LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Roberto Maggiani
L���infinito da una ferita

- Se sei un utente registrato il tuo commento sar subito visibile, basta che tu lo scriva dopo esserti autenticato.
- Se sei un utente non registrato riceverai una e-mail all'indirizzo che devi obbligatoriamente indicare nell'apposito campo sottostante, cliccando su un link apposito, presente all'interno della e-mail, dovrai richiedere/autorizzare la pubblicazione del commento; il quale sar letto dalla Redazione e messo in pubblicazione solo se ritenuto pertinente, potranno passare alcuni giorni. Sar inviato un avviso di pubblicazione all'e-mail del commentatore.
Il modo pi veloce per commentare quello di registrarsi e autenticarsi.
Gentili commentatori, possibile impostare, dal pannello utente, al quale si accede tramite autenticazione, l'opzione di ricezione di una e-mail di avviso, all'indirizzo registrato, quando qualcuno commenta un testo anche da te commentato, tale servizio funziona solo se firmi i tuoi commenti con lo stesso nominativo con cui sei registrato: [ imposta ora ]. Questo messaggio appare se non sei autenticato, possibile che tu abbia gi impostato tale servizio: [ autenticati ]

[ Pubblicato sul n. 22, giugno, 2010, della rivista La Mosca di Milano. Intrecci di Poesia, Arte e Filosofia ]

*

da Lazzurro che cincanta e non ci tormenta

 

Siamo corpi composti da materia forgiata nel centro delle stelle, dove nuclei di atomi fondono in sequenze di esplosioni in ambiente termonucleare; materia liberata nello spazio a seguito di un immane disastro, dapprima fluttuante nel pi profondo silenzio, poi agglomerata in sfere infuocate su cui precipitarono meteore. A seguire, eruzioni di vulcani, vapori e poi acque e biologiche evoluzioni: amminoacidi (forse dal cielo delle comete) e poi cellule, pinne, arti e passi epensiero, che non sappiamo da dove arrivi. Senza ormai troppa sorpresa ci appartiene, molte volte non va pi in alto della Luna, che cimmaginiamo fin troppo vicina.

 

Viviamo, tristi o allegri, abbracciando questo suolo, simili a una formica che pensiamo stupida quando, con il suo andare concitato, gira in tondo su una grossa biglia sospesa (basterebbe lasciarsi cadere per trovare nuovi spazi, pi ampie distese, superfici altre), non pensando invece che le siamo simili in ottusit, quando, ostinatamente attaccati a questo pianeta, costruiamo la vita ritagliando via tutto ci che sta oltre il cielo, diventando lultimo orizzonte lazzurro che cincanta e non ci tormenta, o il nero velo notturno forato da poche stelle, sotto i lumi cittadini che ci difendono dallinfinito.

 

Limmensit che spaventa il cuore, che sallarga oltre, chi la pensa? Siamo qui a contare perdite e guadagni, arricchendo, provando a farlo, ansimando una vita intera appresso al folle soldo; ma chi ricco di materia non lo realmente, se non soltanto agli occhi di affamati e indigenti. Un solco netto dingiustizia divide chi possiede ci che necessita per una vita serena e chi, povero, si rattrista sotto la greve indigenza. Con i soldi ci si accaparra qualcosa ch di tutti, luoghi e risorse che la natura dispone equamente sul piatto di ogni uomo: propriet fittizia di beni frantumabili, materia che qualche stella certamente si riprender. Il guadagno, un tormento. Le vite si segmentano, senza una meta vera, uno sfondo che dia allegrezza. Se invece tutti potessero soddisfare le proprie esigenze primarie, cibo, cure, affetto, istruzione, rispetto, libert, allora nuove energie potrebbero essere utilizzate nellamare e nel conoscerechiss come sarebbe se la vita dellintera umanit fosse un unico fronte damore e conoscenza, e ogni intelligenza contribuisse alla ricerca universale. Lumanit, un unico variegato pensiero proteso verso luniverso intero, spazi remoti, oltre la Luna, oltre il Sistema Solare, verso altre stelle, alla ricerca di altri mondi e della vita universale, quella ch altrove, tra i miliardi di stelle-soli e pianeti.

Propongo come casa lUniverso, di cui ben poco si sa, per quanto esso sia gi tutto nella nostra fantasia a soddisfare la nostra sete di infinito. Cede quello spazio sopra di noi, e ci viene addosso. Come quelle volte, troppo rare, che, per caso e distrattamente, ci troviamo a guardare in alto nel buio della notte, e un fiotto di verit esce dal pensiero, come da una ferita che in realt lunica parte sana , a dirci ci che siamo, cos piccoli davanti allinfinito che neppure concepiamo, ma ci proviamo a farlo stare nel pensiero, finch avvertiamo ch meglio desistere prima di soccombere; esplode la mente nel non senso, ragionando essa, in modo errato, per spazio e tempo: se luniverso avesse una fine, dopo la fine che cosa ci sarebbe? Il pensiero sallarga spostando le pareti universali, fino a scoppiare di contraddittoria sensazione; sulla soglia dellassurdo ci ravviviamo, e scopriamo che nella nostra mente non stato posto il concetto di fine, e neppure dinizio, che a suo modo una fine: lo spazio-tempo, un perpetuo iniziare o da sempre esserci. Linfinito e leterno, come sfere illimitate, sembrano essere le uniche soluzioni al non senso del finito esistere.

