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Un’altra storiaccia

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E stasera, e stasera sono entrato piano. Sono entrato, sono entrato con passo felpato. Gli occhi miei vedono, gli occhi miei vedono un piccolo lampadario che irradia il locale con una luce verde. Nel locale c'è una strana combriccola, di suonatori, di suonatori. Ed ora io, ed ora io anche se sono un po' inebriato da alcol e musica, ve li elencherò!

Il pianista non ha le mani, non ha le orecchie, ma ha un cuore estremamente venoso, di cuori così se ne vedono pochi in giro. Il sassofonista non ha il naso, quando suona le canzoni si vede chiaramente la sua anima, la sua vita che se ne va dalla bocca del sassofono. Il batterista, il batterista non ha più occhi, gliel'ha rubati la prostituta della quindicesima strada a sinistra del Purgatorio, e lui, povero cieco quando suona sembra che qualcuno all'Inferno stia scopando. E il bassista, lui ha pochi capelli, ha qualche dito di meno, quando suona sembra che le chiavi del Paradiso stiano piangendo. E il chitarrista è scomparso, è scomparso in qualche sorso di Vodka liscia, e in qualche triste melodia. E il cantante, e il cantante ha la voce di Satana! Cavernosa, potente, forte, ma riesce ad esser suadente con le puttane dopo i concerti dell'accolita dei suonatori. Quando la loro musica cessa dentro il locale entrano i pianti di neonati, gli abbai dei cani randagi, e i sampietrini. Quando la loro musica cessa è quasi l'alba, e le guardie girano per la piccola città, i pescatori vanno per il mare a svolgere il loro lavoro blu, ed io torno, ed io torno a casa.

Torno a casa, torno a casa con passo lento. Torno a casa per riposare, e per avere un'altra storiaccia, un’altra storiaccia da raccontare. Da raccontare ai vasi sul balcone, alla bottiglia vuota, e alla mia anima sporca. Buon riposo.


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