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La vita smette di esistere con Jean presente

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"Ah, vita."

Si pronunciò Immanuel con un sospiro lieve

Alzando la testa su quel soffitto biancastro dove anche il crocifisso al muro sembrava patire la solitudine. La tv era accesa da sempre, il sentore acre delle secrezioni veniva meno solo con il profumo dei fiori in via di appassimento.

Immanuel era in quella casa di riposo. Fissava l'uomo che era sul letto. Era la fine della sua vita.

L'uomo corpulento si rivolse ad Immanuel con aria timorata :

"Allora, la mia vita è stata bruciata...ho vissuto come avrei dovuto?"

 

"Hai vissuto senza mai curarti di ciò che lasciavi dietro di te." Disse serio e lacrimante Immanuel.

 

"Quindi...ho vissuto da élite. Che fatica è stata, ora me ne rendo conto."

 

"Si, ora puoi. Puoi voltarti indietro e cullarti nei tuoi ricordi. Questo è concesso."

 

L'uomo guardò Immanuel e poi girò lo sguardo, prima di girarsi sul fianco mettendo in mostra le sue emaciate spalle.

La stanza era asettica, sembrava stringersi e rimpicciolirsi su di lui mentre  inizió a tossire senza fermarsi; talmente forte che gli spasmi lo alzavano da letto a tempo di rantolo. 

Poi finalmente si fermò, si raschiò la gola e parlò. Ormai ogni sua parola era deformata dai sospiri impacciati.

 

"Ormai sono alla fine e voglio dirlo. Cazzo, ho desiderato ogni secondo poter toccare il corpo suo, la sua gola, le sue gambe, le sue mani..." finì in un rantolo sempre più silenzioso finchè Immanuel completò per lui.

"...tutto. L'hai desiderata a lungo, stai pensando a lei prima di morire. Lei però non è qui, è altrove. Forse ti direbbe ciò che ti ho detto."

 

L'uomo trovò un'energia all'improvviso nella risposta; forse l'importanza di ciò in cui credeva gli aveva dato il lustro di rispondere lautamente.

"No, la sua mancanza è la sua approvazione. Posso andarmene. Non c'è spazio per quelli che stanno fermi a letto. Non valgono il tempo."

Immanuel fece una smorfia e poi commentò:

"La sua mancanza qui è la sua incapacità di accettare la voluttà della vita, la consapevolezza che bruciare è l'opposto di vivere e al contempo l'opposto di morire. Significa evitare l'intervita."

 

L'uomo sorrise e aggiunse: "Lei non direbbe così. Jean non è qui."

 

Immanuel strinse la mano dell'uomo prima flebile e poi sempre più forte; mosse la testa lentamente. 

Il tubo giallastro del catetere, le gocce ticchetanti della flebo, la voce lamentosa degli infermieri nel triage. Provò un senso di disgusto e poi si rivolse alla stanza come fosse una spettatrice crudele e silenziosa.

 

"Guarda quanto è ingrata la vita."

 

L'uomo annuì, sospirò e guardandolo negli occhi smise di vivere.

Immanuel strinse ancora di più la sua mano e inizió a piangere. Quell'uomo infondo gli diede tanto, con la sua esistenza plasmò quella di Immanuel.

 

Il momento era plastico. Una fotografia. Il giovane posato a testa bassa, sul corpo dell'uomo finito e la stretta di mano.

 

"Grazie per quello che mi hai dato vivendo. Per quello che mi hai fatto capire."

 

Il momento plastico si ruppe, la fotografia venne sciolta nei sali bruciati.

 

Immanuel era in lacrime e alzò il capo, poi gli occhi. La porta era aperta e sull'uscio c'era una persona.

Le bastò un cenno, guardò Immanuel e lentamente si avvicinò al letto del deceduto.

 

"Sono arrivata. Sono qui." Disse la ragazza.

 

"Non dovresti essere qui, lui contava sulla tua assenza."

Disse freddamente il ragazzo.

 

"Invece volevo esserci, questa fine è il tuo inizio. E poi..."

 

"...e poi cosa?! Quest'uomo ti ha quasi violentata, sei venuta a dare il saluto ad un violento , sei davvero così poco autentica? Cosa provi tu?"

 

La ragazza si sforzó strenuamente di mantenere le sue emozioni dentro di sé ma venne tradita dalla lacrima solitaria. Colma di disperazione, tristezza e felicità. Sentì il bisogno di dirlo.

 

"Sto piangendo perché quest'uomo ha vissuto con la colpa che non gli ho mai addossato; lui non l'ha mai capito ed io non gliel'ho mai detto. Sono felice di vederlo morire, perché questa così eclatante verità non coinvolge me ora. Siamo tutti sempre contenti e tristi quando muore qualcuno Manuel."

 

Gli occhi rossi e fluenti di Immanuel si scontrarono con quelli della ragazza. Si guardarono. Piansero, si approvarono le sensazioni l'uno dall'altro.

"Cristo, Jean..."

 

Jean si alzò e si sedette vicino a lui. Ora entrambi fissavano l'uomo, negli ultimi momenti in cui l'avrebbero visto.

Ora entrambi sentivano quanto la morte fosse un'espressione così affine al loro spirito di vita èlite; talmente consci di questa affinità che Jean la esprimette in una gelida litania.

"Morte prende un uomo

separa il suo corpo dai nostri, 

vita ,ci insegna con un tomo

presente e futuro come mostri."

 

 

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