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Libert�� di parola per Tabucchi e non solo...

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Siamo alle solite, la libertà di espressione, in questo paese Italia, è impossibile, siamo lo zimbello dell'Europa, siamo la vergogna politica dei paesi democratici, siamo sull'orlo di qualcosa, forse ci cadiamo dentro, forse ci usciamo, dipende da tutti e da ciascuno.
Ormai anche gli intellettuali di tutta Europa stanno sostenendo la lotta per la libertà di parola e di stampa nel nostro paese, traggo da repubblica.it, in particolare dalla pagina della rivista MicroMega.

Inoltre ripropongo qui una mia poesia scritta qualche anno fa, agli albori di questa drammatica consuetudine di querelare. Con questa prassi i poveri, la gente da 1200 euro al mese, non avranno più diritto di parola, zittiti dal timore di perdere tutto, trascinati dagli avvocati in un'aula di giustizia solo per aver detto il loro pensiero. Solo per aver posto domande!

*

1

(la dittatura)

parla contro il regime e stai certo
arriva la polizia

ti preleva ti tortura
e se va bene passi la vita in galera

in ogni caso nessuno ti vedrà più

si chiama mancanza di libertà
di parola

2

(la democrazia con tanti interrogativi)

parla contro i potenti e stai certo
che arriva un avvocato
ti porta dal giudice
e t’obbliga a pagare un’immensa somma

siccome non hai i soldi
finisci sul lastrico

sei finito
nessuno ti vedrà più come prima

si chiama mancanza di libertà
di parola



(tratto da "Risma - esercizi di forma e linguaggio", inedito)

*

Ecco l'articolo tratto dalla rivista MicroMega (repubblica.it)

*

"Il 19 novembre il quotidiano francese “Le Monde” ha pubblicato il testo dell’appello lanciato dall’editore Gallimard per Antonio Tabucchi. La pubblicazione, prevista per lunedì scorso, è stata ritardata a causa delle numerosissime firme che giungevano da vari paesi a sostegno di uno degli scrittori italiani più noti e stimati nel mondo.
Pubblichiamo in italiano l'appello di "Le Monde" e tutte le firme finora raccolte, aprendo il nostro sito alle adesioni in Italia.

Le democrazie vive hanno bisogno di individui liberi. Di individui coraggiosi, indipendenti, indisciplinati, che osino, che provochino, che disturbino. È così per quegli scrittori per cui la libertà di penna è indissociabile dall’idea stessa di democrazia. Da Voltaire e Victor Hugo a Camus e Sartre, passando per Zola e Mauriac, la Francia e le sue libertà sanno quanto tali libertà debbono al libero esercizio del diritto di osservare e del dovere di dare l’allarme di fronte all’opacità, le menzogne e le imposture di ogni tipo di potere. E l’Europa democratica, da quando è in costruzione, non ha mai cessato di irrobustire la libertà degli scrittori contro ogni abuso di potere e le ragioni di Stato.

Ma ora accade che in Italia questa libertà sia messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Riccardo Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300 mila Euro per un articolo pubblicato su “l’Unità”, giornale che, si noti, non è stato querelato. Il “reato” di Antonio Tabucchi è aver interpellato il senatore Schifani, personaggio di spicco del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti di affari e sulle sue dubbie frequentazioni – questioni sulle quali costui è riluttante a dare spiegazioni. Porre domande sul percorso, la carriera e la biografia degli alti responsabili delle nostre istituzioni appartiene al necessario dovere di interrogare e alle legittime curiosità della vita democratica.

Per la precisa scelta del bersaglio (uno scrittore che non ha mai rinunciato a esercitare la propria libertà) e per la somma richiesta (una cifra astronomica per un articolo di giornale), l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione. Per questo testimoniamo la nostra solidarietà a Antonio Tabucchi e vi chiediamo di unirvi a noi firmando massicciamente questo appello."

Firma l'appello »

*

"Dopo l'appello di Le Monde, anche quindici tra i maggiori scrittori danesi si schierano a sostegno di Antonio Tabucchi, querelato dal presidente del senato Renato Schifani. Il testo, già inviato all'ambasciatore italiano in Danimarca, sarà pubblicato questa settimana sul quotidiano danese Politiken:

In una vera democrazia la libertà di parola ha una sfera d’azione particolarmente ampia, laddove essa riguardi le obiezioni all’esercizio politico e gli interrogativi sull’integrità personale di chi detiene il potere. Pertanto osserviamo con grave preoccupazione la citazione in giudizio da parte del presidente del senato italiano, Renato Schifani, del nostro collega, lo scrittore Antonio Tabucchi, con una richiesta di risarcimento di 1,3 milioni di euro per un commento pubblicato sul quotidiano L’Unità, in cui Tabucchi invita Schifani a riferire del suo passato e delle sue relazioni d’affari certamente dubbie. L’azione legale e l’esorbitante richiesta economica appaiono esclusivamente come un’intimidazione verso la formazione di una libera opinione pubblica. Pertanto sollecitiamo il governo italiano ad affermare e a difendere la libertà di parola, anche quando viene utilizzata nella discussione su argomenti controversi che vanno trattati con prudenza."