 

 

Chi glielo dice?

 

La notte in cui, camuffato tra le stelle, scoprii Saturno, e poi Giove, Marte, Venere, pensai di aver avuto la meglio su quel lontano cielo oscuro, punteggiato di lumi tutti uguali. Ma era troppo facile mettere i pianeti nel mio obiettivo, cos prevedibili, avendoli scoperti, uno a uno, come in un gioco di nascondino universale. Furono invece le comete a farmi assestare quel vibrante colpo di pensiero e sguardo al cielo instabile ed enigmatico, fatto di oggetti cos volubili che di notte, come un ammiraglio galattico, dovetti studiare strategie vincenti per scovare ci che sfuggiva al mio cannocchiale. Poi, nei lunghi e appassionanti studi di astrofisica, arrivai al cospetto di ci che non vedevo cogli occhi ma con lintelligenza. Lintuizione mi mostrava, oltre la fantascienza, il pi bello dei mondi possibile, il mio personale universo di pensieri che bucavano quel velo oscuro macchiettato di stelle e striato da comete. Suffragato dalla faticosa matematica arrivai allinizio del tempo, dello spazio, allorigine delluniverso e alle sue pi bizzarre leggi, fino allestremo, alle teorie pi affascinanti e belle che la mente sia mai riuscita a concepire. Modelli che predicono gli eventi e la sorte come veggenti, gli scienziati, a leggere il passato dal futuro, a ogni nuovo arrivo ripartendo con pi numerose domande ed enigmi entusiasmanti.

 

Ma chi glielo dice tutto questo a coloro che, oppressi dallingiustizia, ancora guardano al suolo con dolore e mestizia?

 

 

Linfinito, il simbolo

 

Unanziana signora, in libreria, parla, affascinata da quello strano simbolo che spesso lignoranza matematica delle persone eleva a mistero, quellotto orizzontale contrassegno dinfinito. Parla con accento del nord Europa e, nella sua conversazione sbilenca, si riferisce finanche a quello smodato libro che ha nel titolo i numeri primi. Che insolite stupidaggini instillano i matematici, o chi per essi, con le loro scritture popolari, nelle persone assetate di conoscenza e che vivono allombra di quel gigante che un giorno, forse non lontano, ha rischiato di schiacciarli: la Matematica. I suoi luminari scrivono cercando la fama, come una volta i maghi e i druidi che facevano credere alla gente di essere a contatto con misteri tanto remoti allesperienza umana.

 

Alcune persone parlano di quel simbolo, come la simpatica signora, con affannata convinzione, essendone venuti a conoscenza in una lettura obbligata da un contesto sociale saturo di ignoranza che propina vendita di sapere, comprato come due braghe al mercato. Ne parlano come se fosse una cosa reale e sulla quale possono dire, finalmente, la loro parola importante, sfidando linterlocutore in una sorta di singolar tenzone, con lo sguardo tagliato di traverso come a indagare se v conoscenza di quel segno che adesso nella loro mente, a risarcimento di tanta filosofia incompresa, pur ignorando la variet, la straordinariet, lesuberanza e la stravaganza di tutti quei numeri che esso copre, come una statua di legno copre e nasconde il pi grande mistero della vita reale di un santo, oppure come le rappresentazioni, nella storia artistica e religiosa dellumanit, del Dio invisibile, che lo includono, rozzamente, in categorie umane immediatamente fruibili dalla spicciola trascendenza di persone spaesate dal sentore dellinnumerabile, della grandezza, dellinfinito.

La natura stessa ha posto per noi il sole a dipingere quellazzurro del cielo, e quel fitto velo di stelle nelloscurit del cielo notturno, al fine di non spaurire il cuore che, sincero, si pone il dilemma di dove stia quel fine e, creandone uno fittizio, lo supera, in un crescendo di limite e superamento dello stesso, fino a impaurirsi nel trovare, improvvisa nella mente, la sensazione dellabisso, del nulla, dellimmenso, di un tutto che equivale a un niente. Quel simbolo di infinito, introdotto e usato dai matematici, proprio cos, un faro nellimmenso, un sole nel cielo dei numeri infiniti, che mai hanno tregua nel loro susseguirsi, e rendendo quel cielo cos azzurro, diventa piacevole il sostare al di qua, in un mondo finito e noto, dove quel buco disagevole, risucchio verso il nulla, tappato, e noi, nel nostro bel mondo, confortati da confini precisi, viviamo rannicchiati e sicuri.

