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La consuetudine del calendario

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Trattiamo il tempo con misure esatte

e precisamente

legato al polso, per le vicende

dei bicchieri, torte e bouquet

o per mancanze ricorrenti.

In quest’ora superficiale

nel cuore del pianeta in un momento

passa più gravità che secondi

ma tra le stelle è da tempo perso

un delirio eterno.

Questo è un gesto cortese

volto al mio volto passeggero

come rivolto al sole, o per sole

visioni in espansione.

Chi lo sceglie tema di fondo? Chi lo impiega

senza correzione? L’embrione dell’uomo

fatto da poco

rompe le acque e piomba in cielo

con la lancetta che conta di meno.

 

 

 

 Giovanni Rossato - 06/12/2018 09:50:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Rossato » ]

Questi versi resteranno.
Grazie

 Valentina Rosafio - 05/12/2018 20:52:00 [ leggi altri commenti di Valentina Rosafio » ]

Molto bella!Abbiamo la lancetta che conta di meno...dovremmo farne uso migliore...

 Franca Colozzo - 05/12/2018 19:56:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Hai ragione perfettamente: l’uomo soffre di sindrome da calendario. Le feste - e in particolare il Natale - scandiscono con le loro precise lancette lo scorrere del tempo.
Così, avviluppati in una rigida corazza, cerchiamo invano il dono che la vita ci ha dato, rincorrendo date e calendari in una giostra continua, che la mente intorpidisce non lasciandola sognare.
Proprio la lancetta che conta di meno (l’uomo apparso da poco sulla Terra), è quella che più si confronta con le dimensioni siderali, ergendosi a giudice di tempi astronomici.
Bella questa tua poesia che induce ad una seria riflessione sul nostro percorso di vita. Buona serata.

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