Ecco i firmatari danesi:

Suzanne Brøgger
Leif Davidsen
Jette Drewsen
Jens Christian Grøndahl
Kathrine Marie Guldager
Hanne Vibeke Holst
Carsten Jensen
Ib Michael
Jørn Riel
Klaus Rifbjerg
Morten Sabroe
Jan Sonnergaard
Jens Smærup Sørensen
Pia Tafdrup
Kirsten Thorup

(25 novembre 2009)

 Alessio Romano - 10/12/2009 10:40:00 [ leggi altri commenti di Alessio Romano » ]

E comunque ho letto l’articolo di Tabucchi e non vi trovo niente di offensivo nel modo oltraggioso,
anche quando Schifani perdesse la causa (cosa che spero con tutto il cuore) e pagasse di tasca propria l’arroganza e prepotenza impartite,
credo che non ci rimetterebbe molto,
dato che nessuno, in Italia, paga mai per niente almeno quando terzi possono intuirlo,
ovviamente sono convinto che se la persecuzione (perché si tratta di questa nei confronti di Tabucchi e simili) non giova all’autoconsiderazione di un uomo che la impartisce,
poi, qualche volta... vedi il processo di Norimberga.

 Alessio Romano - 09/12/2009 11:17:00 [ leggi altri commenti di Alessio Romano » ]

Ho firmato con vero piacere.

 Maria Musik - 28/11/2009 20:19:00 [ leggi altri commenti di Maria Musik » ]

A completare l’articolo e la poesia di Roberto, riporto da iMille
"Perché attaccano Tabucchi
27.11.09 | 3 Comments

di Alessandro Iovinelli

L’appello lanciato da “Le Monde” il 19 novembre e ripreso da “Micromega” ci ricorda un processo che è stato intentato dal senatore Schifani contro Antonio Tabucchi. Per chi non avesse seguito la vicenda, volesse essere aggiornato in merito e magari desiderasse sottoscrivere il documento, consiglio di cliccare qui.

Come si vede dal testo dell’appello e dalla ricostruzione dei fatti, Tabucchi non ha scritto un pamphlet come L’affaire Moro di Leonardo Sciascia o un libro denuncia come Giovanni Leone. La carriera di un presidente di Camilla Cederna, ma è stato autore di un articolo apparso su “L’Unità” il 20 maggio 2008: “I fatti e i veleni”. Fra l’altro, si trattava di un commento in merito a una polemica tra Marco Travaglio e Giuseppe D’Avanzo, nella quale egli si schierava a favore del primo, riprendendone perciò talune affermazioni. Basta leggere l’articolo e si capisce il senso del suo discorso.

È stato osservato su “L’Espresso” che i concetti formulati da Tabucchi non erano affatto inediti, vale a dire non costituivano in alcun modo particolari rivelazioni in merito alla biografia dell’attuale presidente del Senato, limitandosi a ritornare su certi momenti del suo passato di cui altri avevano già scritto e documentato – e senza essere querelati.
Ci sarebbe da sorridere di tutta la vicenda, se pensiamo che a Tabucchi sarebbe successo proprio quello che lui temeva accadesse a Travaglio, difendendone la libertà di opinione. Tabucchi riferiva un episodio della vita del grande poeta russo Mendel’stam, perseguitato dallo stalinismo, il quale un giorno fu accusato da un funzionario di polizia durante l’ennesimo interrogatorio «di aver scritto una frase (o un verso) sovversivi. Mandel’stam risponde che non l’ha mai scritto. La replica del poliziotto: “Anche se non l’hai mai scritto era quello che volevi far pensare al popolo”». In un regime basta il sospetto che qualcuno possa pronunciare una frase indesiderata perché sia condannato. Questo voleva dire Tabucchi a proposito di Travaglio. Di qui l’apparente tragicomicità della querela: Tabucchi è accusato di aver interpretato le parole di Travaglio affinché così volev[a] far pensare al popolo.

Purtroppo non c’è niente da ridere. Come mostrano di capire tutti coloro che osservano le vicende italiane dall’esterno. Cito a questo proposito un analogo appello di 15 scrittori danesi, seguito a distanza di qualche giorno, in cui si afferma: «L’azione legale e l’esorbitante richiesta economica appaiono esclusivamente come un’intimidazione verso la formazione di una libera opinione pubblica».

La parola chiave è intimidazione. Perché di questo si tratta, né più né meno. Il caso Tabucchi è la spia, l’ennesimo segnale di una situazione sempre più grave, sempre più inquietante, che tocca la sfera della libertà di pensiero e di parola.

Il fatto mi consente di tornare sulla questione degli intellettuali alla quale avevo dedicato il precedente post – recensendo l’ultimo libro di Asor Rosa. Lì si trattava del silenzio degli intellettuali come reazione al tramonto della loro funzione sociale, nonché del loro status di maître à penser. Senza togliere alcunché alla fondatezza della diagnosi in termini di storia della cultura, verrebbe a questo punto da porsi un’altra domanda: e se il loro silenzio fosse anche (dico: anche) il segno dei tempi in cui viviamo? O in altri termini: la risposta alla paura?

Certo, non a tutti viene chiesto un risarcimento danni di oltre un milione di euro, ma i mezzi adottati dalla strategia dell’intimidazione sono – da sempre – vari e diversi: il ricatto e la minaccia, la lusinga e la bocciatura, la discriminazione o l’emarginazione. O detto più semplicemente: non poter più fare quel che si è capaci di fare – scrivere, suonare, cantare, recitare, progettare, studiare …

Di casi gravi come quello di Tabucchi non ce ne sono molti, è vero. Ma a ciascuno il suo – potrebbe essere il motto dei tempi attuali. È anche vero che in tanti sono quelli che non abbassano la testa e che, proprio come Tabucchi, preferiscono rischiare di tasca propria per esercitare la propria responsabilità di mostrare – per riprendere una metafora cui l’autore è affezionato – le macchie sulla camicia, cioè dire chiaro e tondo quali sono i problemi più rilevanti della nostra epoca. Ma il coraggio – come ripeteva Don Abbondio – chi non ce l’ha non se lo può dare."

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