LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Luca Soldati
Briscoe Hall

- Se sei un utente registrato il tuo commento sarà subito visibile, basta che tu lo scriva dopo esserti autenticato.
- Se sei un utente non registrato riceverai una e-mail all'indirizzo che devi obbligatoriamente indicare nell'apposito campo sottostante, cliccando su un link apposito, presente all'interno della e-mail, dovrai richiedere/autorizzare la pubblicazione del commento; il quale sarà letto dalla Redazione e messo in pubblicazione solo se ritenuto pertinente, potranno passare alcuni giorni. Sarà inviato un avviso di pubblicazione all'e-mail del commentatore.
Il modo più veloce per commentare è quello di registrarsi e autenticarsi.
Gentili commentatori, è possibile impostare, dal pannello utente, al quale si accede tramite autenticazione, l'opzione di ricezione di una e-mail di avviso, all'indirizzo registrato, quando qualcuno commenta un testo anche da te commentato, tale servizio funziona solo se firmi i tuoi commenti con lo stesso nominativo con cui sei registrato: [ imposta ora ]. Questo messaggio appare se non sei autenticato, è possibile che tu abbia già impostato tale servizio: [ autenticati ]

 

AP(S)PUNTI DI LETTURA INTORNO A BRISCOE HALL

 

 

EINMAL, der Tod hatte Zulauf,

 verbargst du dich in mir.

 

UNA VOLTA la morte ebbe accesso,

tu ti nascondesti in me.

 

Paul Celan

[da Lichtzwang: Luce coatta]

 

 

 

Se, come vuole Norman Brown, l’amore è “toglimento di morte” (a-mors) [N. Brown, Life against Death (1959); tr. it. La vita contro la morte, il Saggiatore, Milano 1973, p. 161] allora Briscoe Hall è il trionfo della vita, la celebrazione della pelle che ha “il profumo del bosco e della linfa dei giovani virgulti” (p. 158), la glorificazione della carne nel proliferare di un erotismo che, come scrive Bataille, è l’approvazione della vita fin dentro la morte. La morte, beninteso, della propria individualità “uccisa (nell’orgasmo) dalla semplice intensità del godimento che la percorre, e che nell’attimo del piacere la sottrae al sistema del tempo, per immergerla in quel tempo astorico dove il soggetto non è più Io [U. Galimberti, Le cose dell’amore, Feltrinelli, Milano 2004 p. 26]. Il personaggio partorito dall’abile penna di Giuliano Brenna, persegue pervicace­mente questi “momenti di sospensione” (p. 134) deciso a seguire il suo Wunsch inteso come vocazione, staccato, pertanto, dalla mera matrice pulsionale. Da questo punto di vista, l’antagonista assoluto di Briscoe è l’amico d’infanzia Willy che, rifiutandosi di ascoltare la chiamata del proprio desiderio, dal quale è terrorizzato, si condanna ad un’esistenza asfittica. Emblematica, a questo proposito, è la scena del loro ultimo in­contro dove, dopo un breve e gelido dialogo, Briscoe saluta definitivamente Willy che “mentre chiude la porta getta un ultimo sguardo sulla strada lungo la quale l’amico si è appena allontanato” (p.107). È la vita stessa, è evidente, che Willy vede andarsene “[…] per la sua strada con occhi splendenti, dimentica di noi” per dirla con Yeats. Lo Streben, quindi, che accompagna il protagonista lungo tutte le pagine del romanzo, consiste nel tentativo di evitare di essere sepolto in quella “grande cassa di legno” sulla quale un domestico, nel sogno funebre che apre il capitolo 11, “sta inchiodando il co­perchio”.

Ma qual è la natura degli amplessi ai quali Briscoe si abbandona? Si tratta di rapporti omoerotici: ma lo sono davvero? Da un punto di vista anatomico, sì, non c’è dubbio: se, però, fossimo disposti ad ammettere, con Jacques Lacan, che l’amore implica ne­cessariamente l’eterosessualità, cioè l’amore dell’eteros, dell’Altro, della differenza, allora la “lezione” di Brenna ci apparirebbe cristallina nella sua solarità: “ci sono cop­pie eterosessuali dal punto di vista anatomico che producono delle fusioni narcisistiche mortifere, come ci sono delle coppie omosessuali (sempre dal punto di vista anatomico) dove circola la dimensione eterosessuale” [Juri Messieri]. La differenza a livello geni­tale tra due corpi non è garanzia di eterosessualità che, diversamente, pertiene alla qua­lità della relazione con l’Altro. Ecco, allora, stagliarsi – sullo sfondo costituito dalle campagne del Dorset e dalla residenza di Hilldown Manor – irriducibili e antitetiche, le figure di coloro che (come il conte Chester Turner-Davies, la contessa Marjorie, i cugini Kennard e Clarabel) conoscono “il sesso come potenza, come dominio, come riaffermazione dell’Io e del suo insopprimibile limite” [U. Galimberti, op. cit.] e quella di Briscoe per il quale il sesso è perdita di sé, dissolvimento, cedimento del limite, gratuità assoluta di un donarsi (“donare”, “offrirsi”… sono termini che ritornano in più luoghi del romanzo) che profuma di Grazia, nel cui vento primaverile (è in questa sta­gione simbolo di rinascita che, non a caso, si chiude il romanzo) “tutti gli orifizi del corpo è come se si aprissero ad un mondo nuovo” [Massimo Recalcati].

