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Perun���antropologia poetica contemporanea.Viaggio nel Museo .

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Paolo Carlucci

Per un'antropologia poetica contemporanea
Viaggio nel Museo dell'Uomo di Plinio Perilli


Forse io da sempre, disteso, attendo di nascermi:
uomo, corpo gi grande come un eroe del Nulla,
atleta dogni giorno: e trover forza, materia,
proprio da questo fango, fino a mutarlo in oro
Freme la coscia del sangue che presto mavverr,
come avvengono gli occhi, le mani che tuttora
confondono pugni e dita, e labbra che non parlano.

Cos Plinio Perilli, in Adamo disteso - un poemetto ispirato ad unopera dello scultore Manz -, si fa poeta del risveglio e della vita, che nellarte e nella natura rifiorisce in parola. E questo testo apre la nuova raccolta di poesie e poemetti intitolata significativamente Museo delluomo, appena editato da Zona, con una pregevole nota di Giulio Ferroni.
Il titolo adattissimo a definire lantropologia poetica di un autore, da sempre interessato a collocare lorologio del cuore nel Tempo della storia e della natura, in nome di un dono poetico arioso, scenico e psicologico (spesso quasi filmico). C sempre un innato bisogno di fiorire, nello stile e nellanimus del nostro poeta. Dai versi in ricordo del padre Ivo, uomo di cinema, e non a caso intitolati Padre rinatomi, o alla madre Lia Corelli, attrice; ma oltre ai lari familiari, il bisogno di una rinascenza: e Perilli la delinea nei versi per Italina, o per Donatella Colasanti, DallAde alla luce; cos come in vari passaggi di sezioni intese a documentare momenti collettivi della Storia d Italia. Citiamo almeno Patria delle patrie, o Dentro il paesaggio, che sapre con un inno-auspicio di sguardi a sentire con gli occhi la necessit della speranza: come anche appare ne Il fiorire di tutto, versi composti in viaggio, nella primavera 2008, tra Roma e Pescara.
Esemplari in questa ricerca testuale della significazione e dellantropologia poetica di Perilli, in una chiave spiccatamente contemporanea, appaiono in aura antifrastica, per Zanzotto, proprio le considerazioni lirico emotive di Dentro il paesaggio:
Con luomo non ci parlo/ se e quando non ascolta. Guardavo/ oggi il cielo svegliato tutto grigio / Ma lievitava, suffragava luce/ sino ad un credo dazzurro. //
Parlo con la natura, e penso / dascoltarla.
Guardo e capisco / il cuore che vige in tutto il mondo.//
Si allarga, sirraggia questabbraccio/ che ci specchia, che per nude parole/ nomina Luce, rinsalda ogni respiro, / ama e richiama lanima. Dietro, / dentro ogni paesaggio, l c luomo.
Plinio Perilli poeta vero, voce di un corale bisogno di raccontare in versi, di farsi interprete di un bosco demozioni nella congiuntura di un tempo sempre pi de-umanizzato e a rischio di estinzione, va ad intendersi piuttosto come vertebra amante, alfiere duna vita daffetti e di natura, ma in pericolo oggi costante di dissolvimento.
Museo dellUomo va dunque letto, e percorso, come un viaggio di antropologia poetica, anche nel quadro delle cifre e categorie poetiche della contemporaneit. Voce ex corde: quindi discorde e coraggiosa quella di Perilli, sempre interprete di un melos poetico e poematico, volto come ricostruzione archeologica e futuribile di una sostanza chiamata cuore. Egli lo dimostra anche nei tanti versi dedicati alla sua compagna, Nina Maroccolo, amata e di cui ritesse, in canto sofferto, la vicenda di una malattia che diviene coscienza di strazio, ma anche cura e pazienza, con il dono della poesia (in virt dellallargarsi al generale campo dellantropologia del dolore).
E cos ne Linfinito a pezzi il verso si fa struggente ricordo, disperata sete di una speranza di luce colta nellombra di una sofferenza vera e simbolica, di un tutto che frana e va ricostruito.
Solo dunque ci resta e ci possibile/ un infinito a frammenti, mere ipotesi, / scorie dellAltissimo sdoganate, cattivate / in poesia. Il resto exemplum teologico, / o strategia filosofica, il che peggio

E la poesia formalmente si chiude s, ma per riaprirsi negli occhi di lei
Poi lo scordavo, riaprivo gli occhi fino ai tuoi.

