(a Davide Pasquale Sigillo)
Io e D, nelle scarpe della domenica, calavamo verso il mare bercianti. Uomo donna figlia salivano uniti stretti insieme nella dolce trinità. La bimba, piccole braccia al collo, ebbe dal gigante un bacio devoto, la donna, occhi colmi di vera luce, piegò il viso a bordo del suo veliero. Poi passarono oltre, felici più di noi. Andammo al piano di sbuffi e scaglie, sbigottiti ma per altra incandescenza. Muti e scalzi tornammo alla pietra, invidiando all’ignota dolce trinità di calzare le scarpe della domenica.
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Roberto Perrino
- 06/02/2010 05:00:00
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Ho cercato a lungo, dopo aver letto i tuoi contributi, un aggettivo per il tuo linguaggio. Poi, dopo aver letto il tuo ultimo commento alla tua "Dolce Trinità", ho trovato!!!
Rutilante ... ;-)
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Peppe Nut
- 03/02/2010 22:02:00
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Amici, a rischio di sembrarvi (e forse è così) un pacchiano verseggiatore, vi svelo il segreto delle "scarpe della domenica". Era semplicemente un sintagma comodo e (speravo) immaginoso per dire in poco e in tridecasillabo che quel giorno che Davide ed io incontrammo i tre prodigi era Domenica, e noi eravamo usciti di casa appositamente per il ministruscio Montesanto-Caracciolo; ma tutto il senso di quella domenicale passeggiata cambiò barbaricamente quando incontrammo la gioia in persona. Anzi, in tre. Al poeta vesuviano Sal_Violans dico che la sua evocatio cordis, della cui struggenza però mi dispiaccio, a me fa ricordare le MIE scarpe del giovedì di 7/8 anni fa: quando io e la sorrisa straniera, ogni Giovedì, ci chiudevamo la città sulla nuca e si faceva paradiso.
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Salvatore Violante
- 03/02/2010 17:25:00
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Caro Peppe, struggente icona di lontana dolcezza. Quelle "scarpe della domenica": una stagione dove si avvertiva la festa, l’essere figli e amati. Le scarpe della domenica indossate da gesti dimenticati più che da persone. Mi hanno davvero riportato ai tempi di ma Carmelì. Maledetto!
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Peppe Nut
- 31/01/2010 19:23:00
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Questa è meravigliosa, Lino: il mio problema è che non leggo mai le bio qui sulla recherche, sennò avrei saputo. E tu potresti obiettare: di più, non hai messo neanche la tua stessa. Touché! Beh, ti cercherò e, dacchè tengo la capa tosta, c’incontreremo. Grazie : D
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lino
- 30/01/2010 19:53:00
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Quadretto piacevolissimo di immagini e sentimenti. Quel "felici più di noi", al pari delle "scarpe della domenica", è una chicca. Con altrettanto piacere ho letto che passi per le mie stesse vie.
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Peppe Nut
- 30/01/2010 11:17:00
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Grazie, amiche. Questo pezzo cerca di rimediare al desiderio inesaudito che, superati i 30, m’ha preso d’esser padre. I tre che risalivano Nazario Sauro mentre noi due verso Caracciolo per fissare vanamente il mare erano per me l’effigie santa (dolce trinità) della famigliola che vorrei essere. Che Davide (il dedicatario) ed io vorremmo essere ; )
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gabriella gianfelici
- 30/01/2010 09:22:00
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commovente, dolce, sentita:descrive bene stati d’animo e la situazione, un dolce bellissimo ricordo che raggiunge molti di noi, Gabriella
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Loredana Savelli
- 30/01/2010 07:45:00
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Molto, molto carina. Con delicatezza descrivi un moto interiore profondo, che rende visibile un precedente stato di malessere. Che belle le scarpe della domenica! Mi fai ricordare vecchi discorsi di mia madre.
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