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Dall���Aglio e i colori dipinti dalla poesia

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Recensione

AVVENIRE 6.1.2015

 

Dall'Aglio e i colori dipinti dalla poesia
Maurizio Soldini


"Ma forse ci fu un giorno/ che il cortile/ gridò di bianco/ come un filare steso di lenzuola./ Allora il sole/ non fece che nascondersi,/ sfumò nel suo contorno di parola". La voce che grida i colori delle cose a ritroso nel tempo verso le radici dell’infanzia è la costante di questa raccolta di versi. “Sentiva la sua voce ed il richiamo/ di altre voci acute, conosciute/ nel plastico del tempo che tornava/ a remare a ritroso come un gambero”. Il flatus vocis è quello della coscienza, che si fa parola e giù di lì poesia. In un turbine di colori e altri colori che la voce preleva dalla tavolozza della poesia e li dona alle cose. Voce che grida il candore della giovinezza e allora come ora il chiarore del sole, che si nasconde sfumando nel contorno della parola poetica, che salva così, a sua volta, quella stessa voce, che ancora chiama per nome le cose riposte nella memoria. Quello che spazza via tutto è il tempo, nel quale tutto si estingue. "E ora si espandono le notti/ sarà solo un ritegno di giornate/ fiacche/ che nella luce d'alba che le smuove/ s'infrangono. Scogli./ Allora dormi/ e t'incatena il letto/ la cenere compatta del lenzuolo/ e il brusio del tuo fiato, un soffio/ che comprime la tua voce./ È il tempo/ nel tempo/ del tempo". La voce, per quanto anche brusio, si muove dalle cose stesse, da quelle cose che a dispetto del tempo rimangono e stazionano in una dimensione fenomenologica, che, unica, riesce a fare oltrepassare l'aporia del tempo, dando fiato alla coscienza in un gioco tra soggetto e oggetto, nel quale la poesia con la sua voce, soltanto, riesce a far recuperare i sentimenti, che vivono così all’unisono e nel soggetto e nelle cose. Ma il soggetto per forza di cose viene meno fluendo nel tempo fino ad arrestarsi. Mentre gli oggetti restano. Come resta la poesia che, imperterrita, continuerà a gridare i colori. Il poeta va a ritroso e recupera così colori e senso dei colori. E con quei colori ridisegna una serie di quadri dell'anima con una liricità impressionistica, che  scuote l'infanzia dal torpore, rivitalizzandola con nuova linfa in un “sempre”, che limita il tempo nel quale "il cuore si contamina con le cose". Colori e altri colori parte dalle cose per approdare al senso della vita giocata nel ritorno ai luoghi dell'infanzia nell'humus di una tradizione, in cui si presentifica quella simplicitas del vivere genuino e di un poetare quasi francescano, che è anche tesa al recupero di quella sacralità dei vissuti nel solco della  poesia contemporanea, che per quanto tendente al minimalismo degli oggetti, e di quelli più umili, è stata codificata e canonizzata da maestri come Bertolucci, Luzi, il Montale degli "Ossi", nonché Pascoli e Carducci, come in "Tedio invernale" con quell'attacco "Ma ci fu dunque un giorno/ su questa terra il sole...", richiamato proprio nei versi di Dall'Aglio con cui inizia questa nota, che vuole elogiare il dettato poetico di Dall’Aglio per la sua abilità nello stare in sella sia alla migliore tradizione poetica sia alla migliore contemporaneità e per il messaggio dato con i suoi versi: dal nero della desolazione, della notte e del nulla si può uscire, per approdare alla gioia propria della luce e dei colori dell’essere.

 

Fabrizio Dall'Aglio, Colori e altri colori, Passigli Editori, 2014, € 12,50

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