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Studi sull’isteria d’Impero Romano - VI

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Studi sull'isteria d'Impero: tutti i segretari dell'imperatore del Dr. Giuseppe Paolo Mazzarello 'Gott erhalte Franz, den Kaiser, unsern guten Kaiser Franz!' Original melody by Joseph Haydn, 1797 Se qualcuno ci chiedesse di fornire qualche numero, lo faremmo. Due imperi Romani: d'Oriente e d'Occidente. Due capitali: Bisanzio e Milano. Due augusti: Diocleziano e Massimiano. Due cesari: Costanzo Cloro e Galerio. Tredici diocesi...avrete capito che ci fu l'opera di un regolatore. Diocleziano aveva esordito perdendo una battaglia contro Carino, ma il suo antagonista fu ucciso e tutti i soldati concordarono che era meglio un imperatore vivo. Era di Salona in Dalmazia l'uomo che, insieme all'impero, riorganizzò gli imperiali in una gerarchia di personale amministrativo civile e militare. Guerreggiò lungo tutti i confini dell'impero e fece bene anche questo. Però, a che prezzo! Con tutto quel catalogare. Il catalogo prevedeva per lui il ruolo di divinità, impose la genuflessione. Per i Cristiani, fu persecuzione: oltre alla sua propria, non c'era posto per altre religioni. Avrete capito che si trattava di un ossessivo ma pose le basi per tirare avanti altri cencinquant'anni. Si ritirò nel AD 305 considerando di avere compiuto l'opera e non possiamo dargli torto. Neppure di avere voluto morire nel suo letto Dalmata di casa, come tutti i mortali, nonostante la proclamata natura e tutti quei segretari. Essendo tutto predisposto, Costanzo I avrebbe dovuto provvedere per l'Oriente ma dovette occupare Londra. Era un altro dell'Illiria e quelli di Albione avranno alzato più di un sopracciglio a vederselo tra i piedi. Si ammalò e morì sotto il sole di York. Galerio era della Dacia, un altro di quei posti tosti, e combattè sul Danubio contro i nemici di Roma. Più che altro, dovette vedersela con cinque pretendenti al trono. Ad un certo punto, cessò anche le crudeli persecuzioni ed impose ai Cristiani di pregare per la salute dell'imperatore. Anche gli ossessivi hanno un'anima. Egli rese la sua anima a Nicomedia nel AD 311. Dobbiamo arguire che sia stato imperatore d'Oriente e che abbia lasciato il posto a Licinio, un conterraneo. Invece l'Occidente toccò a Massimino Daia, un Illirico, che andò fuori moda perseguitando i Cristiani perchè morì nel 313 che fu un anno molto eloquente in materia. Questi due imperatori, in realtà, furono quattro perchè accanto a Licinio va considerato un certo Costantino, un tipo che terremmo d'occhio. A fianco di M. Daia va considerato Massenzio e poi fu baruffa. In Tracia a Campo Sereno, nome poco appropriato, Licinio si sbarazzò di M. Daia. Poi se la presero tra compari e l'Oriente si divise a metà tra Licino e Costantino. Il resto, direi di vederlo nel prossimo capitolo. Sembrava che Diocleziano avesse lasciato tutto in ordine e nacque il massimo disordine. Tuttavia l'impero restava in piedi e non era poco, considerando quanto era vasto. Questi imperatori Croati erano rigidi ma non troppo, almeno a sentire i poeti. Giuseppe Giusti scrisse di una Italia agli albori dell'Ottocento e del Risorgimento. Erano nell'aria dei rivolgimenti, ma intanto si prendeva quel che passava il convento. Nella chiesa di Sant'Ambrogio si esibiva la corale di qualcuno sul quale, il poeta, ci lascia in dubbio se non valesse la pena lasciare al suo posto. Il dubbio che, dopo avere eliminato l'imperatore, sarebbero rimasti i segretari, era forte. Ne scaturì una garbata poesia che ci piacque proprio e, della quale, riportiamo il finale: 'Povera gente! Lontana da' suoi, in un paese qui che le vuol male, chi sa che in fondo all'anima po' poi non mandi a quel paese il principale! Gioco che l'hanno in tasca come noi. Qui, se non fuggo, abbraccio un caporale, colla su' brava mazza di nocciolo, duro e piantato lì, come un piolo.'

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