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al testo proposto da Fausto Torre
il cielo limitato dai palazzi
con il piccolo mento puntavo il terzo piano io, la tua salvezza facevo stanche le braccia alla ringhiera della scuola elementare finché il cruccio non mi adombrava. Povero avamposto quello di un graticcio eletto cui opporre la via dei nonni passo dopo passo chiamandoti mammina confessandoti l’urina nei calzoni. A metà poi eri di nuovo surrogata. Eri una benedizione della memoria corta