LaRecherche.it

« indietro :: torna al testo senza commentare

Scrivi un commento al testo di Maurizio Soldini
Non si fa il poeta; poeta si è

- Se sei un utente registrato il tuo commento sarà subito visibile, basta che tu lo scriva dopo esserti autenticato.
- Se sei un utente non registrato riceverai una e-mail all'indirizzo che devi obbligatoriamente indicare nell'apposito campo sottostante, cliccando su un link apposito, presente all'interno della e-mail, dovrai richiedere/autorizzare la pubblicazione del commento; il quale sarà letto dalla Redazione e messo in pubblicazione solo se ritenuto pertinente, potranno passare alcuni giorni. Sarà inviato un avviso di pubblicazione all'e-mail del commentatore.
Il modo più veloce per commentare è quello di registrarsi e autenticarsi.
Gentili commentatori, è possibile impostare, dal pannello utente, al quale si accede tramite autenticazione, l'opzione di ricezione di una e-mail di avviso, all'indirizzo registrato, quando qualcuno commenta un testo anche da te commentato, tale servizio funziona solo se firmi i tuoi commenti con lo stesso nominativo con cui sei registrato: [ imposta ora ]. Questo messaggio appare se non sei autenticato, è possibile che tu abbia già impostato tale servizio: [ autenticati ]

Sulla scorta dell’estetica di Pareyson dove persona e autore si conglobano, performandosi, il poeta fondamentalmente è, e agisce nella vita come nella scrittura.

In tal modo si lega il poeta a una concezione ontologica, nonché assiologica.

Vero è che il poeta fa anche poesia, dal momento che nello scrivere lascia segni e opere. Tutto sta, e non è semplice, a vedere quanto la scrittura sia materia o forma.

Secondo il mio modesto parere la scrittura è materia e forma.

Abbiamo così il poeta che ha a che fare con una dimensione ontologica e la poesia a metà strada tra onticità e ontologia.

Bisogna, a tal proposito, riprendere la teoria dell’azione nell’Etica a Nicomaco di Aristotele, dove si fa la distinzione tra ποίησις e πρᾶξις.

L'azione dell'uomo infatti veniva distinta da Aristotele in due forme:

  • la poíesis (greco ποίησις), che è l'agire diretto alla produzione di un oggetto che rimane autonomo e estraneo rispetto a chi l'ha prodotto;

  • la práxis (greco πρᾶξις), che riguarda un agire che racchiude il proprio fine in se stesso. Agire, pertanto, come pratica, termine equivalente, in questo caso, di morale, che oggi è divenuto un po’ desueto nella nostra cultura dove sarebbe meglio definire pragmatico quello che oggi per lo più viene definito pratico, sulla scorta del pensiero utilitarista nato e cresciuto nell’ambito della filosofia pragmatista e analitica. Fortunatamente, nel Novecento c’è stata una riabilitazione dell’etica aristotelica e del suo finalismo (teleologia). Oggi possiamo rifarci agli studi di Alasdair MacIntyre e di molti altri, ma soprattutto a quelli di Martha Nussbaum, che tra l’altro si è profusa in difesa degli studi umanistici e in particolare della letteratura a fianco della filosofia.

La poesia ha finalità estetica, indubbiamente, ma anche etica e teoretica, se vista dal punto di vista personalistico del poeta come persona assunta sul piano ontologico.

L’Ermeneutica veritativa e l’Estetica e l’Etica di Pareyson, in poche parole il suo Personalismo, mi sembrano buoni strumenti per riprendere a tessere tali questioni.

Alla fine, l'essere poeta non è dunque un mestiere, ma una professione, intesa a la Balzac come una vocazione esercitata attraverso una fede metafisica, e certamente non a scopi utilitaristici.

