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Diario di navigazione (estate 1988)

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Pubblico alcuni brevi pezzi del diario di bordo del mio viaggio verso l’Europa del Nord fino all’allora città di Leningrado (oggi Sanpietroburgo) come vertice estremo di una crociera di addestramento sulla nave scuola Amerigo Vespucci, passando per Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Scozia, Svezia, Finlandia e ex Unione Sovietica, in tutto cento giorni di intensa navigazione a vela. I pezzi del diario li pubblico come li scrissi allora, di getto, senza il tempo di rivederli e soprattutto sull’onda delle emozioni del ventenne che ero.


14 giugno 1988

Oggi è iniziata la vera vita di bordo con i turni di guardia, vita iniziata abbastanza bene, dato che ho iniziato come vedetta, riuscendo così a rimanere a contatto con il mare che tanto mi ha consolato; osservancdolo sono riuscito a farmi passare quel senso di malessere che ha attanagliato gran parte dei compagni di corso causato dal mare agitato. E poi in quelle notti passate sotto quel cielo stupendo, in cui la Via Lattea sembrava veramente degna del suo nome, ogni tanto solcata da strisce luminose di stelle cadenti, ho ritrovato una gioia immensa sentendomi inglobato in una natura tanto stupenda. Sono sensazioni di un’enfasi trascendentale, quasi inenarrabili con semplici parole.

16 luglio 1988

Stamani il primo posto di manovra alle vele, è stato emozionante. La paura che avevo prima di salire sui pennoni è a poco a poco scomparsa lasciando anzi un certo senso di contentezza. E’ bellissimo vedere la nave dall’alto circondata da solo mare.

18 luglio 1988

Oggi ho svolto una giornata di guardia che è stata veramente emozionante, dopo le precedenti due giornate quasi di monotonia passate al brogliaccio.
La nave aveva aperte solo le gabbie ed il vento era lieve e costante quando all’improvviso si è scatenata la burrasca. Un forte vento ha iniziato ad alzarsi, arrivando sulla formagetta a una velocità di 60 nodi, ed ha iniziato a far schiumeggiare le onde del mare, che all’improvviso è diventato un paesaggio fantastico. Immediatamente è scattata l’emergenza alle vele e in un momento tutta la nave è andata in subbuglio. Purtroppo io non sono riuscito ad andare a riva (salire sui pennoni) a chiudere le vele che erano gonfissime, ma ci sono tornato dopo per risistemarle con i marinai quando il vento è cessato.
E’ proprio ciò che desideravo, una vita che ha sostituito quella flemmatica dell’Accademia Navale, (che è sempre pur importante ed ha gettato le basi perché questa navigazione possa avere luogo), sostituendola con questa meravigliosa realtà che per quanto sicura non è mai certamente tale e che quindi solo così riesce a creare quel senso di avventura che cercavo.

Malaga, 20 luglio 1988

La navigazione da Livorno a Malaga è stata la prima navigazione della mia vita che durasse più di un giorno e come tale è stata una esperienza affascinante e di adattamento alla vita di bordo, alle sue regole e a quelle del mare.
C’è stato un periodo di tre giorni in cui il mare agitato ha sconvolto gran parte dell’equipaggio, io, per quanto scombussolato di stomaco, non sono stato male, forse perché non volevo stare male e ho reagito; volevo godermi quella prima navigazione e così ho passato gran parte del tempo, che gli altri hanno passato sdraiati sul ponte della nave, ad osservare il mare. Un mare meravigliosamente celeste e blu che non sembrava più nemmeno quel mare davanti alla costa da cui siamo partiti. Successivamente verso il quarto giorno di navigazione il mare si è calmato e la navigazione è continuata tranquilla fino a Malaga.
Per quanto riguarda la vita di bordo, essa è caratterizzata da alcune regole che io non immaginavo. Per la logistica non ci sono problemi, l’armadietto, per quanto piccolo, contiene tutto ciò che può servire; e dormire sull’amaca è comodo, ci sono un caldo e un rumore continui che all’inizio mi hanno creato difficoltà nel dormire. Tutte queste continue guardie, e questo ritmo, hanno fatto sì che in breve tempo ottenessi una notevole stanchezza, dormirei sempre e ovunque. Ma non posso certo negare che svegliarsi alle quattro del mattino mi piace, sì, mi piace alzarmi ed uscire sul ponte di notte quando il cielo è pieno di stelle e sdraiarmi sul ponte ad osservarle mentre si muovono fra quei tre alberi immensi e ogni tanto vedere qualche stella cadente. Mi piace anche fare la vedetta e precisamente lo stare un po’ spostati al di fuori della nave con una certa brezza che accarezza la faccia ad osservare l’orizzonte del mare. Ma ancora più bella è stata l’emergenza alle vele quando il vento è aumentato improvvisamente creando un certo scompiglio sulla nave e trasformando in breve tempo il paesaggio marino; ciò dimostra che il mare, per quanto amico, in un momento possa trasformarsi imprevedibilemente in un nemico e che quindi per andare per mare è necessaria una grande esperienza marinara.

24 luglio 1988

Oggi in mattinata è avvenuta la partenza del Vespucci dal porto di Malaga, ritardata da una fitta nebbia che è calata all’improvviso.
Verso sera siamo arrivati nei pressi di Gibilterra. Non mi sarei mai immaginato di arrivare a vedere due continenti contemporaneamente: l’Africa e l’Europa. Gran parte dell’equipaggio era sul ponte a fare fotografie. Già si iniziava a sentire un venticello piuttosto fresco che veniva dall’Atlantico. Ma oltre a questo vento una schiera di delfini ci veniva incontro entrando nel Mediterraneo, ce ne erano a centinaia. L’Atlantico è un mare immenso rispetto al Mediterraneo dove si temeva che il mondo finisse. era abbastanza calmo e di un colore molto scuro.

 Giovanni Capussela - 02/01/2012 11:54:00 [ leggi altri commenti di Giovanni Capussela » ]

Sei sempre stato un sognatore. Anche se abbiamo condiviso poco tempo insieme, ti ricordo con simpatia. Eri un pò troppo serio per i miei gusti, ma in quella banda di debosciati che era il Corso Indomiti, qualcuno con la testa sulle spalle era sempre bene accetto.

Un tuo compagno di viaggio di quei tempi....

 Maria Musik - 11/05/2008 [ leggi altri commenti di Maria Musik » ]

Mio Dio, Roberto. Mi hai aperto un buco nel cuore e nello stomaco.
Che immensa nostalgia del mare, del cielo, del vento, di tutto ciò che sognavo di vedere, che non ho mai visto e che, probabilmente, mai vedrò.
Grazie per avermi portata con te su quella nave. Hai permesso che, durante la mia persosnale ricerca del tempo perduto, potessi mettere un piccolo bianco sasso nel sacchetto che porto allacciato alla vita.

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