LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Simone Tinari
Ad Perpetuam Rei Memoriam

Mio maestro, per quanto ancora mi tormenterà tale inesprimibile grandezza?

Quando, sul calar della disperazione, cesseranno quei mali interiori che scavano le viscere?

Come seppellire l'io se la mortalità è una necessità ineludibile?

Come trovare conforto se la vita è una vertigine di tedio e di disgusto?

Un tenero rimprovero o una veneranda approvazione mi spinge oltre il canto del cigno.

Mi avvicino ma voi eccedete ogni limite, salgo rovinosamente la vetta mentre vi ponete oltre il firmamento.

Vi guardo dall'infimo di me stesso, tra invidia e bramosia; desidero esservi intimo, e voi, inorridito, osservate la mia piccolezza da quelle alture celesti.

Ho conosciuto la bellezza, l'amore più profondo, in voi, spada di damocle quale siete, nodo gordiano di promiscui turbamenti.

La più bella Metafisica che ho incontrato siete voi, la più folle delle follie non è che la teofania della vostra bellezza, arcaica e nuova, scevra di saccenza, perennemente presente.

Voi disegnate l'avvenire, io dipingo il vostro passato di epopee inenarrabili.

Non conoscete disfatta, ma questo essere troppo umani vi ha resi profeti di tutte le sciagure venture.

Se dovessero chiedermi quale sostrato austero vi sostiene, irrefrenabile sarà l'afflato della legislazione eterna; incontenibile virtù, termine interminabile di cosa interminata, miei maestri.

La vostra pietà mi crocifigge nella dissipazione assoluta, perso nelle fantasticherie della miseria.

Nessun commento

Per commentare devi autenticarti