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Torturato per 30 anni, si suicida Siamak Pourzand

Roma. Siamak Pourzand aveva gi tentato dimpiccarsi due volte, la seconda persino con i pantaloni. Alcuni giorni fa, a ottantanni, riuscito a suicidarsi gettandosi dal sesto piano della sua casa a Teheran, dove viveva agli arresti. E il colpo pi duro nella recente storia della dissidenza iraniana. Le imputazioni contro il decano del giornalismo iraniano, che era solito chiamare gli ayatollah Savonarola islamici, si erano srotolate come un catalogo ben rodato: Propagandista antislamico, spia, emigrato, collaborazionista, servo, adultero e consumatore di vino. Nel mercuriale del regime stata copiata dalla Repubblica democratica tedesca la spiegazione per i suicidi politici: Depressione. I mullah hanno detto cos anche quando il blogger Omidreza Mirsayafi si ucciso nel carcere di Evin. Il Gandhi di Teheran, come era chiamato Pourzand, non ha retto a tre decenni di torture. C chi lo ha paragonato a Jan Palach, lo studente che si diede fuoco contro loccupazione sovietica di Praga. O a Szmuel Zygielbojm, lebreo polacco che nel 1943, in segno di protesta contro lindifferenza degli Alleati sullOlocausto, si uccise con il gas a Londra. Altri a Nelson Mandela e a Vaclav Havel. Eminente intellettuale prima della presa di potere islamista del 1979, Pourzand era noto in Europa per via della collaborazione alla prestigiosa rivista francese Cahiers du Cinma. A suo favore nel 2006 era intervenuto anche lattuale vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Quando due anni fa i gendarmi iraniani hanno ucciso Neda Soltan, la ragazza simbolo delle proteste, Pourzand disse: Hanno assassinato mia figlia. La famiglia aveva chiesto che il dissidente venisse sepolto nel cimitero di Teheran riservato agli artisti, il Behesht-e Zahra. Il regime lo ha negato, perch Pourzand ha vissuto ed morto in maniera antislamica. Nel 2001 fu sequestrato e torturato, nonostante avesse settantanni. Fu costretto a confessare in tv. Quando un funzionario gli fece una domanda non prevista, Pourzand si rivolse al suo avvocato dufficio: Questa non nellelenco, che devo dire?. Amava lIran e si ucciso perch provava disgusto per un regime disumano e antiraniano, ha dichiarato la famiglia. Dagli Stati Uniti gli ha scritto una lettera una delle figlie, Azadeh: Ho sentito dire che per un momento ti sei aggrappato al bordo del balcone prima di lasciarti andare. E perch ti stavi pentendo di essere saltato gi? O perch per un secondo hai creduto di sentirmi bussare alla porta? Non te ne faccio una colpa, neanche per un momento. Avevi tutto il diritto di cercare la libert in questo modo. Sappi che ora il pensiero della tua testa infranta su quel terreno, il tuo sorriso meraviglioso e tutte le cose che mi hai sempre detto mi danno forza e, al tempo stesso, mi fanno morire ogni secondo di una brutta morte.

 Antonella Policastrese - 16/05/2011 11:11:00 [ leggi altri commenti di Antonella Policastrese » ]

Amare la vita,andare in cerca della Verit. Sentirsi tradito, incatenato dalle falsit e dall’ipocrisia di un sistema, che vorrebbe privarti della facolt di non pensare o pensare secondo schemi imposti.A quel punto c’ un qualcosa che scricchiola e si rompe. Nessuno pu privare un uomo di essere se stesso di imprigionare i suoi pensieri, le sue Verit. Il mondo a quel punto si spegne. La luce diventa pi fioca e per non rimanere al buio si compiono gesti estremi.Siamak Pourzand ha piantato un seme nella coscienza degli uomini liberi. La sua storia deve essere conosciuta. Solo cos Pourzand riuscir a spezzare le catene della schiavit del Pensiero....

 Loredana Savelli - 14/05/2011 22:29:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Allora grazie a te per aver divulgato la notizia.
Grazie.

 Lorenzo Roberto Quaglia - 14/05/2011 22:12:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Roberto Quaglia » ]

Di seguito il testo della lettera scritta dalla figlia Azhed tre giorni dopo la sua morte.


"Davvero? Ti sei buttato dalla stessa finestra da cui ti affacciavi ogni giorno a immaginare il nostro ritorno? Quando venni a trovarti brevemente cinque anni fa con lintelligence che non mi perdeva mai di vista, mi prendesti la mano, mi portasti a quella stessa finestra, mi mostrasti una scuola elementare dallaltra parte della strada e mi dicesti una scuola di bambine. Le senti mentre giocano con i loro veli? La mia piccola Azadeh ancora tra loro. Sei sempre l, a giocare nel cortile. Mi sveglio tutti i giorni e ascolto la loro cerimonia mattutina immaginando la mia piccola farfalla, Azi, tra loro. Poi ci mettemmo ad ascoltare e guardarle giocare e urlare nel cortile. Poi mi facesti promettere che un giorno anchio avrei portato un bambino in questo mondo. Mi promettesti che saresti rimasto vivo finch non sarei entrata a Harvard, avessi scritto la nostra storia, avuto una bellissima famiglia e ti avrei portato un nipotino con cui giocare cos non saresti stato pi solo e non ti saresti pi annoiato. Allora ci siamo messi a ridere e io ti ho detto: Pap, lo chiamer Siamak. E abbiamo sorriso. Ma ora troppo presto per pensare a queste cose, mi dicesti voglio soltanto che tu sappia che non vedo lora di vedere il piccolo bambino di Azadeh e che aspetter fino a quel giorno, se Dio vorr, e mi manterr in salute finch non saremo di nuovo insieme.
Che cos successo, Siamak Pourzand? Mi avevi promesso che avresti aspettato su quel balcone. E poi non hai potuto aspettare pi. Non ti biasimo, nemmeno per un secondo. Avevi tutto il diritto di cercare la libert in questo modo. [] Ho sentito che ti sei aggrappato al balcone per un secondo prima di lasciarti cadere. Era perch te neri pentito? O perch per un secondo, mi hai sentito bussare alla porta? Il pensiero di te aggrappato per un secondo a quel balcone mi sta uccidendo. Mi manchi cos tanto, pap. Mi sei mancato per anni. Ma almeno potevo prendere il telefono e sentire la tua voce. E adesso? Chi mi chiamer per lasciarmi quei buffi messaggi tutti i giorni? Chi? Davvero te ne sei andato per sempre? Non posso crederci. successo davvero? Davvero ti sei buttato da quella finestra? Che coshai pensato mentre cadevi dal sesto piano fino al momento in cui la terra ha colpito la tua testa? Hai pensato a noi? Mi hai mandato un bacio daddio? Mi sembra di avere sentito qualcosa sulla mia guancia quella notte. Eri tu? Dimmi che eri tu."

http://azadehpourzand.blogspot.com

 Lorenzo Roberto Quaglia - 14/05/2011 22:01:00 [ leggi altri commenti di Lorenzo Roberto Quaglia » ]

Non ci sono parole umane che possono commentare questa notizia. L’unica cosa che possiamo fare, per dare sollievo a noi stessi, di diffonderla il pi possibile affinch la memoria di questo giusto non muoia una seconda volta.

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