LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Roberto Maggiani
Ambliopìe

- Se sei un utente registrato il tuo commento sarà subito visibile, basta che tu lo scriva dopo esserti autenticato.
- Se sei un utente non registrato riceverai una e-mail all'indirizzo che devi obbligatoriamente indicare nell'apposito campo sottostante, cliccando su un link apposito, presente all'interno della e-mail, dovrai richiedere/autorizzare la pubblicazione del commento; il quale sarà letto dalla Redazione e messo in pubblicazione solo se ritenuto pertinente, potranno passare alcuni giorni. Sarà inviato un avviso di pubblicazione all'e-mail del commentatore.
Il modo più veloce per commentare è quello di registrarsi e autenticarsi.
Gentili commentatori, è possibile impostare, dal pannello utente, al quale si accede tramite autenticazione, l'opzione di ricezione di una e-mail di avviso, all'indirizzo registrato, quando qualcuno commenta un testo anche da te commentato, tale servizio funziona solo se firmi i tuoi commenti con lo stesso nominativo con cui sei registrato: [ imposta ora ]. Questo messaggio appare se non sei autenticato, è possibile che tu abbia già impostato tale servizio: [ autenticati ]
La poesia di Michela Duce Castellazzo è come una statua modellata a fatica dallo scultore a colpi di scalpello. Con le parole, infatti, essa scolpisce sul foglio bianco, nel dipanarsi dei versi, i significati nascosti della realtà di cui, giorno dopo giorno e spazio dopo spazio, ha visione ed esperienza: “[…] // Erano sterpi e sale / mantelli di luce spruzzata / statue di giganti tuffatori / pronti a difendere un deserto colmo di senso / ed eri tu a significarlo // […]”. E’ una poesia che si infila nella galleria buia della modernità, per ritrovarsi poi nell’ambiente primitivo dei quattro elementi che circondano, ancora e sommessamente, la vita dell’uomo e gli donano quella serenità che spesso perde nell’angosciante vivere i propri sentimenti in uno squilibrato e imbarazzante alternarsi di emozioni e sentimenti. Tali “gallerie”, che riconducono la persona a una innata integrità, sono come fughe di emergenza verso una zona sicura priva di schizofrenie dove si ritrova una composta serenità.
V’è, in tutta la raccolta, come un filo di disagio serpeggiante che rischia di far implodere, in ogni istante, la sua scrittura, che pare scorrere come sull’orlo di un burrone sempre pronto a inghiottirla; tale disagio sembra scaturire dalla contrapposizione della coscienza del poeta della sua necessità di scrivere (“Scrivere per portare alla luce / […] // Scrivere per urlare ragionatamente // […] // Scrivere come si abbaia alla luna // […] // Scrivere per durare.”), con la lucida comprensione che la scrittura è un dono che non può sottostare alla volontà dello scrivente: “Nessuno può dar voce / a queste parole logore. / la penna è già scarica. //[…]”. Quindi, a mio avviso, è un disagio che rende merito alla scrittura dell’autrice, la parola, infatti, appare, in questa raccolta, come una entità difficile da “imbrigliare” su un foglio al fine di obbligarla a esprimere ciò che l’anima percepisce e vive nell’ambiente della propria esistenza: “Come far emergere / le parole e i suoni / gli echi magici e le memorie sommerse / custoditi con tanta inutile gelosia? // […]”.

Una bella raccolta di poesie, scolpita e decisa sì, ma anche rivelatrice di quell’instabilità esistenziale per la quale il poeta è condannato a stare sempre in bilico su un non ben definito precipizio, ma con il coraggio della profonda consapevolezza di una propria vocazione all’incontro con la parola poetica. Ci piace pensare che il soggetto, nella poesia che segue, sia proprio la parola poetica: “Se t’incontrassi / nella nebbia / lungo il burrone / o in piena notte, / anche chiudendo gli occhi / non barcollerei.”. Molto bella, in questo senso, è anche la poesia che a tratti recita così: “Sull’orlo del margine / è più difficile stare / sempre al limite dell’indecisione / ma senza esitare. // […] // Cerco casa sull’orlo del margine / senza il nome sulla porta / né cancelli o recinti / in una valle aperta / dove poter sostare e ritornare / che chiara e nitida / si distingua nella nebbia / per tutti quelli che potranno arrivare.”

Infine dobbiamo ricordare che questa raccolta è pubblicata in una piccola collana di poesia delle Edizioni del Leone, curata dal poeta Paolo Ruffilli che riesce sempre ad avere occhi attenti per i più delicati soffi di poesia che altrimenti non avrebbero foglie da far frusciare onde farsi sentire.

Nessun commento

Leggi l'informativa riguardo al trattamento dei dati personali
(D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 e succ. mod.) »
Acconsento Non acconsento
Se ti autentichi il nominativo e la posta elettronica vengono inseriti in automatico.
Nominativo (obbligatorio):
Posta elettronica (obbligatoria):
Inserendo la tua posta elettronica verrà data la possibilità all'autore del testo commentato di risponderti.

Ogni commento ritenuto offensivo e, in ogni caso, lesivo della dignità dell'autore del testo commentato, a insindacabile giudizio de LaRecherche.it, sarà tolto dalla pubblicazione, senza l'obbligo di questa di darne comunicazione al commentatore. Gli autori possono richiedere che un commento venga rimosso, ma tale richiesta non implica la rimozione del commento, il quale potrà essere anche negativo ma non dovrà entrare nella sfera privata della vita dell'autore, commenti che usano parolacce in modo offensivo saranno tolti dalla pubblicazione. Il Moderatore de LaRecehrche.it controlla i commenti, ma essendo molti qualcuno può sfuggire, si richiede pertanto la collaborazione di tutti per una eventuale segnalazione (moderatore@larecherche.it).
Il tuo indirizzo Ip sarà memorizzato, in caso di utilizzo indebito di questo servizio potrà essere messo a disposizione dell'autorità giudiziaria.