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al testo di Valentina Ciurleo
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Capire il poco è l’ennesimo successo. In quel silenzio il sospetto si fa fame, rendendo vorace la consapevolezza di un pensiero fisso: dovrei annullare, non celebrare virtù. Eppure, quel semplice "mi manchi" resta l’unica urgenza da scrivere. Le parole, d’altronde, non sanno razionalizzare; preferiscono denudare l’attimo, lasciandolo esposto. Poi, la lenta ripresa del mattino. Le differenze appaiono lì, depositate tra le pieghe della pelle, mentre gli occhi consumati dal buio vanno implorando un confine. Perché la fede non è una forzatura, né un atto di volontà bruta: la fede sta al varco, ferma sul limite estremo dell’isolamento. Una coltre bianca si fa largo dove nessuno reclama più nulla. Eppure un fascio di luce — tenue e sottile come aghi di pino — bussa alle porte più imprescrittibili, quelle dove l’accesso, per abitudine o per dolore, è dato per negato. Ma quella piccola luce sa bene dove trovare un letto in cui dormire. Si annida nei pensieri arrendevoli, in quelli scettici, in quelli più bisognosi di ristoro. Non è una luce fuori dal mondo: forse, proprio ora, ti è più vicina di quanto tu riesca a credere. A volte la sorpresa è l’attimo che ti avvolge: l’inaspettato, l’agguato di ciò che non credevi possibile e che invece ti ha scovato. È una bellezza che riguarda te e riguarda me; una cura per i nostri occhi stanchi, eppure ancora fertili di voglia. Perché, alla fine, solo l’amore possiede un passo così vero e leggero da riuscire a raggiungerci insieme.
Valentina Ciurleo 25/12/2025 |
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