Togliere quel tappo sarebbe come buttarsi oltre il limite in una sorta di godimento senza conclusione, come quando, nellamore, il corpo arriva allapice del piacere e ci si aspetta e si attende quel suo termine che non arriva una discesa dopo la salita che riporti alla tranquilla e fiorita valle delle normali sensazioni ma, anzi, assume i connotati di un dolore: un naufragio imprevisto in quel vasto mare illusorio le cui onde non hanno n spiagge n bastioni su cui infrangersi. Cos quel simbolo, unillusione, per la buona sorte del nostro pensare, una convenienza, una salvezza.


 Roberto Maggiani - 12/02/2012 22:55:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Cara Rosaria ti ringrazio per questo tuo ritorno, cos tanto gradito per la capacit di rifocalizzare alcuni aspetti di questo scritto.

 rosaria fiore - 12/02/2012 19:23:00 [ leggi altri commenti di rosaria fiore » ]

Maggiani, mi affascina questa tua via scientifica alla totalit dell’essere, questo tuo trovare la dimensione spirituale partendo dagli atomi e dagli aminoacidi per arrivare ad un senso dell’etica che si allarga oltre i ristretti confini dell’umano per diventare il canto dell’Universo.
La parte che porta il titolo "Chi glielo dice?" quella che mi coinvolge di pi, quella dove trovo pi sofferta e poetica la tua riflessione. Il finale di questo brano, "Ma chi glielo dice tutto questo a coloro che, oppressi dallingiustizia, ancora guardano al suolo con dolore e mestizia?" trasuda umana piet e slancio di fratellanza, da parte di un uomo capace di vedere l’infinita belt dell’universo ma anche la tragica e banale tristezza di tante esistenze.
rosaria


 Loredana Savelli - 01/08/2011 19:57:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Incantata da tanto sapere, saper dire, saper essere.
W l’astrofisica e il modo stupefatto con cui la trasmetti in questo bellissimo testo (ripescato come una meteora nel firmamento).

Ciao!

 Maria Musik - 02/04/2011 09:28:00 [ leggi altri commenti di Maria Musik » ]

Che dire: tutto vero e tutto, al contempo, falso!
Invidio questa certezza saggia da marinaio che conosce le rotte quanto il navigare a vista ed ha la coscienza dell’imponderabile; questa conoscenza da sacerdote che riuscito a raggiungere l’ultima "terrazza" della Ziggurat; questo candore e questa speranza sparata oltre l’oltre.
Ma io sono formica, mi affanno camminando sulla biglia, trascinando una mollica cento volte pi pesante di me. Il tuo narrare mi distrae un po’ dal compito grave e di questo ti sono immensamente grata ma continuo a pensare che un 8 rovesciato sia solo il primo e l’ultimo di una sequenza di numeri di cui, oramai, poco mi frega. Ed anche alle stelle sono grata perch, bench lontane, splendono anche per la formica.
Ma, infondo, questo il bello della vita, del nascere diversi e complementari: tu sei gabbiano ed io formica, eppure ci parliamo e ci capiamo. Tu puoi incantarmi e nutrirmi con i racconti di ci che, mentre voli, puoi vedere, al di sopra e al di sotto ed io posso, con la mia vita da formica, essere per te "memento" affinch non dimentichi mai che la terra piena di formicai e i formicai son pieni di formiche e che, in molte, avrebbero voluto essere gabbiani.
Chiss, forse, anche un po’ per questo, hai creato Larecherche!

 roperius - 01/04/2011 18:28:00 [ leggi altri commenti di roperius » ]

In pace e in guerra
per amare soltanto basta
partire e dividere
preparare e sopravvivere
al futuro,
basta
declinare L’INFINITO -
amare e distinguere
da questo tempo di sofferenza
entrano
nel misurare
nel correggere
reprimere, applaudire
chi elude di retorica la tragedia
di schiavit della fame

(1982)

Leggi l'informativa riguardo al trattamento dei dati personali
(D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 e succ. mod.) »
Acconsento Non acconsento
Se ti autentichi il nominativo e la posta elettronica vengono inseriti in automatico.
Nominativo (obbligatorio):
Posta elettronica (obbligatoria):
Inserendo la tua posta elettronica verr data la possibilit all'autore del testo commentato di risponderti.

Ogni commento ritenuto offensivo e, in ogni caso, lesivo della dignit dell'autore del testo commentato, a insindacabile giudizio de LaRecherche.it, sar tolto dalla pubblicazione, senza l'obbligo di questa di darne comunicazione al commentatore. Gli autori possono richiedere che un commento venga rimosso, ma tale richiesta non implica la rimozione del commento, il quale potr essere anche negativo ma non dovr entrare nella sfera privata della vita dell'autore, commenti che usano parolacce in modo offensivo saranno tolti dalla pubblicazione. Il Moderatore de LaRecehrche.it controlla i commenti, ma essendo molti qualcuno pu sfuggire, si richiede pertanto la collaborazione di tutti per una eventuale segnalazione (moderatore@larecherche.it).
Il tuo indirizzo Ip sar memorizzato, in caso di utilizzo indebito di questo servizio potr essere messo a disposizione dell'autorit giudiziaria.