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Le vie dei ritorni

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Il libro di Luciana Caranci si compone di sei racconti, di cui l’ultimo, più lungo ed articolato è praticamente un breve romanzo, il filo che li accomuna è una straordinaria bellezza, e l’impressione di addentrarsi in una lettura non comune, che si avverte già nelle prime righe, si accresce via via che le pagine scorrono, rafforzandosi. Come il titolo lascia intendere l’argomento comune è il ritornare verso le proprie origini, verso Dio, verso la propria patria, ma queste mete appaiono metafore del vero ritorno: quello verso l’intima essenza della persona. Il libro, scavando con chirurgica precisione, ma con la mano resa leggera di un amore che non esito a definire materno, si addentra nei sentimenti umani, dimostrando che spesso, mète che si credevano consolidate, si possono sbriciolare se non saldamente connesse con il passato. Vi è così la scrittrice che ritornando nel suo paese natale dopo una catastrofe si rende conto che tutti i suoi studi e i suoi traguardi sono nulli in quanto sradicati dalla sua origine profonda di donna.
In questo racconto, come negli altri, è descritto come forte, urgente, il dover aprire il proprio sguardo, la propria mente, agli altri, una volta tornati alla propria origine e da essa rinati, si deve aprire il proprio orizzonte sul prossimo, solo così il viaggio di ritorno sarà stato completo e farà da nuova partenza.
Un altro racconto “Alla radice del male” ci presenta un errore giudiziario con le disastrose conseguenze che porta sull’animo dello sfortunato giudicato, l’annullamento della personalità che rende difficile e quasi disastroso mantenere il legame con se stessi, con la propria essenza. Nell’ultimo racconto, bellissimo, si amplia un altro argomento toccato nelle pagine precedenti: l’orrore della guerra, l’odio e la sventura di cui è portatrice, e l’immenso orrore che fa sì che le ombre scure del conflitto si allunghino tuttora verso di noi, ovvero l’odio razziale. In un crescendo di intensità, in quest’ultimo racconto, si vede la vittima dell’odio più bieco e cieco percorrere un cammino a ritroso nelle sue esperienze sino al punto di sacrificarsi, ma il Mondo è miope al sacrificio di quest’uomo e la fame di odio delle genti mieterà ancora le sue messi anche in seno alla famiglia del protagonista. Ma se il Mondo è insensibile al grande messaggio d’amore, gli individui non possono non apparire cambiati di fronte ad un messaggio sì forte e pienamente leggibile alla luce degli eventi di ogni giorno. Il sacrificio di quest’uomo getta luce sulle coscienze di chi gli sta intorno, inducendoli a compiere anch’essi il ritorno verso la propria umanità, verso la sorgente dell’amore che, solo, può salvare i destini degli individui.
Come dicevo all’inizio questo libro ha una forza notevole, riesce a dissezionare gli animi in maniera nitida, indica dei percorsi, pone delle domande millenarie, dà risposte che hanno una grande forza dirompente con la delicatezza delle volute che compie una foglia che cade solitaria nel vento. L’autrice con una scrittura semplice, mai arzigogolata, quasi scarna ed essenziale, riesce tuttavia, nel descrivere persone e luoghi, con una forza evocativa non comune, a comunicarci sensazioni molto forti. Il libro, da leggere varie volte, è di una bruciante attualità, quando ci parla di persone che tornano nelle loro case dopo devastazioni dovute ai conflitti o alle calamità, e ancor più – tristemente – attuale quando punta il dito sulle gravi ingiustizie sociali e quelle, ancor più gravi – se di gradazioni si può parlare – delle ingiustizie dovute alla cosiddetta razza. Ingiustizie in cui entrambe le parti rischiano di diventare contemporaneamente vittima e carnefice, e costa un prezzo altissimo scardinare questo nero assioma, un prezzo in termini di capacità di amare e di capire le persone dal di dentro. Credo che l’autrice questo l’abbia capito molto bene e ce lo comunichi con grande chiarezza e precisione in un libro che – a mio avviso – merita di apparire sugli scaffali di tutte le case, da cui leggere qualche riga ogni tanto per ricordarci che c’è sempre un luogo dove possiamo rifugiarci nei momenti bui ed è a portata di mano, dentro di noi, basta avere la volontà di riconoscere le vie dei ritorni.

 Mario B. - 19/05/2008 [ leggi altri commenti di Mario B. » ]

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