Sempre dunque offriamo in questa disanima dellopera, ultima e continua dellautore, prove di quella sete di rinascita che caratterizza lantropologia poetica di Perilli, che davvero nel poemetto e nelle composizioni ad ampia orchestrazione poetica e corale, d i frutti migliori di s.
La cifra pi autentica e struggente di Perilli infatti lessere interprete estroso dun canto lungo che racconta, regista e sceneggiatore a un tempo, come sopra accennato, di un modus poetandi affabulatorio e cinematografico: il che, del resto, appariva gi evidente sin dalle prime opere della cosiddetta trilogia della giovinezza, composte tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta del secolo scorso. E cos, la vocazione cine-poetica di Perilli, figlio darte, si espressa in sequenze successive; da LAmore visto dallalto ai racconti in versi di Ragazze italiane, e, a chiudere, quelle Preghiere dun laico, esempio di un cammino intenso nelle geografie dello spirito, e nella fatica di una fede in dialogo concreto, e quotidiano, con la vita (ricordiamo le terzine, le assonanze cadenzate dei Petali in luce).
Queste opere originali nel panorama poetico italiano e variamente premiate, lo hanno imposto come poeta ed indagatore lirico di unantropologia poetica, rivelandone doti psicologiche e stilistiche di cronista appassionato come di un lungo film di emozioni. Perilli vive e si fa autore dun ampio diario sentimentale, specchio di inquietudini, di vibrante umanit, in cui privato e pubblico si offrono in dissolvenza, per restituire pagine di uno splendido lungometraggio amoroso di azzurra e pensosa sensualit, risolto in un credo panteistico, fatto di colori e corporeit, ma sentiti nella totalit-tonalit di una rinascita spirituale.
Parola sinestetica e bruniana, dunque, quella di Perilli, che anche in questo suo nuovo libro, Museo dellUomo, riprende testi di un amplissimo arco temporale, dal 1994 al 2020 (il precedente canzoniere dAmore, Gli Amanti in Volo, andava dal 1998 al 2013), con forza visiva, etica, sentendo la scelta stilistica e la parola, come prisma di emozioni del cuore, in viaggio nelle stagioni della vita e della storia. Estraneo ad ogni eco ermetica e cerebrale, lautore sente invece primario limpegno del cuore che fa da mentore alle vicende umane, private e collettive. E ci lo ribadisce come autenticit di scrittura e di analisi in molti percorsi della poesia contemporanea, come evidenzia in una sentita, articolata nota autobiografica e di critica poetica, in calce al volume.
La linfa di questo poeta ha sempre bisogno di un orizzonte vasto, daggettivi ed intuizioni, copiosit di versi, mirati a donarci, restituirci un delta emozionale, un orizzonte ben oltre il muro delle forme chiuse o troppo artificiose, insomma pensate. E non intensamente sentite, vissute!
Il maglio, per il nostro Perilli, dato spesso dalla intuizione, e percezione di una pulsazione addirittura sensoriale, non certo da un calibrato cartesianesimo ritmico, o peggio da un accatastare immagini di realt anche quotidiana, ma apposte prosaicamente, sine musica: perch la poesia ritmo, profondo, primordiale battito delluomo. E non risorsa intellettualistica, o fredda contemplazione oggettuale.
E ci resta sempre la cifra, il basso continuo di Perilli, poeta, ma anche antropologo, e psicologo nel mondo, della vita, nelle stagioni dellessere in proprio o nella scena collettiva, entro il Teatro della Storia, ora raccolta, testimoniata in questo suo nuovo ed antico Museo dellUomo.

(dicembre 2020)


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