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La cena dei poeti

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La Cena dei Poeti

Domenico Carloni detto 'Ippoeta' da quegli amici che utilizzavano ancora qualche toscanismo nelle conversazioni un po' sbracate delle serate in libertà, era talvolta concentrato su quello che sarebbe accaduto dopo la morte.
Senza un comodo rifugio dettato da fede religiosa e senza una convinzione ateista del ‘ nulla post mortem ‘ aveva intrapreso da qualche tempo l'organizzazione della Cena Conviviale Poetica che voleva essere approntata per quando, nonostante tutti gli scongiuri liberatori, fosse arrivato il suo momento.
Ovviamente si era ritagliato un posto nella tavolata, ma, con molta modestia, aveva scelto un posticino abbastanza appartato anche perché - diceva - doveva collaborare alla Organizzazione.
Gli invitati dovevano essere tutti poeti ed italiani, anche per scongiurare brutte figure nelle varie lingue. A malincuore aveva escluso anche il latino, ma la tavolata era limitata a 12 persone, per evitare la spersonalizzazione dovuta ad un numero eccessivo di convitati.
La scelta di chi mettere a capotavola era stata facile: il Poeta Divino aveva ottenuto il privilegio, anche se si potevano immaginare quante ne avrebbe dette sugli 'spifferi ghiacciati' che provenivano dai tendoni smossi:
..non mi affiancava al desco alcun compare
per proteggere le provate membra
da gelide folate decembrine..
Domenico aggiunse poi, d’istinto, il secondo nome, certamente più famoso come Santo che come poeta…..ma un frate a tavola porta bene e poi la tenerezza delle prime rime in volgare non poteva certo essere trascurata.
La difficoltà fu il posto a tavola, non vicino a Dante, per evitare discussioni teologiche. Per dare rilievo alla Santità decise allora, per Francesco d’Assisi, il posto centrale del tavolo ‘fratina’ prescelto, non a caso, per la serata. Alla sua sinistra mise il Petrarca, che sapeva bene stare al mondo con leggiadria ed alla destra Alessandro Manzoni, certo che la compagnia del Santo avrebbe stemperato la forte indole dello scrittore, certo più noto per il suo romanzo che per le poesie, che però avevano occupato una significativa parte dello spazio mentale poetico storico di Domenico, anche per la grande impressività dei suoi doppi senari, per esempio nel coro dell’Adelchi ‘dagli atri muscosi dai Fori cadenti…’ 'Grande lezione di vita per tutti coloro che credono facile ottenere benefici dal cambio dei Governanti…'
L’eccesso di poetica accentrata sul sentire religioso venne smorzata dall’inserimento di Giuseppe Giusti davanti al Manzoni: sempre si era immaginato un incontro fra i due, da non perdere assolutamente, come faceva bene immaginare l’epistolario che si erano scambiati e che Domenico aveva sommariamente letto.
Rimanevano solamente altri sei posti da riempire, e non volendo rinunciare ai poeti a lui più vicini temporalmente, decise di iniziare assegnando almeno quattro posti ai poeti del Novecento: scelse Montale che aveva sempre amato e che posizionò all’altro capo del tavolo, pregustando il piacere di tenerselo vicino e scelse Caproni, di fronte a sé, accanto al Manzoni.
‘Speriamo che Caproni e Montale non si mettano a parlare in genovese. ' - pensò - analizzando e scartando una diversa possibilità di sistemazione.
Ungaretti invece lo posizionò alla sinistra di Dante e la contrapposizione fra un esiliato dal potere ed un accolto dal potere lo fece sorridere.
Alla destra del Giusti mise un poeta poco conosciuto, ma ben rappresentativo dei Crepuscolari: Carlo Vallini il cui poema ‘Un Giorno’ aveva rappresentato, recentemente, una piacevole scoperta.
Alla destra di Dante mise poi Giovanni Pascoli, ridacchiando fra sé e sé, per l’accostamento: il teorico della poetica del ‘Fanciullino’ avrebbe potuto così verificare ‘de visu’ la bontà delle sue lezioni sulla Divina Commedia, tenute all’Universitá di Bologna…
“Leopardi! Me lo stavo dimenticando!”- brontolò mentalmente - “Eppure è uno dei miei preferiti, anche se non deve essere un conviviale molto brillante…’ Lo sistemò davanti al Petrarca, riempiendo così l’ultimo posto previsto. Certo di poeti meravigliosi ce n’erano ancora tantissimi, ma forse poteva pensare di organizzare dopo poco una seconda cena e poi ancora altre, riempiendo così il suo tempo infinito.
'È pronto! In tavola!' La voce femminile fece sobbalzare il povero Domenico che farfugliò: 'Arrivo, Arrivo! Tutti ai posti preparati!' Balzò giù dal letto e si incamminò verso la voce: la tavola apparecchiata era molto più piccola di come l'aveva immaginata e gli occhi ancora annebbiati mostravano un solo commensale: la moglie.
Mentre focalizzava la realtà della situazione bofonchiò: 'Allora sono ancora vivo!'
Non sapeva se essere felice e godersi quel buon piatto di profumata ribollita o far prevalere la delusione della mancata Cena dei Poeti.
'Dopo tutto avrò il tempo di riguardare la lista degli invitati, per inserire almeno una donna, anche se qualcuno potrebbe obiettare che 'chi dice donna dice danno'....


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