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Dolore della casa

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Di questo libro consigliamo la lettura perché è una raccolta poetica capace di sorprendere per l’audacia con cui i versi si intrecciano, narrando il multiforme mondo di un’anima nel dolore di una perdita. Una raccolta importante, nella quale l’autore, coinvolto in prima persona nell’esperienza della morte della madre, esprime il dolore che l’assenza può ingenerare nella vita quotidiana: “Poi si parte dal corpo, verso / un altro corpo. Terre diventano altre / terre, parole improvvisamente ci / dimenticano; sdoppiati o accompagnati / da altre voci, da altri occhi, in / noi stessi: nessuno può cantare / veramente questo passaggio […]”. Nella memoria si ritrovano le radici dalle quali ha origine la linfa vitale che ha nutrito e continua a nutrire la propria esistenza; talvolta è la necessità di un ritorno al principio a portare avanti la vita e a rendere capaci del lacerante distacco dagli affetti più cari. Aglieco esprime sentimenti universali, dentro i quali ogni persona può ritrovarsi: “[…] abbiamo sentito tutti quella brezza / custodita nel ricordo, fermàti in qualche / passaggio della nostra mente / […]”.

E’ una poetica della vita e della speranza, che continua nonostante la morte: “[…] ti accoglieranno i bambini come / hanno fatto oggi: / ‘Ben tornato, maestro / faremo del nostro meglio’. / Contro la cattedra / stretto nei loro corpi luminosi, in coro. / […]”. L’autore è maestro elementare e fa esperienza del bene che le relazioni umane vere – come quelle che esprimono i bambini nella loro genuina freschezza davanti alla vita e alla morte della quale ancora non possiedono la dolorosa sensazione travolgente – possono realizzare lenendo i dolori più gravi: “[…] I bambini si mangiano la morte”.
Nel libro compare spesso un “tu” a cui l’autore si rivolge in maniera dolce ma decisa, come in un resoconto davanti allo specchio nel quale vede riflessa l’immagine di se stesso come sunto di un contesto familiare che sono le proprie origini. E’ un percorso nella memoria e nel presente che la memoria può dirigere, il poeta innalza preghiere come inni: “Sciogli le acque della sera / verso il mare, mostraci scarpe / sgangherate, un abito provvisorio per / viaggiare. […] / Questo lo accetterò, questo lo capirò: / essere nel tempo, staccati e / passeggeri, simili e distanti / nella vicina preghiera”.
La parola, e quindi la scrittura, diventa via di possibile ritorno alla serenità che precedeva il dolore: “Alla parola ho chiesto tutto / la strada del ritorno e / la formula per sedare il vento […]”, ma c’è “[…] una separazione / in cui, a volte, un dio c’intrattiene […]”, “E allora si faceva incontro un compagno / il più silenzioso, il meno lusinghiero / […] / veniva con passo lento e gli si sedeva accanto / talmente leggero che una volta lo scambiò / per un uccello. Lo guardava, ecco tutto / o gli asciugava il pianto”.

E’ una raccolta complessa nella scrittura, infatti talvolta il verso è colloquiale ma allo stesso tempo, innestato nell’insieme del testo poetico, conduce dentro costruzioni logiche articolate in cui è necessario mantenere con attenzione di mira il soggetto della frase. Una gradevole prova di scrittura, pensandoci bene la sensazione è simile ad un giro sulle montagne russe.

 sebastiano aglieco - 09/03/2008 [ leggi altri commenti di sebastiano aglieco » ]

Grazie per questo bel commento che ho trovato per caso.
Sebastiano Aglieco

 Bruna - 08/03/2008 [ leggi altri commenti di Bruna » ]

Grazie!

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