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Quaderni Proustiani 2013

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Per concludere in gaudio e tripudio quest’anno di festeggiamenti per il centenario di Dalla parte di Swann propongo la lettura del ricchissimo Quaderni Proustiani targato 2013, ricchissimo di ghiottonerie proustiane. Dietro a questa bellissima e lodevole iniziativa c’è l’associazione Amici di Marcel Proust, capitanati dall’ineffabile professor Gennaro Oliviero, grande amante, amico e profondo conoscitore di Marcel Proust e della sua opera. A sottolineare il solido legame con la patria di Proust, ed un afflato internazionale, che scardina la rivista da un ambito nazionale per proiettarla in una dimensione europea, a dimostrare la sua posizione di rilievo nel campo degli studi proustiani, la rivista si presenta in edizione bilingue, con parte degli articoli in italiano, e altri in francese. Inoltre, per rimarcare la natura di “rivista”, al suo interno offre una sezione con recensioni di testi dedicati al nostro petit Marcel.

Andare ad analizzare e raccontare ogni singolo testo sarebbe estremamente prolisso in quanto da ogni articolo germogliano miriadi di ramificazioni, rimandi, riflessioni, a dimostrare la sempre verde natura del pensiero proustiano, capace, dopo un secolo, di essere non solo attuale ma proiettato verso il futuro, capace di visioni e pensieri inediti, molti ancora da scoprire. Tuttavia non posso far mancare una veloce carrellata sui testi presenti, almeno per dimostrare la straordinaria ricchezza e varietà del menu che il professor Oliviero, erudito maître à penser proustiano, ha imbandito per noi.