 

 

 gian piero stefanoni - 23/09/2015 10:15:00 [ leggi altri commenti di gian piero stefanoni » ]

Caro Maurizio, grazie: ci hai ricordato chi siamo e dove dovremmo andare.. bella spolverata.. Ti abbraccio..

 mariella tafuto - 20/08/2015 10:48:00 [ leggi altri commenti di mariella tafuto » ]

Molto interessante. Per quel che mi concerne vivo: sento, rifletto, osservo, afferro, lascio, vinco, perdo, attendo,combatto, ozio,mi diverto, mi distraggo, mi concentro, mangio, dormo, soffro, protesto, faccio la pace e la guerra, l’amore e l’odio; e scrivo. E taccio. Non amo che raramente i poeti performanti, gli slam, i reading, ma forse per miei limiti. Preferisco leggere e lasciarmi folgorare, irretire, sedurre, o respingere, dalla parola muta. Lascio il mio silenzio ad altri silenzi, ciò che osservo ad altri sguardi, ciò che sento al sentire altrui. In silenzio costruisco ponti o barriere, in silenzio li distruggo, li scalo, li percorro. E nel silenzio incontro i miei simili e li riconosco, spesso accogliendoli, talvolta rifiutandoli, o chi da me è diverso, e anche in forza di questo mi attrae o mi respinge, mi accoglie o mi rifiuta.
Si è poeti soprattutto quando non si posa a fare i poeti, credo. Ed essere poeti a nulla serve, la poesia stessa a nulla serve. Perché non è serva, non ha mercato e non ne fa. Proprio per questo è necessaria.

 Emilio Capaccio - 19/08/2015 12:11:00 [ leggi altri commenti di Emilio Capaccio » ]

Maurizio Soldini ha esposto lucidamente in questo breve ma edificante articolo uno dei punti più controversi e affascinanti dell’eterna querelle sui significati e sulle molteplici definizioni di "poeta" e "poesia". Alla luce delle sue considerazioni, largamente condivisibili, è fatto obbligo ricordare che sovente modesti "autori" si fregiano del titolo di "poeta" e forse proprio da questa mancanza di rispetto per l’arte che scaturisce costantemente la necessità di ribadire che "poeta" è una condizione dello spirito, non una professione con cui alimentare una vampa di vanità.

 enrico dignani - 12/08/2015 10:00:00 [ leggi altri commenti di enrico dignani » ]

Ci sono più possibili livelli di approfondimento della verità*; questi sono:
Il livello ontico: (scienze formali: matematica, fisica, storiografia). Livello frazionato nella molteplicità degli essenti ognuno dei quali, frazionati in gruppi, diventa scienza.
Il livello ontologico: (metafisica occidentale). La metafisica va oltre il semplice livello fisico e ontico, perché vuole rendersi conto del significato di ogni essente in quanto tale. Per cui c’è un’indagine dell’essenza dell’essente. Non si arriva ancora al fondo della ricerca della verità, perché ci si ferma alla supposizione dell’essere, visto come totalità degli essenti.

Leggi l'informativa riguardo al trattamento dei dati personali
(D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 e succ. mod.) »
Acconsento Non acconsento
Se ti autentichi il nominativo e la posta elettronica vengono inseriti in automatico.
Nominativo (obbligatorio):
Posta elettronica (obbligatoria):
Inserendo la tua posta elettronica verrà data la possibilità all'autore del testo commentato di risponderti.

Ogni commento ritenuto offensivo e, in ogni caso, lesivo della dignità dell'autore del testo commentato, a insindacabile giudizio de LaRecherche.it, sarà tolto dalla pubblicazione, senza l'obbligo di questa di darne comunicazione al commentatore. Gli autori possono richiedere che un commento venga rimosso, ma tale richiesta non implica la rimozione del commento, il quale potrà essere anche negativo ma non dovrà entrare nella sfera privata della vita dell'autore, commenti che usano parolacce in modo offensivo saranno tolti dalla pubblicazione. Il Moderatore de LaRecehrche.it controlla i commenti, ma essendo molti qualcuno può sfuggire, si richiede pertanto la collaborazione di tutti per una eventuale segnalazione (moderatore@larecherche.it).
Il tuo indirizzo Ip sarà memorizzato, in caso di utilizzo indebito di questo servizio potrà essere messo a disposizione dell'autorità giudiziaria.