBERTI, Pierre Joseph Briot tra la Francia rivoluzionaria e l’Italia napoleonica. Lettere inedite a Giuseppe Ravizza, in ASPN, vol. CXII, 1994, pp. 180-275; M. R. RESCIGNO, op. cit.
(31) ASNa, Ministero degli Interni, II° inv., b. 2203.
(32) G. ADDEO, La stampa periodica napoletana nel Decennio Francese, in ASPN, n. CIII, a. 1986, p. 451.
(33) Ivi; cfr. DE MARTINO, op. cit., pp. 185-186.
(34) ASNa, Ministero degli Interni, II° inv., b. 2197, a. 1808; Lettera del ministro dell’Interno al ministro della Giustizia, 28 agosto 1808.
(35) Ivi, b. 2203, a. 1808; Lettera dell’intendente Lelio Parisi al ministro dell’Interno, Capua 15 marzo 1808.
(36) Ivi, b. 2203, a. 1808; Lettera dell’intendente Lelio Parisi al ministro dell’Interno, Capua aprile 1808.
(37) Ivi, a. 1808; Lettera dell’intendente Lelio Parisi al ministro dell’Interno, Capua 14 giugno 1808.
(38) Ivi, a. 1808; Lettera dell’intendente Lelio Parisi al ministro dell’Interno, Capua 20 giugno 1808.
(39) ASNa; Ministero degli Interni, II° inventario, b. 2204, a. 1808; Lettera del consigliere di Stato Cianciulli all’intendente Lelio Parisi, Napoli 15 ottobre 1808.
(40) ASNa, Almanacco Reale, aa. 1810-1811.
(41) ASNa, Ministero degli Interni, II°, b. 2204, a. 1808; Lettera dell’intendente Lelio Parisi al ministro dell’Interno, Capua 22 novembre 1808.
(42) Ivi, Lettera di Lelio Parisi, Intendente della provincia di Terra di Lavoro, al ministro dell’Interno, Capua 28 dicembre 1808; il Parisi afferma: “Il Governo mi chiama al momento alle funzioni di giudice di Cassazione. Io mi lusingo di aver esaurito le mie forze per corrispondere alla fiducia che il Governo ripose in me confidandomi l’amministrazione di questa vasta Provincia. La medesima è ora organizzata. E’ tranquilla perfettamente. Domani o poi domani mi renderò nella capitale ad intraprendere l’esercizio della novella carica destinatami. Spero che V.E. voglia esser contenta del modo in cui ho desimpegnata questa carica, e voglia continuare a farmi meritare l’autorevole suo patrocinio”.
(43) Ivi, Lettera del ministro dell’Interno all’intendente Lelio Parisi, s.d.. Si tratta della “minuta” della lettera dove si legge anche: “Desidero la opportunità di manifestarle la mia riconoscenza”; tale frase fu cancellata e probabilmente non fu ricopiata nell’originale inviata al Parisi.
(44) ASNa, Ministero delle Finanze, b. 5416, a. 1825; Napoli, copia decreto 12 luglio 1817.
(45) ASNa, Amministrazione generale della Cassa di Ammortizzazione e del Demanio Pubblico, b. 190; nell’atto notarile in questione oltre al fondo assegnato al Parisi, fu assegnato anche un fondo a don Giovanni Cappabianca del fu don Nicola di S. Maria Maggiore di 4 moggia, 12 passi e 20 passitelli nella medesima località per una rendita annua di 82,68 ducati.
(46) Lelio Parisi percepiva uno stipendio di 203,12 ducati, in ASNa, Tesoreria Generale, Assienti, nn. 71 (1819), 91 (1820), 110 (1821) e 131 (1822).
(47) ASNa, Ministero delle Finanze, b. 5416, a. 1825; Napoli, decreto 18 ottobre 1824; cfr. ASNa, Tesoreria Generale, Assienti, n. 650, aa. 1817-24; cfr. CIVILE, op. cit., p. 237.
(48) ASNa, Atti dello Stato Civile, Sezione Chiaia, atti di morte, a. 1824; la morte del Parisi avvenne il 16 dicembre 1824 e fu dichiarata il giorno seguente dai testimoni don Vito Piscicelli di Canosa di Bari e don Pasquale Porcellini di Stigliano, probabilmente parente della madre.

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