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Un po’ di poesia per far crescere Pil e libertà

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Un po' di poesia per far crescere Pil e libertà

Editoriale di Maurizio Soldini
pubblicato su
Avvenire del 28 aprile 2012
 
Dopo aver letto l’intervista a Martha Nussbaum da parte di Davide Gianluca Bianchi su Avvenire del 26 aprile 2012, mi sono chiesto se non fosse il caso di modificare il significato dell’acronimo PIL, sulla base di quello che ha detto la filosofa statunitense, confermando in sintesi quello che è il filo rosso dei suoi studi, basati piuttosto che sulla filosofia teoretica sulla filosofia pratica, con ampio spazio dato alla filosofia aristotelica, e mi sia consentito anche tommasiana, dal momento che le capacità sono il fulcro su cui si basano le sue riflessioni nelle more di ottenere una società buona e giusta formata da persone capaci con stesse ed eque opportunità. Così da trasformare PIL da Prodotto Interno Lordo a Poesia Indice di Libertà. La Nussbaum critica il Prodotto Interno Lordo in quanto è solo un numero che non individua la reale ricchezza e lo sviluppo di un Paese, ma ne mette in evidenza soltanto un dato utile ai burocrati per valutare il peso economico di una nazione. Sarebbe auspicabile, al contrario, che si valorizzasse la persona. E si facesse di tutto per dare opportunità di scelta ad ognuno sulla base dell’approccio delle capacità. Insomma, per la Nussbaum sarebbe il caso di liberarsi dalla dittatura del prodotto interno lordo, come recita il sottotitolo del suo ultimo libro tradotto in italiano per il Mulino, perché, come dimostrabile in molti Paesi, non può essere preso come indice di sviluppo umano. La persona dovrebbe, infatti, essere ri-centrata e messa nella condizione di poter scegliere liberamente e concretamente il proprio destino in ottemperanza ad un livello di pari opportunità uguale per tutti. E non solo teoricamente, sulla base di considerazioni accademiche provenienti da logiche dottrinarie, ma sulla base pratica. Dire pratica significa dire qualcosa che non ha solo rilevanza pragmatica, ma molto di più, nella misura in cui il concetto di pratica abita nelle riflessioni di Tommaso e di Aristotele in modo considerevole ai fini di una teleologia basata sulla filosofia pratica, che vuole il bene di ciascuna persona e dell’intera comunità. Bene della persona a cominciare da quella che è la sua rilevanza non solo fisica, ma anche metafisica. E qui entra in gioco il discorso di quello che le persone sono sulla base della formazione umana e umanistica di cui si sono dotate e di conseguenza hanno dotato la società e il Paese di appartenenza. Le variabili, pertanto, per valutare il grado di sviluppo, non saranno più soltanto di indole economica, ma ci saranno in gioco soprattutto fattori culturali, come il grado di libertà, il grado di istruzione, la religione, la morale, l’arte, la filosofia, la letteratura. In particolare, la letteratura, intesa anche come grado di persone che leggono, che studiano, che scrivono, che creano artisticamente, oltre al fatto che, come dice Nussbaum, possano scegliere per la qualità di vita da loro ritenuta più opportuna, è il fattore più importante per dedurre il grado di sviluppo di un Paese. Insomma, se intendiamo il PIL come Poesia Indice di Libertà, possiamo avere il tasto dello sviluppo umano e umanistico di una nazione. A dire il vero, oggi sembrerebbe che vista la potenzialità di conoscenza e di lettura e di formazione poetica, letteraria tout court, e pertanto umanistica, vista anche la deriva scientifica e scientistica dei nostri istituti di formazione e pedagogica delle nostre scuole e accademie di ogni ordine e grado, il PIL come indice di libertà e sviluppo umano basato sulla poesia è piuttosto basso (davvero basso!). Ma un po’ dappertutto, in tutto il mondo, vale la stessa considerazione.


 Loredana Savelli - 01/05/2012 07:49:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Qui a Larecherche si sta svolgendo, sotto gli occhi di tutti gli interessati, un esperimento di innalzamento del PIL poetico...
Grazie per quest’articolo

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