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SCORRONO LE COSE CONTROVENTO
Scorrono le cose controvento Abbarbicate alle strade s’arruffano Gemente un albero le afferra Diminuite le ali sui fianchi Errando con gole protese cessano le verità Nell’urlo estirpato dei nodi soli viaggia la memoria alle calde distese erbose Rinomina un solco la terra Neve a venire Gocce distinte d’olio freddo sulle anime che perse non sanno tornare Rimarrei a pregare nel letto d’inverno A trovare parole benedette per scansare gli aggrotti di sopracciglia votate al perdono Nel tendersi del mattino sperpero ancora baci Di quelli lasciati una notte sugli occhi E sento fuggire le orme dei giganti appesi alle finestre chiuse Chissà se mi ricordi nei sorrisi Chissà se ancora sai quanto buona è la mia stoffa Non ci sono modi per cambiarmi ma rimango travisata dai tuoi pugni chiusi Nella stanza accanto resto sola Le mani aperte ai tuoi chiodi
Federica Galetto da "Scorrono le cose controvento" - Lietocolle 2010
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giampaolo cavallero
- 05/02/2012 18:43:00
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Complimenti(..e scuse per non averti scoperta prima!)per questi tuoi versi,sullo " scorrere " del Tempo NELLE e DENTRO le Cose quotidiane,in una dimensione indubbiamente onirica,"controvento" come dici tu.Ma è la tua straordinaria abilità(frutto di una matura esperienza poetica!)nel manipolare e stemperare un linguaggio,tuttaltro che razionalizzabile.Un saluto davvero cordiale Giampaolo
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Federica Galetto
- 19/11/2010 20:45:00
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Loredana, ti ringrazio del commento al mio testo. In realtà, il titolo di questa poesia è lo stesso della raccolta che la contiene e credo sia, inequivocabilmente, significativo. Scrivo talvolta in modo surreale ma in ogni verso esiste la verità oggettiva, la cerco sempre e tento di analizzarla a luci spianate. Sono stata di recente a Milano per la presentazione del Poetico Diario di Lietocolle, sarebbe stato un piacere incontrarti. Mi auguro non mancherà occasione in futuro. Un caro saluto
Federica Galetto
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Loredana Savelli
- 18/11/2010 17:39:00
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Riporto le mie impressioni.
Le immagini di questo testo mi appaiono come scompigliate da folate di venti capricciosi che portano alla luce ricordi affiorati, fedi sofferte, entrando ed uscendo da luoghi della memoria e luoghi concreti in cui gli sguardi penetrano dentro le apparenze a mostrare gli effetti finali:
"Nella stanza accanto resto sola Le mani aperte ai tuoi chiodi".
E una poesia onirica, i versi si concatenano non secondo una logica consequenziale, ma per associazioni "in controvento". Sapiente, luso delle maiuscole separa le scene.
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