Si parte dopo la deliziosa introduzione olivieriana con Lo statuto narrativo del nome proprio proustiano e le traduzioni proustiane di Du côte de chez Swann, di Viviana Agostini-Ouafi; come sappiamo la Recherche è costellata di nomi: persone comuni, aristocratici, artisti, ma anche luoghi, opere d’arte e così via. Spesso però, nella traduzione, suddetti nomi perdono parte del loro smalto, del lucore che Proust attribuisce loro incastonandoli come piccole gemme in frasi che acquistano, proprio grazie al nome che portano, una musicalità perfetta, ma che magari in italiano passano un poco inosservati. Stesso discorso per i numerosi calembours di cui la Recherche è costellata, e che spesso si basano proprio su di un nome per rivelare all’interno di una frase, apparentemente innocua, una caustica critica. Articolo questo molto bello ed interessante che rivela, anche al più incallito lettore dei frammenti nuovi, un ulteriore giro del caleidoscopio. Si prosegue con Lo sguardo trascendentale in margine ad una pagina de Il tempo ritrovato di Marcel Proust, di Valeria Chiore, in cui l’importanza dello sguardo viene accuratamente analizzata ed esplicata, perché: Proust trapassa l’ambiente di uno sguardo trasversale, che tutto attraversa senza soffermarsi su nulla in particolare, attratto com’è quasi esclusivamente dalla generalissima trama di strutture, sistemi, relazioni. E come noi tutti lettori sappiamo, spesso in uno sguardo descritto da Proust vi è un universo. A pagina 31 brilla Florence Godeau col suo splendido e a tratti amusante Alcune riflessioni sull’animalità in Alla ricerca del tempo perduto dall’ibridismo de “L’essere in fuga” all’impossibile addomesticamento del desiderio nell’ottima traduzione di Laura Cherubini Celli, in cui, come il titolo suggerisce, si fa luce sugli animali presenti nella Recherche, i loro rapporti tra di loro, i sottili legami che uniscono paroline apparentemente dolci ma assolutamente evocative. La lettura è assai interessante e rivelatrice, e pone in luce piccoli misteri, ad esempio il nome di Saint-Loup, laddove la nonna ad un certo punto chiama il piccolo narratore “lupacchiotto”; oppure, se lo chiama “topolino” troviamo Albertine “piccola gatta” pronta a lanciarsi sulla proverbiale preda… Nell’articolo l’autrice prende anche in esame un altro aspetto dell’animalità, ovvero l’addomesticamento e la cattività, simboliche, ovviamente, ma con un grande peso nella narrazione e, immagino, nella psiche proustiane. Per terminare il piccolo zoo, sottolineo, con suggerimento dell’autrice, la fine della povera Albertine tramite un animale. E proseguendo la lettura di questo ricco Quaderno troviamo un argomento assai caro ai proustiani, e che è stato ampiamente trattato anche dal professor Oliviero nel suo saggio “Apparizioni pittoriche nella Recherche” (eBook n. 141 LaRecherche.it, 2013), qua si scende nelle profondità proustiane delle prime opere e l’attento sguardo indagatore di Eleonora Sparvoli si posa su “I Piaceri e i giorni”, col suo ricco articolo Proust pittore neoimpressionista: un’ipotesi di lettura di Mélancolique villégiature de madame de Breyves. L’articolo è molto bello e dettagliato, corredato da riproduzioni di quadri di Seurat, ed indaga la capacità pittorica della scrittura di Proust, capace di far acquisire alla parola stampata, nuda e piatta, tonalità e sfumature color pastello, nuances inattese e profondità proprio come nelle tele. Intrecciato al tema della pittura vi è quello della melanconia, gettando così un ponte tra pittura e musica. E nell’analisi del personaggio di M.me de Breyves, si scoprono i tratti che poi verranno sviluppati da Proust creando i personaggi di Swann, di Charlus e del narratore stesso all’interno della Recherche. E dalla pittura a quello che oggi si chiama ‘design’ basta girare pagina, ed ecco Giuseppe Scaraffia con I mobili parlanti, in cui non si parla di arredamento ma dell’incolmabile solitudine di Proust, quasi prigioniero del suo essere un genio, probabilmente dell’aver quello “Sguardo” di cui ci parlava Valeria Chiore. Proust fece un passaggio di “ambiente” dalla borghesia all’aristocrazia e si circondò di amici, cui scrisse numerosissime lettere, ma rimase comunque sempre solo, Scaraffia ci dà una spiegazione di ciò. Giuliana Giulietti appare a pagina 77 col suo splendido Uno scroscio incessante di atomi, imperniato sul rapporto fra Marcel e Virginia Woolf, la quale riconobbe prestissimo il genio proustiano e attraverso le parole della Woolf ne esaminiamo, grazie alla Giulietti, aspetti meno esplorati. Abbiamo parlato di pittura e da bravi proustiani sappiamo che la musica è immancabile, ed ecco ad illuminarci, da una insolita prospettiva, Peter Houle con L’equivalente musicale di “La mort des cathédrales” di Proust e di “Cathédrales de la mémoire” di Lavinio Sceral (Rif. eBook n. 119 LaRecherche.it), prendendo in esame anche l’opera del pittore napoletano, da sempre profondo conoscitore e prezioso traspositore su tela dell’immensa cattedrale proustiana. L’eleganza dello scritto di Peter Houle è resa nella nostra lingua con maestria da Elena Donadio. Le pagine di Houle sono musicate da Debussy, il quale, tra parentesi, è da sempre additato come uno dei probabili modelli di Vinteuil. In “Les Anneaux nécessaire d’un beau style” intuizioni ed osservazioni scientifiche in À la recherche du temps perdu, Gabriele A. Losa analizza citazioni e menzioni di carattere prettamente scientifico che, spesso, traspaiono lungo la Recherche. Proust infatti era molto attento a tutto quello che accadeva intorno a lui, e suoi contemporanei furono molti uomini di scienza che fecero parlare di sé nei campi più svariati, dalla fisica alla psicanalisi. A molti di loro Proust ha donato una menzione, così come per i personaggi eminenti nel campo dell’arte, per gli scienziati c’è un posto di tutto rispetto nell’immensa cattedrale. E i motivi sono molti e profondi, con questo articolo ne sapremo un po’ di più. Il mio volo sull’immenso arcipelago che è questo Quaderno proustiano procede, per forza di cosa, spedito, incontrando ora Daniele Garritano e il suo De Man chez Proust: allegoria, traduzione e pratica del dettaglio, di cui rubo le prime righe per dare al lettore di queste mie note una idea di cosa troverà nel testo: “ Nel 1979 Paul de Man dedica a Proust un importante capitolo di un testo che darà alla critica letteraria, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, molti argomenti su cui riflettere. Allegorie della lettura – e in particolare il suo terzo capitolo, intitolato “La lettura (Proust) – si interroga sulla logica interna del linguaggio figurale della Recherche. De Man si muove nello spazio di uno scarto: quello tra vita e opera all’interno del romanzo.” La lettura è molto interessante, a tratti tecnica ma certamente avvincente e ricca di spunti di riflessione. Sullo stesso tono, a tratti scientifico e di analisi dell’immensa ragnatela di letture e rimandi che vede Proust al suo centro, si colloca anche “Le reminiscenze anticipate” e il tempo “favoloso”: note sul rapporto Proust-Maeterlink di Sabrina Martina. Anche in questo caso uno splendido lavoro che farà riflettere il lettore e gli rivelerà qualche aspetto che nella Recherche resta a volte un po’ in ombra. A pagina 155 un tema sempreverde per i proustiani: La madeleine come feticcio, di Fabio Libasci, che non si limita ovviamente al dolce paffuto e dalle scanalature simili a quelle di una cappasanta (cito a memoria) ma analizza una vasta varietà di ‘feticci’ presenti nella scrittura proustiana. La lettura prosegue con l’ampio saggio di Mario Autieri: Deleuze e Merleau-Ponty interpreti di Marcel Proust. Come sappiamo Proust è anche l’ispiratore di numerosi scrittori e filosofi, fra essi i due citati nel titolo, i quali ci conducono, con Autieri, in un viaggio inaspettato all’interno del pensiero proustiano. La sezione italiana si conclude con il professor Oliviero che propone il bellissimo scritto con cui ha molto gentilmente collaborato all’antologia proustiana Da Illiers a Cabourg, realizzata da laRecherche.it. La sezione in lingua francese è animata dai grossi calibri della critica proustiana: Chardin, Henrot Sostero e altri per i quali varrebbe davvero la pena che vincessi la mia proverbiale pigrizia e mi mettessi a leggere in francese. Ma tant’è. I titoli sono davvero succulenti, ne cito un paio: “Un amour de Swann”, roman de l’entre-deux, Rilke et Proust: amour de la mére et rapport à l’enfance e quello che maggiormente mi attira Des mots mangeables: la gelée come synecdoque du style dans le roman proustien.

