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al testo di Roberto Mosi
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Vento
Ritorno alla finestra aperta sui primi anni della mia vita i papaveri dei campi, le pievi campanili, fabbriche, ciminiere per sfondo Monte Morello.
Il vento supera agile il Monte investe sibilando il mio mondo, scompiglia le chiome degli alberi, le braccia dei filari allineati nei campi.
Le ombre della sera disegnano figure al galoppo fra le spighe agitate del grano, onde s’infrangono contro la casa isola al limitare dei campi.
Un tappeto di lucciole rosse invade il mio breve orizzonte fra lo stridio incessante dei grilli che si alza fino alle pallide luci del cielo.
Un carro torna dal mercato la luce del fanale avanza per la strada di campagna. Mi addormento al canto lontano del carrettiere.
Vento dalle molte voci che scendi dal Monte, fammi volare sulle tue ali per le strade dell’eterno ritorno, alla vecchia casa assediata dalle tue braccia.
La tua voce invade ancora la mia testa, mi sorprende agli angoli del quartiere si confonde con il fracasso del traffico, il vocio dei motori.
La tua voce, cadenzata dalle stagioni, è rimaste la stessa nel tempo? Strisciavi una volta sulle acque della palude ai margini della boscaglia.
Ti slanci ora contro i vetri del Palazzo di Giustizia, dei supermercati, dell’Università. Umile sterratore, scavo scopro gli strati del tempo.
Appaiono segni della vita passata sotto le presenze di oggi, grumi intricati di memoria, cerco il senso del mio, del nostro esistere.
(Canto I da: Roberto Mosi, Ritorni, Ladolfi Ed., 2026)
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