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Lo scrittore

ZITTO, ASCOLTA I VIVI SILENTI.

Devi usare le pupille per ascoltare il mondo. 

Toccare con lo sguardo i profumi

del tempo che passa. 

Prendi quel treno indaco

che ti porta sulle nebulose inquiete

e distendi le mani

sui pensieri più profondi che hai. 

Osa l’Impossibile con la tua biro blu

per lanciare arpioni

e sconfiggere la Morte terrena.

Arriveranno miliardi di petali di rosa

e tu nuoterai tra i fiori.

  

ZITTO, ASCOLTA I VIVI MORENTI.

Muori per loro. Regalagli un sorriso, una poesia, un soffio di vita colorata. 

Dai fuoco al sole delle intenzioni.

Sei un lanciafiamme di Amore senza tempo e

devi condividere.

Spruzza parole

generosamente e violentemente importanti

su chi ha abbandonato

la nave della vita

ma è ancora sulle onde.

  

ZITTO, ASCOLTA I VIVI.

Devi ascoltarli tutti: ciascuno. 

Piantati nelle loro Anime e strappagli il cuore.

Tra le tue mani devi poi strizzarlo

come un limone rosso-sangue

e rappresentare

il loro dolore ed il loro miele granuloso

che è ciò che lo fa continuare a battere.

Con GRAZIA, fallo con grazia, per Dio.

Potresti uccidere.

È una responsabilità che devi (DEVI) prendere. Sei come un medico.

Ippocrate può spiegartelo molto meglio di me.

  

ZITTO, ASCOLTA E BASTA.

Tutto, devi sentire tutto. Devi ascoltare tutto.

Ogni piccola particella che sposta l’aria.

E devi “sentire” anche quelle silenti e silenziose, che non la spostano, DOTTORE.

Tocca a te ogni istante, lascerai impronte importanti: devi fare la biografia di ogni vita.

Morirai per questo

perché non potrai mai farlo,

non di ciascuna.

  

ZITTO.

Ora tocca ancora a te, tanto per cambiare. 

Ma non puoi parlare. 

Sei un guerriero senza spada.

Ti hanno anche tolto la biro,

forse non servi più ad un cazzo di niente. 

Ascolta e basta. 

E senti tutto: fruscii di pettirossi

e tamburi di Anime in subbuglio

come pentole in ebollizione sui fornelli.

Non puoi parlare.

Crepitìo del caminetto acceso,

cuori che bruciano

ed urlano.

Non puoi parlare.

Sedie che si spostano velocemente

verso il posto più nascosto che c’è.

E tu non sai dove è il punto

in cui ci si ferma ad aspettare.

Muto.

Implodi nel cuore e nell’Anima

ma stai molto calmo,

devi stare molto calmo,

diversamente daresti fuoco a tutto.

Sorridi incazzato come una sequoia

ma resti in silenzio. Un silenzio vulcanico.

Devi stare zitto. Fa male. Ma lo fai.

  

ORA PUOI PARLARE.

Ridatemi la mia biro blu, per Dio, devo scrivere.

Che devo fermare il Tempo,

almeno sulla carta.

 

©Martin Palmadessa -18 Gennaio 2020 – Ore 18:26 - Sabato

 

Da; "Tanta roba di me" Aletti Editore, 29 Febbraio 2021

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