Esordio coraggioso, dunque, quello di Giuliano Brenna che decide di fare i conti con un tema – l’eros – declinato, ormai, in tutte le salse e dai più grandi scrittori (a proposito, volo pindarico, chissà se Briscoe Hall è un cripto-omaggio a Fanny Hill di John Cle­land), tante volte sgualcito e vilipeso e che in letteratura è l’equivalente della Krypto­nite per Superman o dei gabbiani per i poeti. Il nostro autore, però, a dispetto di tutto e di tutti, procede su questo sentiero sdrucciolevole con passo fermo, sicuro aiutato an­che, ritengo, da una buona dose di ironia – penso alla giocosa descrizione di alcune scene di sesso e alla sovrabbondanza delle stesse che si susseguono, oserei dire, quasi senza soluzione di continuità –.  Il linguaggio è piano e lineare ma mai banale, accurato, a tratti evocativo, alcuni passaggi assomigliano a prosa poetica; fabula e intreccio sono saldamente nelle mani del loro artefice.

A conclusione di questi brevi ap(s)punti mi preme far notare come Brenna sia riuscito – e in un romanzo di tal fatta è un gran merito –  ad evitare il pericolo più grande quello, vale a dire, di indulgere nel pistolotto sull’ipocrisia di una certa società, sui diritti vio­lati delle minoranze und so weiter… e questo non perché non si tratti di tematiche di fondamentale importanza e, ahimè, di stringente attualità, ma perché la letteratura e la poesia, con il proprio linguaggio totalmente altro rispetto a quello dell’utilità, sono strutturalmente lontane da qualsivoglia funzione strumentale e, per questo motivo, ca­paci per statuto ontologico – senza bisogno d’altro – di inquietare l’eventuale lettore perché impari a “gettarsi indietro su la destra il mantello, come si addice a persona libera” [Platone, Teeteto]. Insomma, citando Ionesco: “Se è assolutamente necessario che l'arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire a insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente, e che è indispensabile che ce ne siano” e fra queste l’indispensabile lettura di Briscoe Hall.

 

 

 

P.S. Il romanzo è narrato da quello che, in gergo tecnico, si definisce narratore onni­sciente: orbene, personalmente amo pensare (ma è elucubrazione affatto scevra da prove fattuali, dettata dal cuore più che dalla ragione) che quel punto di vista non sia quello di Giuliano Brenna, ma quello della signora Hollie, la cuoca che, tra una Lièvre à la royale e una crostata di mirtilli, riconosce per prima, più arguta e meno ipocrita di molti cooprotagonisti della storia, il volto di un desiderio (che, giova sempre ricor­darlo, è termine che rimanda alle stelle: de-sidera) “che per una volta non dovrà essere ab­battuto”.

 

 

Mit Untertänigkeit

Luca Soldati

 

Nessun commento

Leggi l'informativa riguardo al trattamento dei dati personali
(D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 e succ. mod.) »
Acconsento Non acconsento
Se ti autentichi il nominativo e la posta elettronica vengono inseriti in automatico.
Nominativo (obbligatorio):
Posta elettronica (obbligatoria):
Inserendo la tua posta elettronica verrà data la possibilità all'autore del testo commentato di risponderti.

Ogni commento ritenuto offensivo e, in ogni caso, lesivo della dignità dell'autore del testo commentato, a insindacabile giudizio de LaRecherche.it, sarà tolto dalla pubblicazione, senza l'obbligo di questa di darne comunicazione al commentatore. Gli autori possono richiedere che un commento venga rimosso, ma tale richiesta non implica la rimozione del commento, il quale potrà essere anche negativo ma non dovrà entrare nella sfera privata della vita dell'autore, commenti che usano parolacce in modo offensivo saranno tolti dalla pubblicazione. Il Moderatore de LaRecehrche.it controlla i commenti, ma essendo molti qualcuno può sfuggire, si richiede pertanto la collaborazione di tutti per una eventuale segnalazione (moderatore@larecherche.it).
Il tuo indirizzo Ip sarà memorizzato, in caso di utilizzo indebito di questo servizio potrà essere messo a disposizione dell'autorità giudiziaria.