La produzione letteraria ispirata a Proust è sempre vasta ed interessante, e l’anno del centenario di Swann l’ha ulteriormente stimolata, così il quaderno ci offre una gustosa carrellata di titoli che non possono assolutamente mancare in una libreria proustiana, ed infatti, scorrendo le pagine dedicate alle recensioni, è quasi impossibile trattenersi dall’esclamare “Li voglio tutti!!”

Insomma un caloroso grazie all’ottimo professor Oliviero, ai suoi “Amici di Marcel Proust”, sempre attivissimi nel proporre iniziative di assoluto rilievo nel panorama culturale e proustiano, un grazie a tutti gli autori e collaboratori presenti in questo Quaderni Proustiani, davvero un ottimo lavoro, serio, intrigante, innovativo e assolutamente lontano anni luce dal banale e dal già visto.

 



 Gennaro Oliviero - 29/12/2013 19:05:00 [ leggi altri commenti di Gennaro Oliviero » ]

"Come dire e descrivere la bellezza del mondo del mondo?". E’la domanda che ci viene posta da Jean Starobinski,uno tra i critici letterari più apprezzati a livello internazionale. La risposta ce la fornisce Proust alla fine di Combray:bisogna superare "il disaccordo tra le nostre impressioni e la loro espressione".Credo che Giuliano Brenna sia riuscito a superare con eleganza e competenza quel "disaccordo" - che è sempre presente quando si recensisce il lavoro di un amico(quale io mi onore di essere)- con puntuali "pennellate" che hanno colto l’essenza degli articoli e dei saggi contenuti nei "Quaderni proustiani" del 2013.
Voglio quindi ringraziarlo "proustianamente",parafrasando una espressione che il nostro Marcel usò nella lettera a Robert de Montesquiou del 10 febbraio 1894: Caro Giuliano,ti invio i sensi della mia ammirazione e del mio affetto.La qualità dell’ammirazione è quella che è,cioè estrema.Sta a te stabilire la quantità di affetto,che sarà quella che ti piacerà di accettare". Gennaro Oliviero-Direttore della rivista "Quaderni proustiani"(sito:www.amicidimarcelproust.it)

 Roberto Maggiani - 28/12/2013 00:43:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Chi scrive su LaRecherche.it non necessariamente deve conoscere l’Opera proustiana o stimarla in modo particolare, e tantomeno deve scrivere in prosa. Leggere Proust è esattamente la stessa esperienza di un viaggio... metaforicamente parlando, del viaggio di/in una vita, una esperienza che arricchisce e allarga gli orizzonti; è anche un viaggio nella scrittura... come tutti i viaggi, si affronta quando arriva il momento, all’inizio forse è un po’ faticoso partire perché significa lasciare qualcosa, scomodarsi, ma una volta in viaggio Proust diventa un compagno ideale... un maestro. In quanto alle casalinghe beate quelle che si salvano nella poesia... ce ne fossero.

 Giuseppe Bonvicini - 27/12/2013 00:06:00 [ leggi altri commenti di Giuseppe Bonvicini » ]

Giuliano, ammiro il tuo "attaccamento competente" allo scrittore, come annoto la poca "considerazione" che egli trova nel contesto del sito costruito intorno a lui........ (poesie, poesie, poesie, poesie.......delle quali non si può abusare "impunemente": quasi 100 siti sul web si aprono alla poesia "DOMESTICA-CASALINGA").Bè, molte signore si salvano così.....Forse!

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